Notizie Partite
Storie

I due volti di Siyabonga Nomvethe: meteora in Italia e leggenda in Sudafrica

08:30 CET 08/12/22
Siyabonga Nomvethe - Udinese
Considerato uno dei migliori giocatori sudafricani di sempre, ha scritto pagine importanti di storia nel suo Paese. In Italia si rivelerà un flop.

Minuto settantotto di un Salernitana-Venezia, Siyabonga (detto ‘Bhele’) Nomvethe, prende il pallone nella propria metà campo, parte scatenando tutta la sua velocità, macina metri su metri, resiste al tentativo di ritorno di un avversario, ne supera un altro e, dalla linea del limite dell’area, lascia partire un tiro a fil di palo sul quale Benussi non può nulla.

E’ uno di quei goal che andrebbero visti e rivisti, ma si sa… dipende sempre da chi lo segna, quale maglia si indossa e in che contesto si gioca.

La prodezza di Nomvethe, oggi si parlerebbe di ‘coast to coast’, viene presto abbandonata solo ai ricordi di coloro che hanno la Salernitana nel cuore e di chi quella partita l’ha vista, ma l’attaccante sudafricano in un colpo solo ha segnato così il suo primo goal italiano, ha sfornato una delle cose più belle mai viste all’Arechi ed ha regalato alla sua squadra tre punti decisivi per la salvezza.

Quella di Nomvethe a Salerno è stata in realtà solo un’avventura di passaggio. Il club campano lo fa suo in prestito ad inizio 2004 quando una squadra costruita per affrontare la Serie C1, ma ritrovatasi catapultata in Serie B in virtù del ‘Caso Catania’, incredibilmente si spinge fino alle zone altissime della classifica, candidandosi per una clamorosa promozione in massima serie.

Alla guida di quella squadra c’è un giovanissimo Stefano Pioli che, alla sua prima esperienza da allenatore tra i professionisti sorprende tutti, prima che un inaspettato crollo dei risultati e delle prestazioni faccia sprofondare la squadra nelle zone pericolose di classifica.

Nomvethe era stato prelevato per far compiere ad un gruppo giovanissimo un deciso salto di qualità. Sì perché nelle idee di molti, avere un attaccante del genere in Serie B era roba da lusso sfrenato. Il campo poi dirà cose diverse, del tipo che la porta non la vedeva nemmeno per sbaglio, così come certificato dalle diciassette partite prima di trovare il goal (e che goal) e dalle appena due marcature complessive: le uniche dei suoi tre anni vissuti in Italia.

Nato a Durban nel dicembre del 1977, Nomvethe è il prototipo perfetto della ‘meteora’ sbarcata in Italia con grandi ambizioni, ma che poi nel Bel Paese non ha lasciato tracce del suo passaggio (anzi una: il gran goal contro il Venezia).

I più severi più che nella sezione ‘meteore’ lo catalogherebbero in quella ‘bidoni’, ma attenzione: la carriera di ‘Bhele’ è stata molto di più.

In Sudafrica infatti è considerato un’autentica leggenda. Insieme ai vari Mokoena, Lekgetho, Fortune, Zuma, McCarthy, Radebe, Fish, Masinga e Pienaar, solo per citarne alcuni, è stato uno dei figli di quella ‘Generazione d’oro’ che, messa alle spalle l’orrore dell’apartheid, ha portato il calcio sudafricano ad un altro livello.

Siyabonga Nomvethe South Africa

La Nazionale dei Bafana Bafana non è mai stata forte come ad inizi anni 2000 e mai, prima di quel momento un movimento fino ad allora sconosciuto ai più, mai aveva ‘esportato’ tanti giocatori nei migliori campionati del pianeta.

A puntare su Nomvethe nell’estate del 2001 è l’Udinese, società da sempre abituata a seguire sentieri meno battuti da altri. Quella del club friulano non è una scommessa ‘a perdere’, anzi. ‘Bhele’ è reduce da annate nelle quali ha segnato caterve di goal in patria con i Kaizer Chiefs, è stato grande protagonista della Coppa d’Africa del 2000, si è messo in luce nel corso delle Olimpiadi dello stesso anno e, come se non bastasse, ha già accumulato un discreto numero di estimatori in Italia.

“Siyabonga poteva approdare in Europa molto prima - dirà il suo agente Mike Makaab alla ‘BBC’ - Abbiamo però deciso di fare un altro anno con i Kaizer Chiefs sperando che le Olimpiadi potessero essere una bella vetrina per lui. L’avventura del Sudafrica si è chiusa presto e quindi alla fine la cosa si è rivelata controproducente, ma adesso siamo tutti contenti che abbia firmato per l’Udinese”.

Ad accompagnare Nomvethe in Italia ci sono dunque credenziali importanti, ma la Serie A, soprattutto in quegli anni, rappresenta realmente ciò di più complicato con il quale un giocatore possa approcciarsi.

Il tecnico della compagine friulana Roy Hodgson, lo studia per inserirlo gradualmente nell’undici titolare, ma in attacco può già contare su Muzzi e Iaquinta e rinunciare anche solo ad uno dei due è complicato. Nomvethe dunque si limita a fare tanta panchina, ma nel tecnico inglese individuerà comunque un maestro dal quale imparare tanto.

“Mi spiegò che il calcio è come il biliardo: non hai vinto finché non metti in buca la palla nera. Era paziente con me, mi diede il tempo di ambientarmi in Italia e ci diceva che non bisogna mai avere paura di correre dei rischi per il bene della squadra. E’ una cosa che mi sono portato dentro per tutta la carriera”.

Nomvethe non troverà grande spazio nemmeno con Gian Piero Ventura, ovvero colui che prenderà il posto dell’esonerato Hodgson, e peggio andranno le cose nella stagione successiva con Luciano Spalletti.

Da qui la decisione di provare a rilanciarsi alla Salernitana, seguita poi dalla scelta di restare in B con l’Empoli: zero goal in dieci presenze in campionato, ma la soddisfazione di una promozione in A.

Saranno queste tre deludenti esperienze a scandire la sua avventura italiana ma incredibilmente, mentre nel nostro Paese continua a trovare tanta difficoltà, nel suo continua a scrivere pagine importanti di storia.

Viene convocato per i Mondiali del 2002, quelli che si disputano in Corea del Sud e Giappone, e con un suo goal alla Slovenia nella fase a gironi, consente ai Bafana Bafana di centrare la loro prima vittoria in un Campionato del Mondo. E’ un record che nessuno potrà mai togliergli.

Siyabonga Nomvethe South Africa 2002

Giocherà poi in Svezia con il Djurgarden, prima di tornare a casa per vestire la maglia degli Orlando Pirates, vincerà un campionato in Danimarca con l’Aalborg da protagonista e, tornato di nuovo in Sudafrica, nella stagione 2011-2012, a trentaquattro anni già compiuti, vivrà con i Moroka Swallows la miglior annata della sua carriera: al titolo di capocannoniere della Premier Soccer League, si aggiungeranno il PSL footballer, l’ABSA player, il ‘Players’ player’ e la Lesley Manyathela Golden Boot. Sono tutti i massimi riconoscimenti individuali ai quali un calciatore sudafricano può ambire.

In Nazionale si toglie la soddisfazione di partecipare ad altre tre edizioni della Coppa d’Africa, alla Gold Cup del 2005, ai Campionati del Mondo del 2010 e si spinge fino a prendere parte ad un paio di gare di qualificazione per i Mondiali del 2014.

Quando lascia i Bafana Bafana lo fa dall’alto delle 82 presenze (condite da 16 goal) che lo portano ad essere il quarto giocatore con maggior numero di partite con la Nazionale sudafricana.

Siyabonga Nomvethe appende ufficialmente gli scarpini al chiodo nel 2019 a quarantadue anni e dopo un’ultima avventura all’AmaZulu. Al suo ritiro gli vengono concessi in Sudafrica tutti gli onori che si devono ad una grande leggenda. Si mette il calcio alle spalle e prova a crearsi nuove abitudini, ma la nostalgia per il pallone è troppo forte e così, nel gennaio del 2020, annuncia il suo incredibile ritorno.

A puntare ancora su di lui è Uthongathi, squadra che cerca i goal che gli sono rimasti nelle gambe e nei muscoli, per provare a centrare la promozione in massima serie.

“Non torno a giocare perché ho bisogno di soldi, torno perché la passione è accompagnata dalla voglia ardente di affrontare i difensori avversari. Mi sono ritirato senza volerlo e non ho mai smesso di allenarmi. Dio mi ha donato il calcio e l’età è solo un numero. Voglio giocare fino a quarantacinque anni e se starò bene anche fino a cinquanta”.

Nomvethe in realtà lascerà nuovamente il calcio giocato pochi mesi dopo, ma intanto in Sudafrica è già diventato un esempio di longevità sportiva e professionalità, tanto che il St. Paul Bible Institute gli conferisce un dottorato onorario in Sport, riconoscendogli non solo il grande contributo dato al calcio sudafricano, ma anche il fatto di essere un modello per i giovani.

Quanto può essere sottile il confine tra l’essere una ‘meteora’ (o un ‘bidone’) e una leggenda? E’ evidentemente tutta una questione di contesti. Nomvethe è stato tra i pochi giocatori a vestire le maglie di tutte le Big Three sudafricane (Kaizer Chiefs, Orlando Pirates e Moroka Swallows), ha preso parte alle più importanti competizioni continentali, ha aiutato con goal decisivi il Sudafrica a battere per la prima volta una squadra europea (la Svezia nel 1999) e conquistare la prima vittoria in un Mondiale. Ha messo in bacheca ogni tipo di riconoscimento possibile in patria ed è il miglior marcatore di sempre, con 123 reti, della Premier Soccer League.

“Il momento più memorabile della mia carriera? Credo sia coinciso con il mio trasferimento in Europa. Andare in Italia è stata una grande cosa per me, sono riuscito a vedere la maggior parte dei migliori giocatori al mondo. Ho vinto in Danimarca ed ho giocato anche la Champions League. Non ho rimpianti, ho fatto tutto ciò che dovevo”.

Siyabonga Nomvethe è stato sia ‘meteora’ che leggenda, dipende solo da quale lato si vuol guardare la cosa. In Italia non si è rivelato all’altezza della situazione né in Serie A né in Serie B, ma in Sudafrica c’è chi l’ha definito ‘A humble legend, family man and prolific striker’ (‘Umile leggenda, padre di famiglia e prolifico attaccante’).

Un esempio insomma e pazienza se con Udinese, Salernitana ed Empoli le cose non sono andate come dovevano. Si è guadagnato di diritto un posto nella storia del calcio sudafricano… e comunque da noi ha lasciato in eredità uno dei goal più belli che si siano mai visti all’Arechi.