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Marcell Jansen e il troppo amore per l'Amburgo: dal ritiro a 29 anni alla presidenza

09:06 CET 11/11/22
Marcell Jansen
Ha smesso di giocare perché non se la sentiva di vestire altre maglie: oggi è al vertice del club che annaspa in seconda serie.
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“Ho sempre detto che non avrei mai giocato in un altro club. E così sarà”. 

Gerard Piqué ha annunciato il ritiro dopo una carriera passata quasi interamente al Barcellona, con i colori blaugrana nel cuore. Ha dedicato la sua vita al club di cui era tifoso sin da bambino, di cui è poi stato una leggenda. Ora in Catalogna sono pronti a giurare che Piqué prima o poi si candiderà alla presidenza.

Un percorso che non sarebbe affatto inusuale e che soprattutto in Germania ha diversi esponenti di primo piano, non ultimo Oliver Kahn, arrivato al vertice della piramide sportiva del Bayern Monaco dopo esserne stato portiere e capitano, succedendo ad un altro simbolo come Karl-Heinz Rummenigge. Thomas Hitzlsperger a Stoccarda, Marcel Schäfer al Wolfsburg, ‘Susi’ Zorc al Dortmund. Capitani diventati alti dirigenti delle società che hanno capitanato.

Anche Marcell Jansen è passato dal calcio alla scrivania dell’Amburgo, il club per cui ha giocato per 7 anni, dal 2007 al 2015. Oggi ne è il presidente, a 37 anni. È uno degli uomini simbolo della società anseatica, che vive periodi difficili bloccato dal 2018 in Zweite Bundesliga alla ricerca di una promozione che continua a sfuggire.

UN AMORE NATO NEL TEMPO

Così come Piqué, anche il classe 1985 ha deciso di dedicare la sua vita al club di cui non è sempre stato tifoso, ma del quale si è innamorato, decidendo di spenderci anche il suo post carriera in campo. Un post che è arrivato relativamente presto, poiché si è ritirato quando ancora aveva 29 anni e, al netto di alcuni problemi fisici, non era ancora del tutto nella fase calante della carriera.

La decisione di appendere gli scarpini al chiodo è stata presa per un motivo preciso: la decisione del club di non rinnovare il suo contratto in scadenza, che lo avrebbe costretto a tornare sul mercato alla ricerca di una nuova avventura. Un qualcosa che non si sentiva di fare, a causa del troppo amore che provava per l’Amburgo.

“Ci ho pensato durante quest’estate, avevo tante buone offerte ma ho capito di non voler continuare a giocare - ha raccontato alla Bild - Sono in eccellenti condizioni fisiche, posso essere preso a parametro zero e guadagnare ancora molto, ma preferisco rinunciare ai soldi perché negli ultimi anni mi sono legato emotivamente all’Amburgo. Continuerò a vivere in questa città e ad amare questo club. Ma in questo momento non riuscirei a giocare per un’altra squadra, a baciare un altro stemma, perché non sarebbe giusto. E poi in carriera ho guadagnato abbastanza da poterlo fare solo per passione”.

Con l’Amburgo, come detto, non è stato un amore dalla nascita. Ma lo è diventato col tempo.

LA CARRIERA DI MARCELL JANSEN

La prima squadra dell’ex terzino sinistro è stata il Borussia Mönchengladbach, quella della sua città natale. Il primo allenatore a credere in lui è stato Dick Advocaat. Ben presto sono arrivate le convocazioni nelle nazionali: prima l’Under-21, poi anche quella maggiore. Si guadagnò un posto nei 23 per il Mondiale 2006, quando secondo molti era considerato al pari di Philipp Lahm l’esterno difensivo del futuro della Germania.

Anche se non sempre è stato un titolare, per Joachim Löw è sempre stato un punto fermo nelle convocazioni. A maggior ragione dopo il suo trasferimento al Bayern Monaco nell’estate 2007, la stessa in cui in Baviera sbarcarono due destinati a lasciare il segno come Luca Toni e Franck Ribéry. 

Ci sarebbe rimasto soltanto un anno, alternando prestazioni buone e meno buone, ma con poca continuità, prima di passare all’Amburgo per altri 9 milioni di euro. Era una squadra in ascesa, che stava reinvestendo quando incassato dalle cessioni di Rafael van der Vaart al Real Madrid e Vincent Kompany al Manchester City. Nella stessa estate giocò il secondo tempo della finale dell’Europeo, sostituendo l’infortunato Lahm: un ricordo amaro, visto che perse 0-1.

Jansen all’Amburgo ha trovato il proprio posto, ovviamente fisso sulla fascia sinistra, alto o basso anche a seconda della compagnia e degli acciacchi fisici che non lo hanno mai lasciato del tutto in pace. 187 presenze dal 2008 al 2015, nessuno più di lui nello stesso arco di tempo. Nel mentre, Löw lo chiama in nazionale. Si fida di lui, del suo mancino e della sua corsa. Va al Mondiale 2010. Sfiora quello del 2014: si rompe i legamenti della caviglia a marzo ed esce dal giro. Perde l’occasione di una vita. 

La stagione dopo sarebbe stata la sua ultima con l’Hsv da calciatore, chiusa con la decisione di ritirarsi. In Germania se ne discusse per molto tempo e non mancarono le polemiche, su tutte quella di Rudi Völler.

"Chiunque faccia una cosa del genere non ha mai amato il calcio”.

JANSEN, IL PRESENTE

Sono passati oltre 7 anni dal suo ritiro. Oggi Marcell Jansen gioca ancora, ovviamente con la maglia dell’Amburgo. Solo che non lo fa più da terzino in Bundesliga con la prima squadra, ma da attaccante nella Oberliga Hamburg (uno dei 14 gironi della quinta divisione) con la terza squadra. Di recente si è anche segnalato per una tripletta da subentrato.

"Senza antidolorifici e cavigliere non funzionerebbe più niente” ha raccontato alla ‘Ndr’.

Ha sviluppato le proprie passioni lontano dal calcio, rendendole un lavoro. È diventato imprenditore nel settore alimentare, occupandosi di healthy food, nell’ambito delle forniture mediche. "Faccio solo cose in cui mi riconosco al cento per cento”, ha spiegato.

Ecco perché la sua occupazione primaria non poteva non essere all’interno dell’Amburgo, del club che ama e per il quale si è ritirato. Marcell Jansen è infatti il presidente della sezione sportiva e negli ultimi anni è anche stato presidente del consiglio dii sorveglianza, di fatto la carica massima che si possa avere. Lo è diventato a soli 35 anni, prima di fare un passo indietro negli scorsi mesi.

Non ricopre un ruolo semplice, vista la situazione in cui gravita l’Hsv. Quando è entrato a far parte del comitato direttivo nell’inverno 2018 la squadra era nei bassifondi della Bundesliga e a fine stagione sarebbe retrocessa. Da lì ha continuato ad annaspare in seconda serie, tra crolli primaverili che hanno pregiudicato le promozioni e continui cambi di allenatore. Poi è diventato il presidente, si è preso le maggiori responsabilità.

Onori e oneri. Non tutti i tifosi lo amano. E anche nei piani alti affronta giornalmente critiche pesanti, come quelle di Klaus-Michael Kühne, investitore inviso ai fan che vorrebbe rilevare una quota di azioni dell’Amburgo - per ora non ci è riuscito - il quale più volte si è esposto in favore di una dipartita dell’ex terzino.

“Ha un effetto negativo sul club. Spero che arrivino nuove persone da fuori. Abbiamo bisogno di un nuovo inizio. L’HSV merita finalmente un quadro in cui non ci siano continue preoccupazioni finanziarie e litigi personali”, ha detto in un'intervista all'Hamburger Abendblatt.

Marcell però di questo non se n’è mai preoccupato. Va avanti per la sua strada. Guidato soltanto dall’amore per l’Amburgo. Quello che lo ha spinto a lasciare il calcio e lo spingerà per tutta la sua vita calcistica.