Ricardo Oliveira, da capocannoniere della Libertadores a erede mancato di Shevchenko al Milan

Ricardo Oliveira GFX
GOAL
Attaccante longilineo e rapido, Ricardo Oliveira si afferma con Santos e Betis ma fallisce al Milan. Tornato in Brasile, gioca ancora a 43 anni.

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È uno degli attaccanti brasiliani più longevi, visto che oggi, a 43 anni suonati, continua ancora a giocare. Con 381 goal all'attivo nella sua lunga carriera, è il 2° giocatore più prolifico in attività alle spalle del mitico Fred.

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Alto e longilineo (un metro e 83 centimetri per 78 chilogrammi), Ricardo Oliveira, nei suoi anni d'oro, aveva nello spunto in velocità sul breve e in progressione, e nel fiuto del goal le sue qualità migliori.

Ambidestro, ma non particolarmente dotato tecnicamente, ancora oggi sa farsi valere sia in area di rigore, sia nel tiro dalla media distanza. Ha vinto coppe e campionati in Brasile, Spagna ed Emirati Arabi ed è stato capocannoniere della Copa Libertadores e della Champions League asiatica, oltre che del campionato brasiliano.

Le sue doti stregarono anche l'a.d. del Milan Adriano Galliani, che lo portò in Italia nel 2006 con la scomoda etichetta di 'erede di Shevchenko', appena ceduto al Chelsea. In rossonero però, pur partecipando alla cavalcata vittoriosa in Champions League, Oliveira, complice anche una condizione fisica non ottimale, non riuscirà a far bene, e lascerà il club dopo appena una stagione.

DALLA POVERTÀ A 'RE DEL GOAL' DELLA LIBERTADORES

Ricardo de Oliveira, meglio noto come Ricardo Oliveira, è nato a San Paolo il 6 maggio 1980. La sua è una famiglia molto povera e a 8 anni resta orfano di padre. A 15 è costretto a fare il mendicante in strada per sopravvivere. A salvarlo da un triste destino sarà però il suo amore per il calcio.

"Vengo da una famiglia povera - ha raccontato a 'Marca' in un'intervista del 2008 -. Ero costretto a chiedere cibo alle persone perché aveva fame. Andavo anche a raccogliere cose per strada per poi venderle. Altri amici hanno cercato strade diverse: violenza, rapine, droga. Io non l'ho mai fatto. Non avevo cibo, ma mi alzavo sempre per fare qualcosa".
"Anche se non aveva un lavoro, e andavo in strada a chiedere cibo, o soldi ai semafori, non sono mai andato a rubare, a prendere qualcosa che non era mio. La mia è stata un'infanzia molto umile, con grandi difficoltà, ma le ho superate grazie al mio grande sogno: fare il calciatore".

Dal 1997 al 1999 milita nel Settore giovanile del Corinthians, con cui vince la Copa São Paulo de Futebol Júnior, la più importante competizione calcistica giovanile del Brasile, nel 1999.

"Il Timão - ha raccontato a 'SportNews' - è stato il primo club che mi ha cercato per fare un provino. Nel 1997 entrai nel Settore giovanile assieme a 300 ragazzi, ma nel 1999, dopo la Copa São Paulo, fui svincolato. Così, dopo 5-6 mesi, andai alla Portuguesa".

La Portuguesa, il suo nuovo club, crede in Ricardo e dopo nemmeno un anno nelle Giovanili, nel 2000 lo fa esordire in Prima squadra. Il giovane attaccante dimostra da subito di avere buone medie realizzative, e in poco più di due anni segna complessivamente 49 goal in 82 presenze con i rossoverdi.

Questi numeri attirano su di lui l'attenzione di una big come il Santos, che decide di acquistarlo nel 2003. Nella squadra che fu del grande Pelé, Ricardo Oliveira acquisisce grande notorietà.

Diventa il centravanti titolare della squadra sostituendo Alberto, contribuisce al piazzamento al 2° posto nel campionato brasiliano (14 presenze e 4 goal) e, soprattutto, trascina a suon di reti il Peixe alla finale di Copa Libertadores.

I brasiliani escono sconfitti nel doppio confronto con gli argentini del Boca Juniors (doppio k.o. per 2-0 e 1-3), ma Ricardo Oliveira può comunque festeggiare per il titolo di Capocannoniere del torneo ex aequo con Marcelo Delgado grazie ai 9 goal segnati.

I SUCCESSI IN SPAGNA

Nel 2003 per l'attaccante di San Paolo arriva così il momento di varcare l'oceano: lo ingaggia infatti il Valencia di Rafa Benitez, che coglie uno storico 'doblete', vincendo Scudetto e Coppa UEFA, quest'ultima superando 2-0 l'Olympique Marsiglia.

Ricardo Oliveira non è fra i convocati di Göteborg ma partecipa comunque all'annata particolarmente positiva per i Pipistrelli con 29 presenze e 9 reti. L'esplosione definitiva arriva tuttavia nel 2004/05, quando la punta brasiliana passa in forza al Betis. Con i biancoverdi segna subito 23 goal in 38 partite, fra cui 22 nella Liga, nella quale si piazza al 3° posto nella classifica del Pichichi alle spalle di Forlan ed Eto'o. La squadra si piazza 4ª nella Liga e si qualifica per la Champions League.

Non solo: Ricardo Oliveira trascina la squadra di Serra Ferrer al successo nella Copa del Rey, con 4 reti in 8 gare, di cui la più importante è la prima della finale del Vicente Calderón di Madrid, che vede gli andalusi imporsi 2-1 ai supplementari sull'Osasuna.

Ricardo Oliveira Betis 2009

L'INFORTUNIO AL GINOCCHIO E IL SAN PAOLO

Il brasiliano parte forte anche nella seconda stagione in Andalusia con 7 goal in 13 partite totali ma ecco l'episodio che segnerà le stagioni seguenti. In Champions League, il 1° novembre 2005, all'Estadio Benito Villamarin di Siviglia, si sta giocando la sfida fra il Betis e il Chelsea.

È da poco passato il 20' del primo tempo, e Oliveira è contrastato duramente dal difensore portoghese Ricardo Carvalho. L'entrata è sulla palla ma l'attaccante brasiliano cade male sul terreno di gioco e si infortuna al ginocchio destro. Deve lasciare il terreno di gioco in barella, sostituito da Dani al 25', e le conseguenze sono molto serie: i primi esami medici parlano di frattura del ginocchio e stiramento dei legamenti, ma i successivi accertamenti strumentali aggraveranno il quadro.

Ricardo Oliveira ha infatti riportato la rottura totale dei legamenti crociati e parziale dei legamenti laterali. Di fatto la stagione della punta è già conclusa, Oliveira perde anche i Mondiali 2006 con il Brasile e ci vorranno 6 mesi prima di rivederlo nuovamente in campo.

L'attaccante rivede il campo il 19 marzo 2006 in campionato giocando l'intera gara allo Stadio Bernabeu contro il Real Madrid (0-0). Poi disputa unicamente un'altra partita, il 16 aprile, con il Celta Vigo (0-2 in favore dei galiziani).

È evidente a tutti che il giocatore non è più quello di prima dell'infortunio e che ci vorrà del tempo perché possa tornare in buona condizione. Statico, prevedibile, incide poco. Dopo 15 partite totali e 7 goal, tutti realizzati prima dell'incidente, è così ceduto nel mese di aprile ai connazionali del San Paolo, dove spera di ritrovarsi.

L'impatto è buono: Oliveira in nemmeno tre mesi segna 5 reti in 8 gare di campionato e 2 goal in 4 match di Copa Libertadores, competizione che vede il Tricolor Paulista raggiungere la finale dopo aver travolto con un punteggio complessivo di 4-0 i messicani del Chivas Guadalajara.

Il Betis lo richiama in Spagna, Ricardo vorrebbe giocare anche la finale e il club brasiliano prova a convincere gli spagnoli a prolungare il prestito, ma senza successo. Il giocatore rientra a Siviglia in ritardo e viene multato, mentre il San Paolo finirà per perdere il trofeo a favore dell'Internacional de Porto Alegre.

LA DELUDENTE AVVENTURA AL MILAN

Intanto però sull'attaccante brasiliano ha messo gli occhi il Milan, che ha appena perso Andriy Shevchenko, volato al Chelsea, in Inghilterra, per la cifra di 43 milioni e 300 mila euro. Un colpo sul piano tecnico ma anche una bella somma da reinvestire sul calciomercato.

Solo che la società si fa trovare impreparata: l'a.d. Adriano Galliani non si aspetta l'addio dell'attaccante ucraino e si ritrova costretto a trovare in poco tempo un'alternativa valida. Inizia così una lunga trattativa con il presidente del Betis, Manuel Ruiz de Lopera, che naturalmente prova a tirare sul prezzo, conoscendo la somma intascata dai rossoneri per la vendita dell'attaccante ucraino.

Alla fine, grazie anche ai buoni rapporti fra il club milanese e Roberto de Assis, il fratello di Ronaldinho e procuratore di Ricardo Oliveira, e alla sua intermediazione, l'affare si chiude per la cifra di 17 milioni di euro più il cartellino del centrocampista svizzero Johann Vogel.

Mentre Shevchenko inizia con il piede giusto l'avventura ai Blues, vincendo la Charity Shield (ma il resto dell'avventura londinese non sarà all'altezza delle attese), al Milan Ricardo Oliveira è il suo erede designato. L'attaccante, quando l'acquisto diventa ufficiale, sceglie proprio la maglia numero 7 che fu di Sheva e la mostra orgoglioso nel giorno della sua presentazione.

"Non deluderò i tifosi - dichiara al suo arrivo in Italia - sono contento di essere stato ingaggiato da un club così importante come il Milan".

Timido e piuttosto introverso, le prime uscite estive sembrano per lui confortanti. L'attaccante brasiliano fa una buona impressione all'allenatore Carlo Ancelotti e ai tifosi rossoneri, che sperano che, sebbene è evidente che non sia forte come Shevchenko, almeno garantisca un buon apporto sotto rete alla squadra.

Anche l'inizio della stagione 2006/07 è per lui incoraggiante. Oliveira fa infatti il suo esordio in Serie A il 10 settembre nella prima giornata, che vede i rossoneri opposti a San Siro alla Lazio.

Il nuovo acquisto, subentrato a Gilardino al 62', dopo appena 8 minuti, su traiettoria perfetta di Andrea Pirlo su calcio d'angolo, impatta bene di testa e infila Peruzzi per il 2-0 rossonero. La partita terminerà 2-1 per il Diavolo, e per Ricardo Oliveira, che spreca un paio di occasioni che potevano valergli la doppietta, sembra l'inizio di un buon binomio con la squadra italiana.

Ricardo Oliveira Milan Siena Serie A 2007

Invece, e i tifosi lo capiranno presto, non sarà così. Nonostante trovi molto spazio dopo l'infortunio di Pippo Inzaghi, il brasiliano non mantiene le attese. Va in campo in tutte le competizioni che vedono protagonisti i rossoneri, oltre al campionato la Coppa Italia e la Champions League, ma ha le polveri bagnate.

Probabilmente incide, togliendogli serenità, anche quanto accade a sua sorella, che il 4 ottobre viene rapita a San Paolo da dei banditi incappucciati. La ragazza resterà nelle mani dei suoi rapitori per oltre 5 mesi, venendo fortunatamente liberata il 12 marzo 2007.

Fatto sta che sul campo Ricardo non convince. Confusionario quando ha la palla fra i piedi, impreciso nelle conclusioni a rete, spesso sovrastato nei contrasti dai difensori avversari, l'ex Betis cade in una spirale involutiva. Al 23 novembre quello con la Lazio resta il suo unico goal italiano.

"Da tanto tempo non faccio goal e per me non è normale - afferma a 'La Repubblica' -, non mi era mai capitato un periodo così. Ma il lavoro sta dando i suoi frutti, lo sento, sto bene. Lo scetticismo nei miei confronti? Non mi pesa: passerà quando torneremo a vincere".

Le cose da lì a poco migliorano leggermente: Oliveira apre le marcature il 28 novembre nel ritorno degli ottavi di finale di Coppa Italia contro il Brescia (2-1), poi prima di Natale, il 23 dicembre, si ripete in campionato contro l'Udinese. Raccoglie un assist di Brocchi e dopo un buon controllo di petto in velocità trafigge De Sanctis per lo 0-3 ospite.

Troppo poco, comunque, per chi era stato insignito del titolo di 'erede designato di Shevchenko'. Anche per questo a gennaio la società rossonera corre ai ripari, acquistando Ronaldo 'Il Fenomeno', e per Ricardo Oliveira le occasioni di mettersi in mostra si riducono sensibilmente.

Il giocatore è anzi cercato proprio a gennaio dal Real Madrid, il Milan è favorevole alla cessione ma la FIFA pone il veto, visto che la punta aveva già giocato per 2 club nella stessa stagione.

Il 25 gennaio Oliveira mette comunque la sua firma nella semifinale di andata di Coppa Italia, trovando la seconda rete personale nella competizione contro la Roma, probabilmente la più bella con la maglia del Milan. Il brasiliano ruba palla a Chivu e si invola a grandi falcate in contropiede, battendo poi Curci sul primo palo.

I rossoneri, in vantaggio 2-0 nella prima mezzora, si faranno rimontare subendo 2 goal nella seconda metà del primo tempo. Finisce 2-2 e al ritorno la Roma ottiene il pass per la finale grazie ad un successo interno per 3-1.

"Abbiamo fatto bene - dichiara l'attaccante di San Paolo nel post gara a 'Sport Mediaset' -, però dopo abbiamo sbagliato un po' e la Roma è troppo forte. Sappiamo che se li lasci giocare sono pericolosi".

Il 17 febbraio il numero 7 segna il suo 3° e ultimo goal in Serie A nel rocambolesco 3-4 di Siena: assist di Ronaldo e piattone destro, che, leggermente deviato dal portiere, si infila sulla sinistra.

Ricardo Oliveira AC Milan 2007

Gli ultimi mesi sono profondamente deludenti, e l'ex Betis trova sempre meno spazio in campo. Prima della semifinale di Champions, contro il Manchester United, Ricardo Oliveira esce comunque allo scoperto e ai microfoni de 'Il Giornale' dice chiaramente di sperare nella permanenza in rossonero.

"A me qui piace - assicura - e voglio restare per dimostrare quello che posso fare. Ma un calciatore vuole e ha bisogno di giocare più di quanto ho fatto io in questa stagione. Io penso di poter giocare al fianco di Ronaldo e di avere il potenziale per giocare con lui, con Gilardino o Inzaghi. Penso di poter essere un titolare, ma il mister non la pensa così: rispetto le sue decisioni anche se non mi trovano sempre d'accordo".

Anche la fase finale della Champions, Ricardo dovrà vederla dalla tribuna. Ancelotti gli preferirà Inzaghi, tornato al top, e Gilardino. E avrà ragione lui: il Milan il 23 maggio batte 2-1 il Liverpool vendicandosi di Istanbul e solleva la sua 7ª Champions League/Coppa dei Campioni della sua storia.

Fra i vincitori c'è ovviamente anche Oliveira, il quale non ha però messo più piede in campo dal ritorno degli ottavi di finale contro il Celtic. Chiude con il magro bilancio di 37 presenze e 5 goal, di cui 3 in 26 presenze in campionato, 2 in 5 gare in Coppa Italia e nessuno nelle 6 apparizioni complessive in Champions League.

Contrariamente alle sue aspettative, il suo destino è già segnato: la società decide di non dargli un'ulteriore possibilità e Galliani a giugno lo manda al Real Saragozza in prestito oneroso a 2 milioni di euro con diritto di riscatto fissato a 10.

IL RITORNO IN SPAGNA E GLI EMIRATI ARABI

Tornato in un calcio a lui più congeniale, perché meno difensivo e meno fisico, come quello spagnolo, nella squadra aragonese formerà una coppia d'attacco di tutto rispetto con 'Il Principe' Diego Milito. I due segnano infatti 33 dei 50 goal realizzati dalla squadra, non sufficienti tuttavia ad evitare la retrocessione.

Oliveira rivede la doppia cifra con 18 goal, ma l'ultima sconfitta per 3-2 con il Maiorca (gara in cui il brasiliano sigla una doppietta) determina la discesa in Segunda División del Real Saragozza. I 22 centri complessivi in 43 gare inducono comunque il club iberico a riscattare il cartellino della punta.

Il 25 maggio 2008 il Real Saragozza versa 10 milioni di euro nelle casse rossonere, e acquisisce il cartellino dell'attaccante. Dopo 9 reti in 18 gare nella Serie B spagnola (e un bilancio complessivo di 31 marcature in 61 presenze con la squadra), il Betis decide di riprendersi il figliol prodigo nel gennaio 2009 per 9 milioni.

Oliveira segna 6 reti in 16 partite, con le quali può salutare anche la squadra che probabilmente più di tutte gli ha dato celebrità, dopo 39 centri in 76 partite totali.

Il suo tempo nel dispendioso calcio europeo è infatti esaurito. Ad accoglierlo è l'Al-Jazira, ambizioso club degli Emirati Arabi, che paga per lui ben 15 milioni di euro nell'estate 2009 per portarlo nel campionato locale.

In Medio Oriente l'attaccante, ormai ventinovenne, conosce una seconda giovinezza. In un campionato sicuramente meno impegnativo di quelli europei, segna e vince tanto. Con l'Al-Jazira, in particolare, in quattro anni e mezzo, inframezzati da un ritorno al San Paolo nel 2010 (15 reti totali in 29 gare con El Tricolor Paulista), il brasiliano segna 92 reti in 119 gare giocate, e aggiunge al suo palmarès uno Scudetto emiratiano (2010/11), 2 Coppe del Presidente e una Coppa di Lega.

Sul piano personale l'anno migliore è il 2015, che lo vede autore di 33 goal in 37 partite. Sempre nel Campionato degli Emirati Arabi Ricardo Oliveira veste anche la maglia dell'Al-Wasl dal gennaio al giugno 2014 (4 goal in 12 partite), per poi fare defitivamente ritorno in patria.

POCA FORTUNA IN NAZIONALE

Gli anni d'oro al Betis portano Ricardo Oliveira anche ad indossare la maglia del Brasile. L'attaccante è convocato dal Ct. verdeoro Carlos Alberto Parreira nella rosa per la Copa America 2004. L'esordio arriva l'8 luglio nella gara del 1° turno con il Cile (1-0 per la Seleçao). In quell'edizione del torneo la punta disputa altre 2 partite.

È in campo nella sconfitta per 1-2 con il Paraguay sempre nel girone, e negli ottavi di finale con il Messico, il 18 luglio, gara in cui realizza anche il primo goal nel rotondo poker del Brasile (4-0). Poi vede i compagni dalla panchina raggiungere la finale, superare ai rigori i rivali dell'Argentina e conquistare il trofeo.

Nel 2005 è confermato nella rosa per la Confederations Cup che si disputa in Germania. Scende in campo solo nelle partite con Grecia (vittoria 3-0) e Messico (sconfitta 1-0) ma anche in questo caso può festeggiare la vittoria finale del titolo grazie al 4-1 che il 29 giugno Adriano e compagni rifilano all'Argentina.

Ricardo Oliveira Brazil Venezuela World Cup Qualifiers 13102015

L'infortunio al ginocchio e le difficoltà a tornare al precedente livello costano ad Oliveira la mancata convocazione ai Mondiali di Germania 2006 e, di lì a poco, la fuoriuscita del giocatore dalla Seleçao. Ma la storia di Ricardo Oliveira e il Brasile non è ancora finita: la forma strepitosa ritrovata in Medio Oriente gli permette di tornare in Nazionale a 35 anni, nel 2015, per dare una mano alla squadra di Dunga dopo il taglio di Roberto Firmino.

Segna altre 2 reti e viene chiamato anche per la Copa America del Centenario nel 2016, ma in questo caso un nuovo problema fisico lo costringerà a rinunciare. Chiude la sua avventura in verdeoro il 30 marzo 2016 con un bilancio di 5 goal in 15 partite e una Copa America e una Confederations Cup vinte.

GLI ULTIMI ANNI IN BRASILE

Nuovamente in Brasile nel 2015, Ricardo Oliveira segna a raffica e dà un contributo fondamentale al Santos nel conquistare due Campionati paulisti consecutivi (2015 e 2016). Nell'anno d'oro 2015, a 35 anni, tocca i 37 goal complessivi in 62 partite, numeri strabilianti che lo riportano anche in Nazionale.

Oliveira continua a segnare per il Santos, la squadra che lo ha lanciato ad alti livelli, fino al 2017, chiudendo la lunga avventura in periodi diversi con il Peixe con un bottino di 91 reti in 171 presenze.

Ricardo Oliveira Santos Chapecoense 03092015

A 37 anni, colui che è stato un flop in maglia rossonera, non pensa minimamente a fermarsi e inizia un lungo girovagare: gioca per 2 anni e mezzo con l'Atletico Mineiro (37 goal in 110 gare), vincendo anche il titolo Mineiro nel 2020, poi milita nel Coritiba (2 reti in 18 presenze) dal settembre 2020 al febbraio 2021, poi dopo un anno di stop a causa della pandemia, nel São Caetano (senza mai giocare, da gennaio a febbraio 2022) e infine nell'Athletic Club del Minas Gerais, con cui ha appena disputato a 41 anni il Campeonado Mineiro do Interior (9 presenze e un goal), uno dei tanti tornei che affollano il calcio brasiliano.

Oliveira ha firmato il goal dell'1-1 per i suoi nella finale di andata con la Caldense, mentre al ritorno l'Athletic si è imposto ai calci di rigore, conquistando per la prima volta il titolo.

"L'esperienza all'Athletic è stata un'avventura mozzafiato - ha affermato l'esperta punta a 'Globo.com' -. Sono arrivato nel club al culmine dei miei 41 anni, dopo un anno di pausa, e lo staff tecnico ha studiato un piano di allenamento apposito per il campionato. Ogni giorno qui per me è stato come un nuovo inizio, e una grande opportunità per tornare a fare quello che ho sempre amato fare, giocare a calcio. Pian piano ho raggiunto la miglior forma fisica e sono stato in grado di dare il mio contributo".

Ricardo Oliveira, Athletic Club, Mineiro, 2022

Durante l'esperienza negli Emirati Arabi, invece, Oliveira è diventato un pastore evangelico: battezza, dice messa e celebra matrimoni, anche dei suoi compagni di squadra. In questa sua esperienza spirituale, il prolifico attaccante ha inoltre scoperto di avere una grande passione per il canto: insieme a sua moglie Debora nel 2019 ha inciso il singolo "Te Amo, te Quero!".

Le 380 reti in 768 gare giocate in carriera fra club e Nazionale rendono Ricardo Oliveira il secondo miglior marcatore brasiliano ancora in attività dietro Fred. Il rimpianto più grande, in una carriera come la sua, resta quello di non esser riuscito a sfondare in Italia.

"Quello con il Milan è stato un periodo in cui ho imparato tanto - ha dichiarato l'attaccante in un'intervista a 'GOAL' -. Ho anche vinto un trofeo come la Champions League. Non sono riuscito a segnare tanti goal come in altri club in cui ho giocato, ma per la mia carriera è stata una grande esperienza. Ho potuto giocare con grandi giocatori e vincere un titolo fra i più importanti".

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