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Milan-Fiorentina 1-2: Amauri e il goal che costò lo Scudetto ai rossoneri

07:30 CEST 30/04/22
Amauri Milan Fiorentina GFX
Approdato alla Fiorentina nel 2012 dopo aver sfiorato il Milan, Amauri segnerà proprio ai rossoneri un goal decisivo per le sorti del campionato.

Un unico goal. Un solo guizzo nell’arco di un’intera stagione che ha cambiato il destino non di una, non di due… ma di ben tre squadre.

Si tratta di un caso probabilmente non unico, ma che rientra certamente nella categoria di quelli rari. Un solo tocco a tu per tu con il portiere al minuto ottantanove di una sfida che sulla carta non doveva avere storia, che ha spinto una squadra verso la conquista dello Scudetto, un’altra verso il raggiungimento di una difficile salvezza, e che ha condannato la terza incomoda al più amaro dei finali di stagione.

Protagonista di questa vicenda è Amauri Carvalho de Oliveira e la compagini le cui stagioni hanno cambiato la loro stessa essenza in virtù di quella sua rete sono la Juventus, la Fiorentina ed il Milan.

La strada che lo ha condotto a quel momento poi diventato a suo modo storico, è stata di quelle in salita e scandita da tanti bivi. Da ragazzo si divide tra il calcio ed ogni tipo di attività possibile che gli consenta di aiutare economicamente la sua famiglia e quando approda in Europa lo fa dopo essersi messo in mostra al Torneo di Viareggio e per partire dalla ‘Serie B’ Svizzera. A scommettere su di lui è infatti il Bellinzona, ma l’avventura dura poco. Un infortunio lo costringe infatti a restare fuori a lungo e così il suo club, dopo un’unica stagione, decide che può anche bastare così.

Da lì in poi un provino che va male in Belgio e l’arrivo in Italia, dove per due mesi vive praticamente da clandestino.

“Andai in Belgio per un provino - ha raccontato ai microfoni di ‘Sport Mediaset’ - ma rimasi in pratica prigioniero in albergo per un settimana. Quando arrivai in Italia vissi per due mesi da clandestino a Torino, non avevo né speranze né il biglietto per tornare in Brasile. Un giorno mi chiamò poi Grimaldi, che in seguito sarebbe diventato il mio procuratore, che mi disse di prendere il primo treno per Napoli. Lì trovai il mio idolo Edmundo e venni aggregato alla Primavera. Fu in quel momento che iniziai a vedere un po’ di luce”.

Quello che attende Amauri, o Amaurì come viene pronunciato in Brasile, è un vero e proprio giro d’Italia che lo porterà da Napoli a Piacenza, da Piacenza ad Empoli e poi ancora a Messina e Verona dove finalmente, con la maglia del Chievo addosso, farà intravedere doti da attaccante di livello.

E’ però a Palermo, tra il 2006 ed il 2008 che il centravanti Carapicuíba esplode definitivamente. In alcune partite è immarcabile e questo anche perché madre natura gli ha donato una struttura fisica che gli permette di vincere praticamente tutti i duelli con il diretto marcatore. E’ veloce, potente, quando stacca di testa dà l’impressione a volte di arrampicarsi in cielo e, a tutto ciò, aggiunge doti tecniche e balistiche rimaste per anni quasi nascoste nell’ultimo comparto di quella valigia carica di sogni con la quale era partito dal Brasile.

L’anatroccolo da un giorno all’altro diventa cigno e incubo dei difensori avversari e così, nell’estate del 2008, dopo 23 reti segnate in 57 partite con quella maglia rosanero che ha indossato per due anni, si riscopre anche protagonista del calciomercato.

Amauri diventa a 28 anni e dopo una lunghissima gavetta, uno degli attaccanti più desiderati dell’intera Serie A e, ad anticipare tutti nella corsa che porta al suo prezioso cartellino è la Juventus. Il club bianconero versa nelle casse del Palermo 23 milioni di euro pur di farlo suo e a detta di molti quel colpo equivale ad un affare.

Approdando all’ombra della Mole, Amauri si trova dischiuse davanti a sé le porte del grande calcio. Si è guadagnato la possibilità di giocare in uno dei club più prestigiosi al mondo e di ambire ai trofei più importanti.

La prima stagione in bianconero è anche positiva, ma dalla seconda in poi qualcosa si inceppa. Ai pochi goal, alterna lunghi momenti di digiuno e spesso sembra essere l’ombra del giocatore che si era meritato quella grande occasione.

Nel gennaio del 2011, dopo mesi vissuti da comprimario e senza lo straccio di un solo goal messo a segno in campionato, si trasferisce in prestito al Parma, squadra con la quale dimostra di non essere stato un abbaglio.

Torna a scaraventare i palloni in rete con grande facilità e a regalare magie come faceva ai tempi del Palermo e quando si tratterà di tornare a Torino, lo farà con sette reti in più nel suo curriculum, marcate in appena undici partite.

Sembrano esserci tutti i presupposti per una rinascita tecnica e calcistica, ma c’è un problema: non rientra più nei piani della Juventus e del suo nuovo allenatore Antonio Conte.

“Non rientravo tra i giocatori scelti da Marotta, ma sentivo di avere l’appoggio di Conte - spiegherà anni dopo a ‘Sky’ - Provarono a cedermi al Marsiglia, ma decisi di restare e rifiutai. Venni allora messo fuori rosa e non giocai più”.

Nel gennaio del 2012, alla soglia dei 32 anni, Amauri è cosciente del fatto che alla Juve per lui non c’è più spazio. Non ha totalizzato nessuna presenza nel corso della stagione e sa che deve prendere una decisione: tornare a sentirsi calciatore, o vivere ai margini di un gruppo che intanto macina punti in campionato.

E’ nel momento stesso in cui lascia la Juventus, che diventa paradossalmente l’uomo in più per la Juventus. Prima di arrivare però a quel goal che cambierà il corso delle cose per tanti, c’è un’ulteriore scelta da fare: da dove ripartire.

A metterci lo zampino è quella fabbrica che produce colpi, illusioni e occasioni mancate che si chiama calciomercato. Sì perché Amauri impiega pochissimo tempo a scegliere la sua nuova destinazione: c’è il Milan che lo vuole e non potrebbe esserci cosa migliore.

I rossoneri stanno contendendo lo Scudetto alla Juventus e sono alla ricerca di una punta da aggiungere al proprio reparto offensivo. Per giorni l’operazione viene data per conclusa per la soddisfazione di tutti, ma Amauri la maglia rossonera non la vestirà mai.

“Sarei dovuto andare al Milan a fine gennaio, ma poi mi dissero che la trattativa non si sarebbe conclusa. Io non potevo restare fermo per una stagione intera e così passai alla Fiorentina. Andai a Firenze, ma era a Milano che in realtà dovevo andare”.

L’operazione con i rossoneri sfuma per un motivo molto semplice: la Juve è ben disposta a cedere anche gratis (o quasi) il cartellino dell’attaccante, ma se a prelevarlo devono essere i rivali nella corsa che conduce allo Scudetto, le cose cambiano. Prendere Amauri costa insomma praticamente nulla per chiunque, ma il prezzo fissato per il Milan è di circa sei milioni. Troppi per Galliani.

L’attaccante, che intanto da brasiliano è diventato italo-brasiliano, sbarca dunque a Firenze a fronte di un esborso da circa mezzo milione di euro. Da un giorno all’altro si trova catapultato dalla lotta per lo Scudetto a quella per la salvezza, ma almeno avrà tanti minuti assicurati.

La Fiorentina sta vivendo un’annata travagliata e, dopo aver ceduto Gilardino al Genoa, trova in Amauri il nuovo bomber sul quale appoggiare il peso del suo attacco.

Delio Rossi, nonostante i tanti mesi di inattività, gli offre subito una maglia da titolare. Amauri esordisce in viola il 29 gennaio del 2012 in una sfida vinta con il Siena. Il goal non arriva, ma la prestazione è ottima. Da trascinatore vero.

Non segna nemmeno contro l’Udinese, il Napoli, il Bologna e non trova la via della rete nemmeno durante tutto il mese di marzo. La volontà c’è e in campo si vede, ma ad una squadra che ha un disperato bisogno di goal per la salvezza serve anche altro.

E’ così che si arriva al 7 aprile 2012. Trentunesimo turno di campionato. La Fiorentina è diciassettesima con appena 33 punti messi in cascina e cinque lunghezze di vantaggio sul Lecce terzultimo, ed è chiamata a sfidare a San Siro il Milan che di punti ne ha quasi il doppio (64) e che è primo in classifica. Sulla carta non c’è storia.

Il Milan parte forte con l’obiettivo di chiudere in fretta la pratica, ma i gigliati mettono in campo tutto ciò che hanno. I rossoneri, guidati in panchina da Massimiliano Allegri, ci provano in ogni modo e finalmente passano al 31’ quando Zlatan Ibrahimovic trasforma un calcio di rigore assegnato per un fallo in area di Nastasic ai danni di Maxi Lopez.

Avanti di un goal, il Milan continua a spingere ma o difetta in precisione sotto porta, o viene fermato da un Boruc in buona giornata, o ancora dalla sfortuna, come accade in finale di prima frazione quando Maxi Lopez deve arrendersi al palo. Palo interno per la precisione.

Quando le squadre tornano in campo per il secondo tempo, ogni discorso è ancora aperto e incredibilmente la Fiorentina trova anche il pareggio al 47’ quando Jovetic, di gran lunga il più ispirato dei suoi, servito da De Silvestri si invola verso Abbiati e lo trafigge per l’1-1. E’ il goal che gela San Siro e che dà il via al nuovo assalto rossonero.

Il Milan va più volte alla conclusione, ma come accaduto nei primi 45’, non sfonda come vorrebbe. Nell’aria si inizi ad avvertire odore di beffa, ma il peggio deve ancora accadere. Al 77’, Delio Rossi sostituisce Ljajic con Amauri e la sua si rivelerà essere un’intuizione giusta.

All’89’ infatti, Mexes sbaglia clamorosamente un intervento di testa, l’attaccante italo-brasiliano prende il pallone, chiude un uno-due con Jovetic al limite dell’aera e presentatosi a tu per tu con il portiere avversario non gli lascia scampo. E’ la rete che per i viola vale una vittoria vitale e che cambia per sempre le sorti del campionato di Serie A 2011-2012.

La Juventus, che scende in campo alle 18.30 e quindi sapendo già il risultato del Milan, a Palermo si impone per 2-0 con reti di Bonucci e Quagliarella, completando così un insperato sorpasso in vetta.

Al termine del 31° turno di Serie A, la nuova classifica recita: Juventus 65, Milan 64. La Fiorentina invece grazie a quel successo, conserva le cinque lunghezze di vantaggio sulla zona retrocessione e scavalca in un solo colpo Parma e Genoa.

“Mi viene quasi da ridere - spiegherà poi Amauri a ‘ViolaChannel’ - A Torino ho vissuto momenti difficili e ora la Juve è prima grazie ad un mio goal. Se me l’avessero detto un anno fa non ci avrei mai creduto. Quando ho segnato il mio primo pensiero non è stato per la mia ex squadra, ma per mia moglie. Adesso voglio dimostrare quello che valgo e voglio far vedere che sono ancora un giocatore importante. Firenze mi piace e voglio convincere tutti che posso restare qui anche la prossima stagione”.

Amauri in realtà non segnerà mai più con la maglia viola addosso. Giocherà anzi solo un altro paio di partite, prima che un infortunio ponga fine alla sua stagione e alla sua esperienza sulle rive dell’Arno.

Juventus e Milan intanto continuano a darsi battaglia in campionato, viaggiando sempre separate da quell’unico punto. Questo almeno fino al 37° turno, quando i bianconeri battono 2-0 il Cagliari a Trieste e i rossoneri vengono invece battuti 4-2 dall’Inter in un derby che si erano trovati a condurre per 2-1 grazie ad una doppietta di Ibrahimovic.

Gli uomini di Conte dunque, presa la vetta in quell’incredibile sabato del 7 aprile 2012, non la lasceranno più. Per la Juve sarà il primo di nove Scudetti vinti consecutivamente.

“È stato bello - racconterà Amauri a ‘FootballStation’ - non sono riuscito a dare il massimo con i bianconeri, ma ho dato comunque un piccolo contributo al primo Scudetto".

La Fiorentina riuscirà poi a salvarsi solo alla penultima giornata grazie ad una vittoria nello scontro diretto contro il Lecce. Raggiungerà il suo obiettivo dopo una sorta di agonia contraddistinta da sconfitte roboanti e anche dai famosi pugni rifilati da Delio Rossi a Ljajic. Un altro evento che ha cambiato diversi destini.

Amauri ripartirà da Parma, dove resterà per un paio di anni, poi tornerà a Torino, ma questa volta per vestire la maglia granata. Chiuderà la sua carriera negli USA, dopo aver giocato in NASL con i Fort Lauderdale Strikers ed i New York Cosmos, lontano dai riflettori di quel calcio che conta, che con tanta tenacia aveva raggiunto.

Quello segnato il 7 aprile 2012 non verrà certamente ricordato come il suo goal più bello, ma è stato probabilmente il più pesante in assoluto.

Il destino gli aveva riservato un ruolo da protagonista assoluto in quella corsa Scudetto, solo che non lo sapevano né lui, né la Juventus, né il Milan…