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Serie A

Sensi non cerca rivincite: "Inter? Non devo dimostrare nulla, vivo il presente"

09:23 CET 29/12/22
Sensi Monza
Il centrocampista del Monza racconta l'infortunio: "Ho sentito l'osso spezzarsi, erano lacrime di paura. Mi sono chiesto: 'Perché ancora a me?'".

Un'altra sfida da vincere. Una lotta continua contro gli infortuni. L'ennesimo è datato 6 novembre, nel match tra il Monza e il Verona. Sulemana cade in maniera scomposta e lo colpisce in maniera più involontaria che cattiva.

Stefano Sensi lascia in campo in lacrime. Il dolore è forte, così come la sensazione mista a disperazione per un nuovo lungo stop.

"Più che un pianto dettato dal dolore era causato dalla paura - ha raccontato il calciatore classe 1995 nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera -. Avevo sentito l’osso spezzarsi, da subito ho avuto la percezione di un infortunio grave. Peraltro con tutti gli stop muscolari che ho sopportato, è il primo incidente di tale natura".

Frattura malleolo-peroneale e subito intervento per ridurla.

"A essere sincero ho temuto il peggio, non che una frattura malleolo peroneale sia un infortunio di poco conto. Non è questione di sentirsi o meno in credito con la sorte ma mi sono proprio chiesto “Perché?”, “Perché ancora a me?'".

In estate la decisione di lasciare l'Inter in prestito e sposare la causa Monza, dopo un lungo corteggiamento di Adriano Galliani.

In Brianza Stefano Sensi è rinato. A svelare i motivi della nuova vita sportiva ci ha pensato lo stesso calciatore marchigiano:

"Guardi non è solo questione di metodologia di allenamento. È proprio cambiato radicalmente il mio approccio al lavoro. Ho mutato alimentazione, sto attento alla prevenzione e al recupero. Mi hanno aiutato i fisioterapisti ma in particolare un professionista, Samuele Fenu, che mi supporta sotto diversi aspetti, coordinandosi con le strutture del club e con Jean Pierre Meersseman".

Un piano fisico e psicologico, come rivela l'ex Cesena e Sassuolo:

"Cura anche l’aspetto mentale, che è fondamentale. Quando ti fai male spesso, anche a guarigione avvenuta, subentra il terrore di infortunarsi di nuovo. Si entra in un circolo vizioso pericoloso".

Sfortunato o troppo fragile. Opinioni contrastanti su Sensi che però trova tutti d'accordo se si tratta di parlare del suo talento, uno dei più puri del panorama calcistico italiano sin da quando giocava al Manuzzi:

"L'origine dei guai muscolari? Ho smesso di cercarla. Le dico solo che voglio tornare in campo più forte di prima".

Oggi Sensi non pensa all'Inter. Nessun rimpianto, né rivincite nei confronti del club nerazzurro.

"Non devo dimostrare nulla e non sono in cerca di rivincite. Per quest’anno l’obiettivo è fare bene a Monza: sono qui in prestito secco, a fine anno si vedrà. Ho imparato che bisogna vivere bene il presente, il futuro ne sarà poi una conseguenza. Non ho sassolini nelle scarpe da togliermi, se è quello che vuol sapere. Vivo il presente".

Al Corriere della Sera, il centrocampista classe 1995 parla anche di due allenatori molto importanti per lui finora:

"De Zerbi è il tecnico a cui sono più legato per la libertà e la disponibilità che mi ha concesso: il suo modo di giocare era perfetto per le mie caratteristiche. Ci sentiamo ancora, dal punto di vista umano e calcistico mi ha dato tantissimo. Non è un caso che la prima convocazione in Nazionale sia arrivata con lui".
"Conte? A livello tattico e di intensità mi ha consentito di fare uno step ulteriore. Ha creduto in me e non era scontato che una squadra come l’Inter andasse a comprare un centrocampista del Sassuolo".

Sensi non molla e rilancia. Nel 2023 vuole riconquistare l'Italia e la maglia azzurra:

"La Nazionale è qualcosa di unico e il c.t. Mancini ha dimostrato di non basare le convocazioni sui nomi o l’età dei giocatori".