Musiala e altri dieci: Jamal a vent'anni si è già preso il Bayern Monaco

musiala
(C)Getty Images
14 goal all'attivo in stagione e un ruolo centrale: Nagelsmann non fa mai a meno di lui. Come è già successo coi grandi del passato.

Sono pochissimi quelli che ad appena vent’anni si sono già conquistati quello status per cui una formazione si disegna con “lui e altri dieci”. Ancora meno quelli che ce l’hanno fatta al Bayern Monaco. È una cerchia ristretta: Thomas Müller, Bastian Schweinsteiger, Gerd Müller e Franz Beckenbauer, Karl-Heinz Rummenigge. Nomi che fanno tremare i polsi solo a leggerli tutti così vicini, immaginarsi fare paragoni. Non sembra follia credere che in questa lista tra una decina d’anni ci possa entrare anche Jamal Musiala, che vent’anni li compie oggi, ma che del Bayern è già una certezza da inizio stagione, forse anche già dalla scorsa. È da quest’anno però che ha fatto il salto di qualità definitivo.

Musiala e altri dieci. Oggi il Bayern è questo — anzi, Musiala più Kimmich e altri nove. Perché il classe 2003, secondo ’Sport1’, oramai è la chiesa al centro del villaggio, la certezza a cui si possono anche perdonare un paio di partite meno brillanti del solito, perché fanno parte del percorso ma che di certo non possono rallentare la sua ascesa verso il top. Che è molto alto. Anche perché se Julian Nagelsmann si è preso la responsabilità di cambiare posizione a Thomas Müller proponendolo come attaccante è soprattutto per la sua presenza e il bisogno di dargli fiducia nella sua posizione naturale, quella di numero dieci, di trequartista, fantasista in grado di svariare in ogni posizione.

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Jamal Musiala FC Bayern 2022

L’anno lo aveva iniziato in fascia con prestazioni comunque sontuose, poi l’aggiustamento a stagione in corso lo ha riportato più nel fulcro del gioco. I numeri sono spaventosi: 14 reti, mentre è prossimo a raggiungere anche la doppia cifra di assist. A suon di dribbling e fantasia ha conquistato tutti, la sua creatività e la sua visione di gioco lo pongono già in un’élite i cui membri si contano probabilmente sulle dita di una mano. E il Mondiale giocato con la Germania, delittuosamente chiuso alla fase a gironi senza riuscire a segnare nemmeno un goal, non ha fatto altro che confermarlo.

“Un giocatore estremamente umile, che vuole imparare, migliorarsi. L’obiettivo è sempre confermarsi, ma spero che questa sia l’ennesima puntata di una lunga serie prestazioni di così alto livello".

Parole di Nagelsmann dopo che lo scorso agosto al termine della partita col Wolfsburg l’Allianz Arena gli ha tributato la prima, grande standing ovation della propria giovanissima carriera. Quando nel 2019 il Bayern lo strappava al Chelsea le premesse erano già eccellenti, d’altronde in pochi mesi è passato dall’Under-17 (con Miro Klose) alla prima squadra che di lì a poco avrebbe vinto ogni cosa. È entrato in punta di piedi, poi dalla stagione successiva ha iniziato ad accumulare presenze, sfruttare gli spazi che gli venivano concessi a gara in corso e non solo.

Difficile ricordare una prestazione insufficiente, una serata davvero storta, senza colpi, senza intuizioni, senza quella sensazione che porta a pensare quanto il ragazzo sia speciale. Lo avevano capito prima di tutti i dirigenti bavaresi quando nel febbraio 2021, appena Jamal è diventato diciottenne, gli hanno fatto firmare un contratto quinquennale da oltre 5 milioni di euro all’anno. Cifre astronomiche, ma che adesso sembrano persino riduttive rispetto al suo valore, tanto che in Baviera già parlano di un adeguamento e un nuovo contratto più lungo.

Anche perché, tra le altre cose, Jamal è un professionista esemplare, attento ad ogni aspetto, soprattutto quello mentale. Ha letto il libro di Tim Grover, ex allenatore personale di Michael Jordan e Kobe Bryant, quelli del grande Phil Jackson, allenatore che ha portato le due star NBA ripetutamente a vincere il titolo. La mentalità se l’è costruita nel tempo. E l’ha portato ad un livello tale per cui ad oggi la pressione nemmeno la sente più.

“La pressione non la sento molto, in generale. Penso più alle mie prestazioni e alle cose che io posso influenzare. Sono già molto auto-critico e raramente son soddisfatto al 100% del mio rendimento: vedo sempre miglioramenti”, ha ammesso a GOAL e Spox.

Eppure dovrebbe averne in abbondanza sulle spalle, tra goal e assist, centralità nel gioco di una delle squadre più importanti del mondo, con aspettative enormi, occhi addosso in continuazione. E pure la scelta della nazionale, che si è trovato a prendere ancora minorenne, con le proposte sul tavolo dell’Inghilterra - dove è cresciuto calcisticamente - e la Germania, dove è nato e dove è nata la mamma (papà è nigeriano). Niente, anche lì gioca con la sua solita naturalezza. Quasi disarmante per chi guarda, figurarsi per chi lo affronta.

Tutto questo ha portato ai paragoni di cui sopra. E Lothar Matthäus, sempre con il suo stile, lo ha già accostato a Messi, ma si è sentito replicare che “io voglio solo essere Jamal”. Beh, che dire: ci sta riuscendo molto bene.

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