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Sinisa Mihajlovic, il calciatore: dal Vojvodina all'Inter, una carriera di punizioni nel sette

15:24 CET 16/12/22
Sinisa Mihajlovic
Le punizioni erano la sua specialità: Mihajlovic vinse con Vojvodina e Stella Rossa, poi venne in Italia e giocò con Roma, Sampdoria, Lazio e Inter.

Atleta straordinario, capace di gesti fisici e tecnici unici, su tutti i micidiali calci di punizione che lo hanno reso celebre, e uomo combattivo, aggressivo, divisivo e controverso. La storia da calciatore di Sinisa Mihajlovic riflette questa dicotomia, che lui stesso racconta nel libro 'La partita della vita', e senza la quale risulta difficile capire il campione nel suo complesso.

Il suo percorso calcistico è una scalata inarrestabile verso la gloria: dal piccolo Vojvodina fino al tetto d'Europa e del Mondo con la Stella Rossa. Poi la guerra, che travolge tutto e investe appieno la sua famiglia. La paura, l'incredulità, lo smarrimento. La figura fondamentale di Vujadin Boskov che lo porta in Italia e lo aiuta a ripartire. Prima la Roma, poi la Sampdoria, quindi la Lazio. Arrivano nuovi grandi successi, lo Scudetto, le Coppe. Infine l'Inter, il suo ultimo club da calciatore, con cui conquista gli ultimi trofei di una carriera straordinaria.

Tre le Nazionali rappresentate: la Jugoslavia, poi, dal 1994, la Repubblica Federale di Jugoslavia, infine la Rappresentativa di Serbia e Montenegro. Due i record che ha scritto nel calcio italiano: è con Andrea Pirlo il giocatore che dal 1987 ha segnato più goal in Serie A da calcio di punizione, ben 28, nonché, assieme a Beppe Signori, quello col maggior numero di goal realizzati su calcio di punizione in una singola partita di Serie A, ovvero 3.

L'INFANZIA E GLI ESORDI

Mihajlovic nasce a Vukovar, città croata sul confine con la Serbia, il 20 febbraio 1969, nell'ex Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Sua madre è croata e fa la casalinga, suo papà è serbo e lavora come camionista.

Il nome 'Sinisa' significa 'Primo figlio maschio'. Trascorre la sua infanzia a Borovo, paesino nei pressi della città natia. Da bambino, con un pallone regalatogli dal padre, tira pallonate contro la serranda del garage, e lo fa per ore e ore, quasi ossessivamente. Nasce così il 'sinistro di pietra' con cui trafiggerà in sequenza i più forti portieri del Mondo, impotenti di fronte ai suoi calci di punizione. 

Vivere nella Jugoslavia di quelli anni è difficile per chiunque. C'è povertà ed è la stessa vita a importi di essere forte.

"Nel mio Paese si diventa duri per necessità, - ha spiegato a Bruno Vespa, nella trasmissione 'Porta Porta' del 18 febbraio 2021 - perché solo così puoi andare avanti". 

"Mia madre mi diceva: 'Quando litighi non aspettare che ti diano un pugno per reagire, picchia tu per primo. Poi se l'altro è più forte, scappa'. Oggi dice la stessa cosa ai suoi nipoti".

I primi calci a pallone Mihajlovic li tira con le Giovanili dell'NK Borovo, oggi HNK Borovo, e a 16 anni è già in Prima squadra. È il 1986 e si gioca a Belisce, ad un’ora da Vukovar. Mihajlovic è utilizzato da esterno sinistro di centrocampo, e decide la partita con un calcio di punizione che non dà scampo al portiere avversario. 

Nel 1987 non viene mandato in Cile con il gruppo che conquisterà il titolo Mondiale Under 20. Resta in patria e la Dinamo Zagabria lo porta come 'ospite' per un torneo in Germania. Mihajlovic incanta, poi però al rientro in Jugoslavia il tecnico Miroslav Blazevic decide di non tesserarlo perché ha già in rosa nel ruolo di esterni mancini Mlinaric e Skoro.

DAL VOJVODINA AI SUCCESSI CON LA STELLA ROSSA

Ad approfittarne è dunque il Vojvodina, che attraverso il proprio Direttore, Milorad Kosanovic, convince Mihajlovic a trasferirsi a Novi Sad nel 1988. 

"Sinisa diventa uno dei simboli della storia del Vojvodina, una bandiera del club al pari di Vujadin Boskov. - sottolinea ai microfoni di Goal l'autore Danilo Crepaldi, grande esperto di calcio jugoslavo pre e post dissoluzione della Repubblica Socialista Federale - Questo perché ad una squadra poco vincente in passato in Jugoslavia e in tempi più recenti nella Serbia è riuscito a regalare uno Scudetto storico, quello del 1988/89".

"Il Vojvodina ha la meglio sulla grande Stella Rossa di Stojkovic e Savicevic nell'anno in cui quest'ultima è eliminata dal Milan negli ottavi di finale di Coppa dei Campioni, anche a causa della nebbia che porta al rinvio della gara di ritorno a Belgrado. Al Vojvodina nessuno a inizio campionato dava possibilità, ma si ritrovarono in squadra due grandissimi giocatori praticamente sconosciuti: uno era appunto Sinisa Mihajlovic, l'altro Slavisa Jokanovic. In più il Vojvodina prese l'ex attaccante della Stella Rossa Milos Sestic, uno dei più forti attaccanti che avevano indossato la maglia biancorossa, e che dopo l'esperienza in Grecia all'Olympiacos era dato per finito. Invece a Novi Sad visse una seconda giovinezza e segnò tanto". 

Mihajlovic, che inizia a farsi valere come una sentenza sui calci piazzati, resta al Vojvodina per un'altra stagione: aveva promesso che sarebbe rimasto per giocare la Coppa dei Campioni e, da uomo di parola, così farà. Nell'estate del 1990 passa alla Stella Rossa, che per lui sborsa una cifra importante.

"La sua cessione è la più ricca in quel periodo per il Vojvodina. Inizialmente è schierato dal tecnico Ljupko Petrovic come terzino sinistro, ma non è il suo ruolo. Fino a quando, nella sfida di andata dei quarti di finale di Coppa dei Campioni contro la Dinamo Dresda, gioca a centrocampo con Jugovic e disputa una gran partita, con la Stella Rossa che vince 3-0 e ipoteca la qualificazione. In quel ruolo dimostra quantita, qualità e forza fisica, oltre al tiro fenomenale che tutti sappiamo".

La Stella Rossa conquista due campionati jugoslavi consecutivi e soprattutto vince la Coppa dei Campioni e l'anno seguente la Coppa Intercontinentale. Mihajlovic è fra i protagonisti della cavalcata europea, e dopo aver affossato i tedeschi dell'Est, in semifinale al Maracaña di Belgrado si ripete con quelli dell'Ovest del Bayern Monaco. Prima sblocca il risultato con un gran calcio di punizione con cui infila Aumann, poi, sul 2-1 ospite, propizia con un tiro-cross dalla sinistra il clamoroso autogoal di Augenthaler che spiana la strada della finalissima agli jugoslavi.

A Bari la partita con il Marsiglia non è di certo entusiasmante e si risolve ai calci di rigore. Mihajlovic, con freddezza, trasforma il 4° tiro della serie per i suoi, che si dimostrano infallibili dagli 11 metri e alzano l'ambita Coppa con le orecchie grazie alla loro precisione e all'errore del francese Amoros. Con il compagno di squadra Robert Prosinecki, si sfida in allenamento sui calci di punizione. Nel dicembre 1991 arriva per lui anche l'alloro mondiale a livello di club con un 3-0 che non ammette repliche contro i cileni del Colo-Colo.

Già da qualche mese, tuttavia, sulla Jugoslavia spirano i venti delle guerre balcaniche. L'8 maggio 1991, la finale di Coppa di Jugoslavia si trasforma in una caccia all'uomo fra Igor Stimac dell'Hajduk Spalato e lo stesso Mihajlovic, che si sente rivolgere dal suo avversario una frase molto pesante: "Spero che i nostri ragazzi a Vukovar ammazzino tutta la tua famiglia". L'arbitro finirà per espellere entrambi i giocatori.

LA GUERRA E L'APPRODO ALLA ROMA GRAZIE A BOSKOV

Vukovar è la Stalingrado croata. Il 18 novembre 1991, la città si arrende ai paramilitari serbi. Le tigri di Arkan entrano e commettono crimini indicibili sui superstiti. L'ex capo degli ultras della Stella Rossa conosce Mihajlovic per esser stato uno dei pilastri di quella squadra, e risparmia la vita alla sua famiglia. 

"Durante la guerra Sinisa ebbe una grossa crisi di identità. - racconta Crepaldi - Mihajlovic era un sostenitore della Jugoslavia unita e non riusciva a capire questo conflitto. Voleva quasi smettere col calcio, quando è arrivato un signore, Vujadin Boskov, che lo ha voluto con sé alla Roma e lo ha adottato quasi come un figlio. Il tutto è confermato dalla figlia di Boskov, e da Mihajlovic stesso. Tant'è vero che lui, di recente, parlando in tv di Boskov, è scoppiato a piangere dall'emozione. Fra i due ci fu un rapporto bellissimo. La signora Alexandra lo descrive, ricordando quando lo vide per la prima volta, come 'un ragazzo dagli occhi tristi e i riccioli ribelli' ". 

"Grazie a Boskov, Mihajlovic è rinato non come grande giocatore, perché già lo era, ma come uomo. E quando la Roma come società va in crisi, e Boskov stesso va via, è lo stesso allenatore a consigliarlo alla Sampdoria".

A Roma Sinisa arriva al termine di una trattativa complessa per 8 miliardi e mezzo di Lire, e vive due stagioni in chiaroscuro. Il 26 agosto 1992, va a segno dopo 4' in Coppa Italia contro il Taranto, ed entra nella storia giallorossa, diventando l'esordiente più veloce a far goal con la maglia della Roma.

Fra campionato e Coppe colleziona in tutto 69 presenze e 7 goal.  Mihajlovic ha anche raccontato che durante la sua militanza nella Lupa, è stato lui a consigliare al suo allenatore di puntare sul giovane Francesco Totti.

"Dissi a Boskov: 'Portiamo Francesco con noi, è bravo, se ci va bene lo facciamo esordire. A Brescia vincevamo 2-0 mancavano 15 minuti alla fine, mi avvicinai alla panchina e chiesi al mister di metterlo dentro' ".

GLI ANNI ALLA SAMPDORIA

Nel 1994, con il cambio societario alla Roma, Mihajlovic passa in prestito alla Sampdoria di Sven-Goran Eriksson e indossa la maglia blucerchiata per 4 stagioni. A Genova trova l'ambiente ideale per esprimersi ad alti livelli, favorito anche dallo spostamento nel ruolo di centrale difensivo, dove riesce a dare il meglio di sé, facendosi valere in fase di non possesso ma anche come primo costruttore di gioco dal basso, con le sue qualità nell'impostazione e nel lanciare per i suoi compagni.

Nel 1994/95 arriva in semifinale di Coppa delle Coppe, dove la Sampdoria è eliminata dall'Arsenal, in Serie A con i genovesi ottiene tre ottavi posti e un sesto posto nel 1996/97, che consente alla squadra di partecipare alla Coppa UEFA nella stagione successiva. Con i blucerchiati Mihajlovic totalizza 15 reti in 128 presenze, consolidandosi come specialista dei calci piazzati. Affina ulteriormente il suo modo di calciare, e rispetto al passato ai classici tiri di potenza alterna quelli di precisione. Nell'ultima stagione torna ad essere guidato da Boskov dopo l'esonero del 'Flaco' Menotti.

I TRIONFI CON LA LAZIO

Nel 1998 Mihajlovic considera conclusa la sua avventura all'ombra della Lanterna e torna a Roma per indossare la maglia della Lazio. Il patron Sergio Cragnotti per averlo a titolo definitivo e sbaragliare la concorrenza sborsa una cifra attorno ai 22 miliardi di Lire. Sceglie la maglia numero 11 e diventa il leader difensivo dei biancocelesti e uno dei beniamini della tifoseria. A Roma trova il connazionale Dejan Stankovic.

Nel ruolo di centrale difensivo il serbo si afferma fra i migliori al Mondo e con la Lazio torna a fare incetta di titoli: vince subito la Supercoppa Italiana e la Coppa delle Coppe il primo anno, poi nel 1999/00 la Supercoppa europea, il primo Scudetto italiano e la Coppa Italia. Nel 1999 il suo rendimento elevato gli permette di essere nominato 'Calciatore serbo dell'anno' e di essere inserito nella squadra europea dell'anno.

Alla Lazio Sinisa segna reti pesanti, fra cui quello del pareggio con il Bayer Leverkusen nel primo incontro di Champions nel 2000 e quello della vittoria sul Chelsea a Stamford Bridge (2-1). Il 13 dicembre 1998, inoltre, scrive la storia della Serie A realizzando una tripletta con 3 calci di punizione diretti contro la Sampdoria, sua ex squadra, allo Stadio Olimpico. È l'unico ad esserci riuscito, e il secondo triplettista su calcio di punizione con Signori (che tuttavia 2 dei suoi goal li fece con punizioni di seconda). 

A Roma, sponda biancoceleste, resta fino al 2004, spendendo una parte molto importante della sua carriera, e colleziona 193 presenze e 33 reti. Dalla capitale vive anche la guerra in Kosovo, con i bombardamenti NATO su Belgrado, città dove stanno i suoi genitori. Naturalmente, con la sua personalità, continua a dividere: o lo ami o lo odi. E a lui, in fondo, piace essere odiato. 

"Quando giocavo - racconta al 'Corriere dello Sport' - avevo bisogno sempre di avere qualche nemico per poter rendere al massimo. Allora mi preparavo, 'gli dico di tutto, lo provoco, così lui si incazza e io mi incazzo'. Era il modo per rendere al massimo. Ma una volta Bierhoff, furbacchione, viene prima della partita e mi dice: 'Guarda, ti voglio dire una cosa: mi dispiace tantissimo per quello che succede nel tuo paese perché non ve lo meritate. Io sono con voi'. Io lo guardo e gli dico: 'Grazie'. Lui va via e io mi dico: ora come cazzo faccio, non posso menarlo dopo che mi ha detto questo del mio Paese. Insomma, sono rimasto là senza menare, deluso...".

Non mancano gli episodi controversi, due su tutti: nel dicembre del 2000, durante una partita di Champions League tra la Lazio e gli inglesi dell’Arsenal, Mihajlovic e Vieira si scambiano insulti razzisti.

"Lui mi ha detto zingaro di m***a e allora io non gli ho detto negro di m***a. - rivelerà Sinisa in un'intervista al 'Corriere dello Sport' - Dopo quella storia io e lui siamo diventati amici. Le cose di campo devono restare in campo e poi passare".

L'UEFA gli infligge due turni di squalifica e la Lazio gli impone di rivolgere scuse pubbliche al suo avversario prima della gara contro lo Shakhtar. 

Nel 2003 sputa e calpesta Adrian Mutu, all’epoca giocatore del Chelsea, e dopo esser stato espulso, lancia una bottiglietta addosso al delegato UEFA. Dall'UEFA arriva la stangata, ben 8 giornate di squalifica. 

"Non avrei mai dovuto sputare ad Adrian. Sono andato a Firenze ad allenare, lui era uno dei giocatori ed era preoccupato. Ma io gli ho detto: 'Guarda non ti angosciare, è stata colpa mia. Tu sei stato bravo a provocarmi, io sono stato co*****e e ti ho sputato. Ho sbagliato io, ed io chiedo a te scusa, non tu a me. I giocatori stessi sapevano come ero in campo e venivano a provocarmi, così come tante volte io andavo a provocare loro".

POCHE GIOIE IN NAZIONALE

In Nazionale Mihajlovic fa in tempo a giocare 4 gare con la maglia storica della Jugoslavia unita, ma la squalifica dei plavi alla vigilia di Euro '92 lo priva di quello che sarebbe potuto essere per lui un grande torneo continentale.

Dopo la dissoluzione della Jugoslavia, sceglie di rappresentare la Serbia.

"Lo fa perché è considerata la Nazionale erede della Jugoslavia, il nome resterà fino al 2002. - spiega Crepaldi - E perché Arkhan risparmiò la sua famiglia". 

Con la maglia della Repubblica Federale di Jugoslavia (Serbia, Montenegro e le regioni autonome di Vojvodina e Kosovo) colleziona 10 goal in 58 presenze, e disputa i Mondiali di Francia '98 e gli Europei del 2000.

Fa in tempo anche ad indossare in un'unica occasione la maglia della Serbia, il 7 giugno 2003. Si gioca a Tampere, contro la Finlandia, e Mihajlovic chiude con un'espulsione un rapporto con la Nazionale mai troppo fortunato.

GLI ULTIMI SUCCESSI CON L'INTER

Le ultime due stagioni della sua carriera da calciatore Mihajlovic le vive a Milano, con la maglia dell'Inter. A volerlo in nerazzurro è il suo grande amico Roberto Mancini, all'epoca allenatore della squadra meneghina.

In due stagioni il difensore serbo totalizza complessivamente 43 presenze e 6 goal, e vince altre 2 Coppe Italia (portando a 4 il numero complessivo) e il suo secondo Scudetto, che arriva nel 2005/06 grazie allo scandalo di Calciopoli.

L'8 aprile 2006, segnando in Ascoli-Inter 1-2 il goal della vittoria dei nerazzurri al Del Duca, diventa il marcatore più anziano di sempre nella storia dell'Inter (37 anni e 47 giorni). Quel calcio di punizione lo porta a 28 goal su calcio di punizione in Serie A, e lo issa come miglior specialista del massimo campionato italiano dal 1987. Il serbo è stato raggiunto da Andrea Pirlo.

"I numeri dicono che sono più bravo io a battere le punizioni, - ha dichiarato recentemente Mihajlovic in conferenza stampa sul tema - lui ha fatto 200 partite più di me, io un goal più di lui. Una delle sue punizioni fu un autogol, ma gliel'hanno dato buono perché è italiano. Quindi penso di essere stato io il migliore”.

MIHAJLOVIC E IBRAHIMOVIC: DALLA TESTATA ALL'ARISTON

Durante la sua militanza con l'Inter, Mihajlovic è stato protagonista anche di un controverso episodio con Zlatan Ibrahimovic. Il 20 aprile 2005 l'Inter vince a Torino contro la Juventus grazie a un goal del 'Jardinero' Cruz, ma durante la gara lo svedese e il serbo si 'pizzicano' continuamente: volano parole grosse, spintoni e una testata che a Zlatan costa 3 giornate di squalifica ottenute con la prova tv.

Da quel momento però il rapporto fra i due si è tramutato in una forte amicizia, dopo una conoscenza reciproca più approfondita. 

"Quella volta - dirà l'agente di Ibrahimovic Mino Raiola in un'intervista a 'GQ' - Ibra voleva partire di notte per andarlo a picchiare". 

Le cose cambieranno quando lo stesso Ibrahimovic sarà allenato da Mihajlovic, diventato vice di Mancini, e Zlatan conoscerà l'uomo dietro al personaggio.

"Ho sempre detto che in guerra lo avrei voluto al mio fianco. - affermerà lo svedese di origini bosniaco-croate - E mi è dispiaciuto non aver giocato con lui".

Non sarà un caso che prima di firmare con il Milan, Ibrahimovic sia stato corteggiato dal Bologna, squadra guidata attualmente da Mihajlovic, e che l'attaccante rossonero abbia speso parole molto belle per l'ex Stella Rossa quando ha dovuto lottare con la leucemia.

Mihajlovic e Ibrahimovic nel 2021 si sono esibiti insieme anche sul palco di Sanremo.

"Ho sentito Amadeus e gli ho detto che per fortuna non c’è pubblico. - ha detto al 'Corriere della Sera' - Pensate che casino: io e Ibra, due zingari che cantano sul palco. Non so cosa potrà succedere... Le due cose peggiori che faccio sono ballo e canto. Ma nel canto è anche peggio: non so che schifo sarà, almeno la gente riderà. Anche Ibra fa schifo a cantare: a ballare Zlatan è un po’ meglio di me, ma l’ho sentito cantare una canzone serba in un video e lasciamo perdere. Speriamo si possa fare il playback a Sanremo".