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Marcelo Salas, l'irresistibile 'Matador' del Cile

08:43 CET 24/12/21
GFX Salas
Esploso con l'Universidad de Chile, Salas si conferma con il River Plate e si consacra con Lazio e Juventus. Oggi gestisce un'azienda di mirtilli.

È il goleador per antonomasia del calcio cileno, fra i 3 più forti giocatori di sempre del suo Paese assieme al difensore Elías Figueroa e a Ivan Zamorano, con cui ha spesso giocato assieme in Nazionale. Marcelo Salas deteneva fino a qualche anno fa con 37 goal il record di capocannoniere all-time della Roja, superato soltanto di recente da Eduardo Vargas (38) e Alexis Sánchez (45), e fra i primi 5 bomber della graduatoria resta il primo per media-goal, pari a 0,53 a gara. 

Dopo aver vinto tutto in Sudamerica ed essere diventato un idolo dei tifosi, 'El Matador' trova nel calcio italiano la sua consacrazione definitiva, vincendo tanto con le maglie di Lazio e Juventus, prima che la fortuna gli volga le spalle e un grave infortunio lo porti a un prematuro declino a causa di problemi fisici.

DALL'UNIVERSIDAD DE CHILE AL RIVER PLATE

Nato a Temuco, nel Sud del Cile, il 24 dicembre 1974, Salas è un indio di etnia Mapuche. I Mapuche erano un popolo amerindo che praticava un'economia di sussistenza basata sull'agricoltura, con un venerato rispetto per la terra.

"Non nascondo le mie origini, - dirà Salas in un'intervista a 'La Repubblica' nel 1998 - essere Mapuche in Cile significa essere considerati dei contadini, dei diseredati, un popolo che ha sempre combattuto contro gli spagnoli, ma che alla fine ha perso tutto ed è stato confinato nelle riserve. Siamo gente dura noi, non ci nascondiamo, attacchiamo. Ma oggi come oggi devo anche ammettere che di quello stile di vita a me resta poco, quindi non mi voglio mettere a fare l'elegia esagerata delle mie radici. Ci sono, contano, guai a chi le calpesta, ma non devono diventare uno stupido ritornello".

Marcelo adora Garrincha e fin da bambino inizia a giocare a calcio nella squadra della sua città, il Deportes Temuco. È suo padre a un certo punto a portarlo nella capitale, Santiago del Cile, per farlo entrare nelle Giovanili dell'Universidad de Chile. Qui si forma e nel 1993 passa in Prima squadra e fa il suo debutto da professionista. Il 4 gennaio 1994 è già titolare nel match contro il Cobreloa. 

Gioca da centravanti, ruolo nel quale, pur non essendo molto alto (un metro e 73 centimetri per 73 chilogrammi), eccelle grazie a un fisico che sembra perfetto per far goal. Ha il baricentro basso e due gambe muscolose ed elastiche, che come delle molle gli permettono di avere un'elevazione fuori dal comune.

La prima tripletta in carriera è storica: la rifila il 10 aprile 1994 in Coppa al Colo Colo nel 'Clasico' del Cile, che lo vede assoluto protagonista e mattatore. Salas trafigge la difesa avversaria come un torero fa con i tori. Dopo la gara, il giornalista sportivo di 'Don Balón', Danilo Díaz, lo battezza così 'El Matador', nome ispirato anche alla canzone omonima del gruppo musicale argentino Los Fabulosos Cadillacs, che impazza in quel periodo in tutta l'America Latina e che gli stessi tifosi della 'U' hanno intonato a lungo durante il derby.

A Salas il soprannome piace e ci prende gusto. Così brevetta un'esultanza ad hoc dopo ogni sua rete, che ricorda quella di un torero dopo una corrida: rivolto verso i suoi tifosi, appoggia una gamba per terra, china il capo e allunga il braccio destro con l'indice puntato verso il cielo.

L'Universidad de Chile si ritrova in squadra un bomber letale, che così forte il calcio cileno non aveva mai conosciuto prima. Salas impressiona e colleziona numeri monstre. Dopo l'anno d'esordio, il 1993, con 15 presenze e un goal, nel 1994 segna 41 reti (27 in campionato) in 46 partite, laureandosi anche re dei bomber della Coppa del Cile, nel 1995 si conferma con 22 (17 in campionato) centri in 38 partite. 

Su di lui punta il River Plate, che lo acquista per poco meno di 3 milioni di euro attuali e lo porta a Buenos Aires, dopo averlo soffiato al Boca Juniors. I Millonarios sono convinti che con i suoi goal e la classe del 'Principe de Montevideo', Enzo Francescoli, la squadra possa ambire a diventare la più forte del Mondo.

Ma le critiche, fra cui quelle di Diego Armando Maradona, che non crede che un cileno possa far bene in Argentina, non mancano. Salas risponde con i fatti, zittendo tutti ancora una volta in un Clasico, quello contro il Boca Juniors del 'Diez', che si gioca il 30 settembre 1996 alla Bombonera. 'El Matador' colpisce inesorabilmente gli Xeneizes, realizzando la prima rete della sua nuova avventura e conquistando i suoi nuovi tifosi. 

Salas, che dal 1994 ha iniziato a giocare anche con la Nazionale maggiore del Cile, totalizza 31 goal in 67 partite con i Millonarios e fa incetta di titoli di squadra e individuali.

L'ANNO MAGICO 1997

Già nella prima stagione, il 1996, conquista il Titolo di Clausura argentino e perde la Coppa Intercontinentale contro la Juventus a Tokyo (ma gioca soltanto nei minuti finali subentrando a Julio Cruz) per un gran goal di Del Piero. Le sue prodezze gli valgono il riconoscimento di 'Miglior attaccante del Sudamerica'.

Il suo anno magico è tuttavia il 1997, stagione in cui sembra che tutto ciò che Salas tocca si trasforma in oro. Conquista 2 Titoli, Apertura e Clausura e la Supercoppa sudamericana, e a livello personale oltre al bis quale 'Miglior attaccante del Sudamerica', si aggiudica a fine anno il riconoscimento di Giocatore sudamericano dell'anno e di Giocatore dell'anno dell'Argentina. Salas a quel punto è pronto a sbarcare in Europa, non prima di aver mostrato il suo valore ai Mondiali di Francia '98.

Per evitare brutte sorprese, il River Plate fissa un prezzo di 30 milioni di dollari, circa 25 milioni di euro attuali, per il suo cartellino.

I MONDIALI 1998 E LA DOPPIETTA ALL'ITALIA

Il Cile è inserito nei Mondiali francesi nel girone dell'Italia, e proprio contro gli Azzurri si presenta in grande stile Salas, che già aveva segnato una doppietta a Wembley all'Inghilterra l'11 febbraio 1998. A Bordeaux, dopo il vantaggio iniziale di Vieri, 'El Matador', che forma con Zamorano la 'Coppia Sa-Za', sfodera per due volte la sua classica esultanza. Prima pareggia con un guizzo sotto porta su assist di Zamorano, poi trova il 2-1 con un imperioso stacco di testa, battendo in elevazione Cannavaro.

Il goal è paragonato per bellezza a quello segnato da Pelé sempre agli Azzurri nella finale di Messico 1970. Solo un rigore dubbio concesso per un tocco di mano nel finale porterà al 2-2 finale, grazie alla trasformazione di Roberto Baggio. Il Cile chiude al 2° posto e va agli ottavi, dove deve però fare i conti con il Brasile stellare del 'Fenomeno' Ronaldo e viene estromesso dal torneo.

Il segno però è rimasto. Diverse big d'Europa se lo contendono, ma a spuntarla è incredibilmente Sergio Cragnotti, il patron della Lazio, che a suon di miliardi sta costruendo una squadra per cercare di vincere lo Scudetto.

GLI ANNI D'ORO CON LA LAZIO

L'Aquila 'brucia' le altre contendenti, raggiungendo un accordo con il River Plate sulla base di 31 miliardi di Lire già nel gennaio 1998. E in seguito ne spenderà altri 48 per strappare all'Atletico Madrid Christian Vieri. Proprio loro, a segno entrambi in Italia-Cile, guideranno a suon di goal l'attacco biancoceleste.

"Visto che io l'anno seguente ero stato migliore d'America, i biancocelesti avevano deciso di comprarmi, ma senza conoscermi molto - racconterà - Alcuni della dirigenza vennero a vedermi nella partita contro l'Inghilterra a Wembley in aereo privato e si chiedevano: 'Chi compriamo?', e il Ds. diceva: ‘Prendiamo l’11’. Per fortunata segnai due goal e, il giorno dopo quel match, fui presentato a Roma".

All'Hotel Hilton di Roma, il 12 febbraio, la Lazio presenta il centravanti cileno, accolto dal coro "Marcelo Goal" intonato dagli Irriducibili.

''Posso adattarmi facilmente agli schemi che mi si chiedono, aiuto i compagni, sono molto generoso anche nel recupero del pallone e tecnicamente non sono male. Non faccio promesse, non è nel mio stile. Posso assicurare invece il massimo impegno. Ho aspettative molto grandi e sono certo di riuscire a far bene nella Lazio''. 

Al 'Matador' va un ingaggio da 5 miliardi all'anno, ma lui non si monta la testa.

"Ho comprato casa ai miei, me la sono comprata per me, ho preso un po' di terra, ma per il resto sono così nuovo ai tanti soldi che li tengo fermi in banca. E se sogno, sogno sempre quello sfigato di Garrincha, morto povero e alcolizzato, con le sue donne che al funerale litigarono per gli spiccioli".

Saggio fuori dal campo, sanguigno sul terreno di gioco, Salas conquista in breve tempo anche i nuovi tifosi biancocelesti. Debutta il 29 agosto 1998 nella Supercoppa italiana contro la Juventus (2-1), poi in campionato contro il Piacenza il 13 settembre, trovando la sua prima rete italiana contro l'Inter. Goal, grandi giocate, spettacolo. Roma, sponda biancoceleste, sogna.

La squadra di Eriksson è un rullo compressore: Salas segna ben 24 reti totali (15 in Serie A) in 43 presenze, dimostrando che i soldi per lui sono stati ben spesi. Il primo anno porta in dote ai capitolini anche la Coppa delle Coppe, conquistata battendo in finale il Maiorca, ma il Milan di Zaccheroni la rimonta in extremis in campionato e lo Scudetto sfuma. Nel 1999/2000 arriva il riscatto: la Lazio vince il suo 2° storico Scudetto, cui aggiunge la Coppa Italia e la Supercoppa Europea, quest'ultima decisa proprio da un guizzo di Salas contro il Manchester United. 

Il cileno in 3 anni segna 49 reti (34 in Serie A) in 117 presenze, e quando alla porta di Cragnotti bussano le altre big per il suo cartellino, il patron non può più trattenerlo.

SALAS ALLA JUVENTUS: INFORTUNIO E DECLINO

Nel 2001 'El Matador' passa così alla Juventus, che per lui sborsa 52 miliardi, 25 cash più il cartellino di Darko Kovacevic, che si trasferisce invece da Torino a Roma. I bianconeri sognano con il tridente Del Piero-Trezeguet-Salas, ma l'avventura con la Vecchia Signora del centravanti sarà tutt'altro che esaltante.

Sono due buche nel mese di ottobre a comprometterla. La prima è quella provocata da Riccardo Maspero, giocatore del Torino, che in un acceso derby, fermo in quel momentosul 3-3, dopo che l'arbitro assegna un calcio di rigore ai bianconeri, scava con i tacchetti sul dischetto del Delle Alpi. Dagli undici metri si presenta proprio il povero Salas, che ignaro di quanto ordito dal suo avversario, spara altissimo in curva il pallone del possibile 4-3 per Madama. Niente esultanza del 'Matador', questa volta, ma braccia alzate verso i tifosi in segno di scusa.

Ancora peggiore è la buca del Dall'Ara di Bologna nella quale resta piantato il piede di Salas. Il suo ginocchio destro compie un'innaturale torsione e la diagnosi dell'infortunio sarà tremenda: "Lesione totale del legamento crociato anteriore e di un paio di menischi". La sua prima stagione all'ombra della Mole è già finita. La Juve e il cileno vincono 2 Scudetti consecutivi e una Supercoppa Italiana, ma il suo apporto sarà limitato a 4 reti in 32 presenze.

Quando ritorna in campo Salas non è più il giocatore fenomenale di prima, l'esplosività delle gambe non c'è più, anche se il fiuto sotto rete è sempre quello.

GLI ULTIMI ANNI E L'ATTIVITÀ IMPRENDITORIALE

'El Matador' nel 2003 saluta la Juventus per tornare a casa, a Buenos Aires, con il River Plate di Manuel Pellegrini. L'apporto alla squadra si limita a 17 reti in 2 anni, e a sprazzi del gran centravanti che fu. Vince comunque un altro torneo di Clausura argentino nel 2004, prima di vivere le sue ultime stagioni in patria con la squadra dove era cresciuto, l'Universidad de Chile. 

Nel 2007 dice addio alla Roja, mentre il 28 novembre 2008, prima di compiere 34 anni, appende le scarpette al chiodo. Conclusa la carriera agonistica, acquista il club dove aveva tirato i primi calci, il Deportivo Temuco, militante nella Primera B, la Serie B del Cile, e ne diventa anche il Direttore sportivo. 

Nei terreni acquistati con i suoi guadagni ha aperto inoltre un'azienda agricola specializzata nella coltivazione dei mirtilli, che esporta poi in Europa e in Asia. Sempre in buona forma, nel 2017 ha fatto visita alla Lazio, la sua ex squadra, guidata in quel momento dal suo ex compagno di squadra Simone Inzaghi.

"La Juventus era abituata a vincere, - dirà sulla sua avventura italiana - vincere con la Lazio, dopo 25 anni, è stato sicuramente più emozionante. Lo Scudetto a Roma, città dove sono nati anche i miei figli, è stato un momento importante della mia carriera".