Speaker's Corner - La vittoria di Allegri: la Juventus ora è squadra

Inter Juventus Kostic
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La Juve è uscita dalle sabbie mobili in concomitanza del periodo più duro. E le basi per il futuro immediato iniziano a essere finalmente solide.

Il giorno dopo. Beh, godereccio per la Juventus, fresca di successo nel derby d’Italia. A Milano, contro la sponda nerazzurra, è bastato un lampo di Kostic a certificare un netto percorso di crescita.

Perché la Vecchia Signora, rispetto alla prima parte di stagione, è diventata a tutti gli effetti una squadra. E non era affatto scontato che ciò accadesse, tra l’azzeramento in blocco dell’ormai ex CdA e, soprattutto, la momentanea penalizzazione di 15 punti in campionato.

Eppure, mattoncino dopo mattoncino, Allegri ha saputo trovare la giusta quadra. D’altra parte, si sa, in queste situazioni il tecnico tende ad esaltarsi. E non un caso che, in concomitanza con il periodo più nero, Madama abbia avuto la forza di uscire dalle sabbie mobili.

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Il ruolino di marcia parla chiaro: la Juve, senza il -15, sarebbe seconda in classifica. Il tutto, con la fresca qualificazione ai quarti di Europa League e l’opportunità di andare all’atto conclusivo della Coppa Italia.

In Inter-Juve, quindi, s’è vista una formazione applicata. Che ha rispettato alla lettera, con tutti i suoi interpreti, il piano gara ideato da Allegri. Che, dal canto suo, tanto per cambiare ha ricevuto segnali confortanti specialmente dalla linea verde. Sontuosa la performance di Fagioli, redditizia quella di Soulé. Ecco, i giovani, entrati a pieno titolo nelle grazie di Max. E che rappresentano, in termini progettuali, un patrimonio non indifferente.

Attenzione a chi non ti aspetti, o non ti aspettavi: ogni riferimento nei confronti di Gatti è puramente voluto. Può una carriera cambiare drasticamente in quattro giorni? Forse sì, perché l’ex Frosinone sia a Friburgo sia a Milano ha proposto due contributi di livello che iniziano a giustificare l’esborso – complessivo – di 10 milioni.

Insomma, la Juve può pianificare il mese di aprile con una moderata fiducia. Ecco, la verità assoluta è dietro l'angolo, con Danilo e compagni chiamati a disputare nove partite in tre competizioni. Senza fare troppi calcoli, ma con la ferma volontà di costruire qualcosa di importante.

In quanto, ed è questa la vera notizia positiva delle ultime settimane bianconere, si intravedono basi importanti per il futuro immediato. I talenti, in primis, sempre più centrali e considerati nelle dinamiche allegriane. Ma anche il resto, sintonizzato sulle giuste frequenze, proprio come testimoniato all’ombra del Duomo.

E il meglio, forse, deve ancora venire. Basti pensare al fatto che la Juve non sia ancora riuscita a contare sul Pogba bis, l’innesto di grido dell’ultimo mercato estivo, alle prese con mille vicissitudini e un tunnel apparentemente senza via d'uscita. 

Guai a minimizzare l'importanza di Chiesa, non al top, destinato a diventare l’uomo in più nelle prossime puntate. Poi, Di Maria, che va sì gestito ma al tempo stesso anche esaltato: epicentro tecnico, ormai completamente a suo agio nel mondo zebrato. In definitiva, le pause brutte sono decisamente altre.

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