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Riccardo Neri e Alessio Ferramosca: la tragedia che spezzò il sogno delle due promesse della Juventus

12:55 CET 15/12/22
Neri Ferramosca
Erano portiere e centrocampista, due promesse della Berretti della Juventus: morirono per assideramento dopo esser scivolati nel laghetto di Vinovo.

Due vite spezzate, due carriere volate via in un'istante, due destini uniti da una tragedia. Riccardo Neri e Alessio Ferramosca erano due giovani promesse del vivaio della Juventus. Portiere e centrocampista difensivo. Entrambi giocano nella squadra Berretti bianconera e sognano di emulare un giorno i campioni della Prima squadra, che milita in Serie B dopo la retrocessione decretata d'ufficio per i fatti di Calciopoli.

Neri è un talento fra i pali. Cresciuto nel Gambassi, la squadra del paese natale, Gambassi Terme, che si trova nell'area metropolitana di Firenze, passa poi al Castelfiorentino, dove prende coscienza delle sue qualità. 

"L’abbiamo preso nella scuola calcio da bambino, - disse Massimo Bonin, dirigente della squadra toscana - aveva mezzi fisici e tecnica superiori, ma soprattutto era un bravissimo ragazzo".

Ci pensa l'Empoli, da sempre sensibile alle giovani promesse, che lo prova, ma poi nel 2005 se lo aggiudica la Juventus. Nonostante il ragazzo sia un grande tifoso della Fiorentina, e nella sua cameretta, che divide con suo fratello Fabio, abbia appesi al muro tanti poster della Viola, in particolare di Sebastian Frey, il suo idolo, capisce subito che il passaggio alla Vecchia Signora rappresenta per lui la grande occasione per coronare il sogno di diventare un calciatore professionista. Nella sua prima stagione a Torino vince subito lo Scudetto Allievi, e all'inizio della seconda si conferma su alti livelli. Avrebbe compiuto 17 anni il 17 dicembre 2006.

Alessio Ferramosca risiede invece con la sua famiglia a Torino. Ha iniziato a giocare a calcio nella società dilettantistica dell'Atletico Mirafiori, club di cui suo padre Luciano era il presidente. Gioca con il numero 8, ha caratteristiche difensive e una grande duttilità tattica, tanto che all'occorrenza può essere schierato anche da difensore. Alla Juventus arriva nel 2006 e ha in Alessandro Del Piero il suo idolo calcistico. Il 9 settembre 2006 compie 17 anni.

Entrambi, sia Riccardo, sia Alessio, sono anche dei bravi studenti a scuola: il primo frequenta l'Istituto Statale Maxwell, il secondo una scuola privata. Ma venerdì 15 dicembre 2006, i loro sogni e le loro speranze si spengono per sempre.

Sono cira le 17.30 e sul campo di allenamento di Vinovo, è appena terminato l'allenamento della squadra Berretti. Nel centro sportivo non ci sono molte persone, considerato che la Prima squadra è impegnata nell'anticipo serale del campionato di Serie B contro il Cesena. 

Alcuni palloni calciati durante l'allenamento finiscono fuori e mentre i compagni di squadra raggiungono gli spogliatoi per cambiarsi, Riccardo e Alessio vanno a recuperarli. Questo è quello che si sa di certo, da quel momento in avanti subentra la ricostruzione che sarà fatta dalle forze dell'ordine. È probabile che uno dei due ragazzi si sia ricordato che uno dei palloni è finito nei pressi del laghetto artificiale del centro sportivo.

Quest'ultimo è una vasca di raccolta dell'acqua piovana, lunga 50 metri, larga 30 e profonda 4, che è stata realizzata per evitare che il rio Grivassola in caso di piena allaghi le vicine scuole della frazione Garino. Lo specchio d'acqua è inoltre foderato con dei teli di plastica per rendere il fondo impermeabile e protetto da una recinzione alta un metro e 20 centimetri.

Riccardo e Alessio sicuramente scavalcano la rete di protezione per prendere i palloni. È già buio, l'erba è viscida per l'umidità, e nei pressi del laghetto uno dei due ragazzi scivola. L'altro, lo dicono le tracce trovate dai carabinieri di Moncalieri, che si occuperanno delle indagini, cerca di salvare il compagno ma finisce anche lui dentro la vasca. Che si trasforma in una trappola mortale. Come confermeranno i vigili del fuoco, infatti, dall'interno è impossibile risalire in superficie in assenza di una scala.

L'acqua è gelida, e Riccardo e Alessio vanno in ipotermia e perdono presto conoscenza. Nel frattempo i compagni, ignari dell'accaduto, si stanno lavando e cambiando negli spogliatoi. Ma ad un'ora dall'accaduto, verso le 18.30, un magazziniere nota un'anomalia e dà l'allarme: 

"Ho visto i vestiti di Neri e Ferramosca ancora appesi ai ganci - racconterà alle forze dell'ordine - e mi sono subito preoccupato".

Si cerca ovunque all'interno del centro sportivo bianconero, e alla fine è uno dei vigilantes ad accorgersi di un guanto sul bordo del laghetto. Subito ci si rende conto che ai due ragazzi è accaduto qualcosa di grave. Vengono così allertati i carabinieri e i vigili del fuoco. Questi ultimi inviano i sommozzatori, che riescono a recuperare i due corpi. Intanto a Vinovo sono arrivate anche le ambulanze, ma le condizioni dei due ragazzi si presentano da subito disperate.

Riccardo e Alessio sono in arresto cardiaco e hanno una temperatura corporea di circa 20 gradi centigradi. Ma considerando la giovane età, e il fatto che sono due atleti, i medici non disperano e fanno di tutto per provare a rianimarli. Quindi in ambulanza li portano in ospedale: Neri alle Molinette, Ferramosca al Cto. Ci arrivano attorno alle 21.30, e subito si attivano gli specialisti della rianimazione. Tutto inutile: anche loro devono rassegnarsi e viene dichiarato il decesso, prima di Ferramosca e poi di Neri.

Al di fuori dei due nosocomi, alcuni dei parenti più stretti dei ragazzi svengono. Gruppi di tifosi, che avevano raggiunto le due strutture, scoppiano in lacrime e la disperazione prende il sopravvento. La partita fra Juventus e Cesena, in programma quella sera, è rinviata. Ad annunciarlo allo Stadio Olimpico di Torino è lo speaker.

"La gara - dice ai tifosi già sugli spalti - non sarà disputata. Un grave incidente ha colpito la società. Il dirigente sportivo Alessio Secco, i dirigenti e i giocatori hanno deciso di non giocare la partita che verrà recuperata nel 2007". 

Il pubblico non protesta e abbandona ordinatamente l'impianto. Già alle 21.30 lo stesso Secco legge ai giocatori, negli spogliatoi, un comunicato nel quale si parla di morte dei due atleti. In tutti i campi di Serie A e Serie B, in quel fine settimana, si osserva un minuto di raccoglimento per i due ragazzi tragicamente scomparsi a 17 anni. La sera diversi tifosi si recano, in una sorta di triste pellegrinaggio, nel Centro sportivo bianconero.

Cinque giorni dopo, il 20 dicembre, sono celebrati nel Duomo di Torino i funerali dei due giovani calciatori. Il primo feretro, portato a spalle sui gradini della cattedrale di Torino, è quello di Riccardo Neri, in una cassa di mogano chiaro, sulla quale erano state precedentemente adagiate la sua maglia con il numero 1 e due sciarpe, una della Juventus e una della Fiorentina. Subito dopo arriva anche la bara bianca di Ferramosca.

Alla funzione è presente anche la Prima squadra della Juventus al gran completo, compresi i vertici societari: ci sono il presidente Giovanni Cobolli Gigli e l'amministratore delegato Jean Claude Blanc. Fra i presenti anche Gianluca Zambrotta, ex juventino in quella stagione in forza al Barcellona. Hanno inviato i propri gonfaloni, listati a lutto, il Milan, l'Inter, il Torino e l'Atalanta, sistemati accanto a quello della Juventus sui due lati dell'altare. All'ingresso della chiesa, invece, vengono adagiate le corone di fiori mandate dalle società.

A un certo punto si leva alto un coro da stadio, intonato dai tifosi della Curva Sud della Juventus. I nomi di Riccardo Neri e Alessio Ferramosca risuano nel cielo di Torino, poi di nuovo il silenzio e le lacrime. Fra i giocatori più colpiti dalla tragedia, Claudio Marchisio, che proprio in quella stagione aveva lasciato il settore giovanile per approdare in Prima squadra.

Ogni anno, come la società bianconera, il Principino ha continuato a ricordare i due giovani morti in quel tragico 15 dicembre 2006.

"Maledetto quel giorno, che ci ha cambiati per sempre. Maledetto quel giorno, perché nulla è stato più lo stesso. Ale e Ricky, per sempre", sono le parole con cui ha chiuso il suo pensiero l'ex centrocampista nel 14° anniversario della morte.

Fin da subito i genitori dei ragazzi chiedono giustizia e che vengano accertate le responsabilità. Il processo si è chiuso nel marzo 2008 con 4 patteggiamenti e un cospicuo risarcimento in denaro alle famiglie da 2,6 milioni di euro. Per ricordare e onorare la memoria di Riccardo e Alessio nasce un'Associazione Onlus che porta il loro nome e che si occupa di finanziare iniative umanitarie in Italia e all'estero. Mantenendo così viva la memoria dei due ragazzi, scomparsi tragicamente in quel 15 dicembre 2006.