Notizie Partite
Storie

Il 'No' a Ripoll e il 'Mea culpa' di Deschamps: la rivincita francese di Theo Hernandez

09:02 CET 15/12/22
THEO HERNANDEZ HD
Una storia quasi infinita, quella della convocazione del laterale: tra rifiuti, dietrofront inaspettati e il goal che ha portato la Francia in finale.

Il 15 luglio del 2018 Theo Hernandez non è uno dei terzini del Real Madrid: è un normale francese che assiste alla finale dei Mondiali, tifando per la propria Nazionale impegnata contro la Croazia, ma con due differenze in particolare rispetto al resto della Francia. Theo ha un fratello in campo, Lucas, che di lì a poco si sarebbe laureato Campione del Mondo: e fin qui, va bene. La seconda spiazza parecchio: di quella squadra, se Theo avesse mostrato pienamente il suo talento, avrebbe potuto far parte senza alcun dubbio. Ci vuole pazienza per far pace con questa idea, a 20 anni.

“Ho un solo ricordo che mi ha commosso, nella mia vita: vedere mio fratello vincere i Mondiali. Il mio obiettivo è lavorare sodo per andarci con mio fratello: sarebbe un sogno che si avvera”, ha raccontato a The Athletic nel gennaio del 2022.

Ci vuole pazienza anche a gestire le tante voci sul suo conto, a quell’età, dopo una stagione poco convincente vissuta con la maglia dei Blancos che comunque terminerà con la sua prima Champions League (la terza di fila della formazione di Zinedine Zidane). Di quell’estate di Theo Hernandez, comunque, l’Europa calcistica ricorderà il trasferimento in prestito alla Real Sociedad e il pesante paragone con il fratello, all’ultimo campionato con l’Atletico Madrid prima del viaggio in Bundesliga, direzione Bayern Monaco.

Lucas è più grande di un anno, ma in quel periodo storico sembra essere un calciatore più completo di Theo: questa è la verità, amara per certi versi. E, a differenza del fratello minore, ha sfruttato meglio tutte le occasioni che il destino gli ha presentato sul tavolo, senza tralasciarne mezza.

Per comprendere meglio queste parole bisogna fare un passo indietro e ritornare al 2017, quando le buone prestazioni messe in campo con la maglia dell’Alavés spingono Sylvain Ripoll, commissario tecnico della Francia Under 21, a convocare Theo. Per il laterale francese è solo la logica evoluzione delle cose: ha fatto parte, negli anni, delle rappresentative Under 18, Under 19 e Under 20. Nulla di strano, insomma.

“Non è qui: non ho ricevuto spiegazioni per il momento, ma ho preso nota della sua assenza: probabilmente spiegherà i motivi alla Federazione nelle prossime settimane”, ha spiegato il CT prima delle gare amichevoli contro Albania e Camerun.

Ci sono diversi modi in cui Theo Hernandez avrebbe potuto rispondere alla chiamata di Ripoll: il “ghosting” non era la migliore, diciamo. Anche perché il silenzio del francese è durato pochissimo, spezzato dalla Instagram Story di Carlos Vigaray che lo ritrae sorridente sul treno verso Malaga.

La motivazione “ufficiale” del “No” di Theo Hernandez è la volontà di prepararsi al meglio con il Real Madrid, sua nuova squadra, in vista della stagione successiva: anche perché la Francia non disputa gli Europei Under 21, nel 2017, e Theo preferisce lavorare per i Blancos. Non è né il primo, né l’ultimo caso simile.

Il problema nasce quando dopo qualche ora dalla Story di Vigaray esce una foto che lo immortala con gli occhiali da sole e il costume steso sulla spiaggia di Marbella con i suoi amici. Altro che preparazione con il Real Madrid. Ecco: non sapremo mai se la Federcalcio francese si sia legata al dito quest’episodio, ma da quel momento in poi Theo Hernandez non viene più preso in considerazione, neanche da lontano.

C’è, comunque, un certo simbolismo nella svolta che ha caratterizzato la carriera di Theo Hernandez, modificandola irreversibilmente, se è vero, in termini ironici, che dal rifiuto alla Francia Under 21 a tutto ciò che seguirà l’estate del 2019, e la stretta di mano con Paolo Maldini, Theo Hernandez si è trasformato da una SEAT “Marbella” (appunto) in un treno ad alta velocità, con la tecnica di un centrocampista e la capacità realizzativa di un attaccante.

Il fatto è che quando il francese arriva al Milan lo fa con un’etichetta strana, a metà tra il “bad boy” e un diamante grezzo, indurito dagli anni e dalla scarsa cura del suo potenziale. Non ci sono altri modi per definire tutto ciò che seguì la pubblicazione della foto dei festeggiamenti del suo compleanno dell’ottobre del 2017. Bastano pochi termini: maglie del Real, una pistola giocattolo puntata alla tempia e smorfie rivolte allo stemma dei Blancos. Non importa: Theo Hernandez è stato talmente bravo in campo, in rossonero, da cancellare quel cattivo ricordo. Non tanto, però, da convincere Deschamps a puntare su di lui per gli Europei del 2021.

A sinistra il commissario tecnico poteva contare sia su Lucas Hernandez, il fratello, che sull’ex Roma Lucas Digne. Per EURO 2020 non viene convocato neanche Ferland Mendy, semifinalista di Champions League con il Real in quella stagione: insomma, la concorrenza non manca. A detta di tutti, però, a Theo va data una chance: Deschamps non è dello stesso avviso.

“Nel suo ruolo c’è tanta concorrenza. Non credo che un giocatore vada favorito rispetto ad un altro solo perché gioca in club che godono di grande attenzione mediatica. Non sarebbe giusto penalizzare ad esempio Digne per questo motivo, visto che sta facendo grandi cose sia con noi che con l’Everton. Sono in molti a sottovalutarlo e non è giusto”.

Otto mesi dopo Deschamps si ripresenta in conferenza stampa e non solo corregge il tiro, ma spiazza tutti. È il novembre del 2021 e il commissario tecnico fa “mea culpa” pubblicamente, dopo la sfida di qualificazione ai Mondiali in Qatar vinta per 8-0 contro il Kazakistan.

“Potevamo convocarlo prima per le qualità che ha: si sposa molto bene con il nostro sistema di gioco”.

Quando Didier si presenta in sala stampa, Theo Hernandez è alla quarta partita con la Nazionale francese dopo quelle contro Finlandia, Belgio e Spagna, queste ultime in Nations League.

“È stato uno dei momenti migliori dell'anno scorso: incredibile. Ho aspettato quel momento tanto tempo per giocare con mio fratello: l'avevamo già fatto da bambini, ma non è la stessa cosa”, ha spiegato a The Athletic.

La convocazione viene recapitata il 26 agosto, al termine di un’estate che vedrà la Francia uscire a testa bassissima dagli Europei, con tanti, troppi dubbi sul futuro. Il 10 ottobre è a San Siro con suo fratello Lucas e una medaglia al collo: hanno appena vinto la Nations League insieme (tra l’altro con una rete del rossonero contro il Belgio in semifinale all’Allianz Stadium). Ma non basta.

Anche in quel giorno c’è tanto simbolismo: poteva accadere ovunque, e invece è successo proprio nello stadio che gli ha riconsegnato la possibilità di riconciliarsi con la Nazionale francese, dopo aver rifiutato in più occasioni le richieste della Spagna (viste le origini), e che gli ha dato modo di alzare al cielo lo Scudetto (poi vinto a Reggio Emilia). Voleva i Bleus: li voleva da sempre.

Li ha voluti così tanto che il destino gli ha riservato un passaggio di consegne beffardo: il grave infortunio che ha costretto Lucas, all'esordio in Qatar contro l'Australia, a cedergli il posto sulla fascia. Non certo il miglior modo per entrare nella storia di una Francia che grazie a una sua rete contro il Marocco giocherà la seconda finale consecutiva in un Mondiale. Epilogo che Theo ha sognato ancor prima di vedere suo fratello alzare la Coppa del Mondo in Russia e di rifiutare la chiamata di Ripoll che, a conti fatti, ha solo allungato il suo percorso. Forse deviato: ma che, proprio come capita agli avversari sulla fascia, non lo ha fermato.