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Da scarto a talento: i due anni di Lorenzo Pellegrini al Sassuolo

07:59 CET 13/02/22
pellegrini grafica sassuolo
Due anni in neroverde per l'attuale capitano della Roma. Sotto la guida di Di Francesco è passato da giovane promessa a calciatore da grande squadra.

Romano, romanista, capitano. Un trittico che sembra diventato da oltre trent’anni un marchio di fabbrica dalle parti di Trigoria.

Da Giannini ad Alessandro Florenzi, a partire dagli anni Novanta la Roma ha sempre avuto un capitano con queste caratteristiche, di cui Francesco Totti e Daniele De Rossi sono stati i due esponenti di spicco. Con una sola eccezione: il semestre ad interim di Edin Dzeko nel 2020.

L’ultimo in ordine di tempo a raccogliere questa eredità e protrarla nel tempo è stato Lorenzo Pellegrini. Uno che questa chance per ben due volte ha rischiato di perderla. Una volta per motivi di salute, l’altra per la poca fiducia riposta in lui.

Ai tempi degli Allievi Nazionali, appena quindicenne dove era approdato dopo una lunga trafila nel corso della quale era passato da centravanti a centrocampista a quel punto, gli viene diagnosticata un’aritmia cardiaca.

Un problema non da poco, specialmente per un adolescente nel pieno dello sviluppo. Al giovane talento viene revocata l’idoneità sportiva e per quattro mesi è costretto al riposo assoluto. Anche un allenamento può metterlo a rischio. Di quel periodo ne ha parlato anche in un'intervista al Corriere dello Sport.

"Ogni sera cercavo di capire la frequenza dei miei battiti irregolari. Mi sedevo sul letto aspettando il silenzio assoluto, poi chiudevo gli occhi e contavo i battiti. Tum… tum… tum... Sono diventato dottore di me stesso. Mi facevo un checkup ogni giorno".

Per fortuna il problema cardiaco si rivela di natura temporanea e non congenita. Pellegrini torna dunque ad allenarsi pronto finalmente a riprendere il suo percorso dopo uno stop brusco e inaspettato.

Da lì in poi, il centrocampista prosegue la sua trafila giovanile fino al tanto agognato approdo in Primavera. Alberto De Rossi ne fiuta subito il talento e la personalità, dandogli la fascia da capitano di quella squadra capace di sfiorare la vittoria della Youth League.

Nel 2015 c’è addirittura la soddisfazione dell’esordio in Serie A. La Roma, in mano a Rudi Garcia, ha intrapreso un tunnel di risultati non entusiasmanti ma si ritrova suo malgrado al secondo posto in classifica.

A Cesena i giallorossi vincono una trasferta delicata per 1-0 grazie alla rete di Daniele De Rossi. A metà del secondo tempo, l’allenatore francese decide che è arrivato il momento di dare spazio anche a questo interessante profilo su cui aleggia la benedizione degli addetti al settore Primavera di Trigoria.

Entra in favore di Salih Uçan, non proprio uno che ha lasciato un segno indelebile nei quasi 95 anni di storia del club romanista.

Ma è proprio al termine del periodo di maturazione nelle giovanili che Pellegrini, come molti altri nella sua condizione, rischia di perdersi.

La Roma della seconda metà degli anni Duemiladieci a centrocampo dispone di una gamma variegata e qualitativamente ineccepibile di centrocampisti. Oltre al sopracitato De Rossi, a comporre il pacchetto mediano romanista ci sono Radja Nainggolan, Seydou Keita, Kevin Strootman, Miralem Pjanic e Leandro Paredes.

Tutti più pronti del giovane Pellegrini, che viene sacrificato sull'altare del bilancio. Ad approfittarne è il Sassuolo, che se lo aggiudica per poco più di un milione di euro.

Un grande intenditore di questo sport come Walter Sabatini intuisce però che nel ragazzo c'è qualcosa di più di quanto fatto vedere fino a quel momento e nell'affare fa inserire una clausola di riacquisto per 10 milioni di euro. Una mossa che due anni dopo fornirà alla Roma un centrocampista destinato a lasciare un segno in giallorosso.

A Sassuolo, Pellegrini trova uno che Roma la conosce bene: Eusebio Di Francesco. L'allenatore pescarese è in quegli anni uno dei profili emergenti di tecnici di nuova generazione in grado di proporre un calcio interessante.

Dopo aver conquistato la promozione in Serie A nel 2013, Di Francesco ha costruito anno dopo anno delle fondamenta solide. Il Sassuolo da casupola di periferia ambisce a diventare un bel palazzetto del centro città.

E Pellegrini si inserisce alla perfezione in quel processo di gentrificazione pianificato dalla famiglia Squinzi.

L'impatto con la nuova realtà avviene gradualmente, tanto che per le prime dieci partite non viene mai mandato in campo nemmeno per un minuto.

L'esordio in neroverde arriva l'8 novembre 2015 contro il Carpi. Con la Sampdoria invece, un mese dopo, il primo goal in Serie A alla terza presenza complessiva da professionista in massima serie.

Si tratta del preludio per una graduale ma costante ascesa nelle gerarchie del centrocampo e nella considerazione di Di Francesco. Il tecnico inizia a mandarlo in campo sempre più spesso, facendo di lui prima un comprimario e poi un titolare fisso.

Con le sue prestazioni, Pellegrini aiuta il Sassuolo a centrare una storica qualificazione all'Europa League.

Un risultato che ancora oggi rappresenta il più alto piazzamento in campionato nella storia del Sassuolo e aggiunge i neroverdi alla lista di squadre italiane ad aver preso parte almeno una volta ad una competizione europea.

A fine stagione dalle parti di Trigoria iniziano a interrogarsi sull'operazione messa a segno un anno prima. Pellegrini resta a Sassuolo ma inizia ad attirare su di lui le attenzioni di diverse squadre europee tra cui Juventus e Chelsea.

Il secondo anno nella capitale delle piastrelle di ceramica è per il centrocampista nato nel 1996 quello della consacrazione.

Chiude la sua annata con l'esordio in Europa, 8 goal e 6 assist complessivi in stagione tra campionato e coppe e soprattutto la consapevolezza di essere finalmente sbocciato e pronto per il salto in una grande squadra.

Prima che altre squadre possano portarlo via, la Roma esercita il diritto di riacquisto sapientemente inserito nell'affare un paio di anni prima.

Il Sassuolo incassa così 10 milioni di euro, mentre i giallorossi si riprendono un calciatore che hanno rischiato di perdere ma sul quale ora possono fare affidamento a fronte di un esborso ampiamente al di sotto dei prezzi in circolazione sul mercato. Pellegrini segue il richiamo del cuore, ma resterà sempre legato al biennio in Emilia Romagna.

Anche quando ha avuto modo di segnare al Sassuolo, affrontandolo per la prima volta da avversario nella sfida del dicembre 2017 giocata all'Olimpico e terminata 1-1, Pellegrini ha manifestato un'esultanza molto moderata.

Segno che è ancora molto grande la riconoscenza al club che gli ha permesso di crescere, maturare e realizzare il sogno di tornare a giocare per la sua squadra del cuore.

Sassuolo ancora oggi continua a confermarsi un'isola felice per ragazzi provenienti dalle squadre Primavera delle big italiane.

L'ultimo in ordine di tempo ad approdare in neroverde, e proprio su segnalazione di Pellegrini, è stato un altro romanista: Riccardo Ciervo. Magari anche lui un giorno ripercorrerà le orme del collega. Prima o poi una fascia da capitano da assegnare ci sarà.