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Lev Yashin, 'Il Ragno nero': è l'unico portiere ad aver vinto il Pallone d'Oro

10:16 CEST 15/04/22
Lev Yashin
Atletico, agile, dotato di personalità e riflessi felini, Yashin è considerato il miglior portiere del Novecento: Dinamo Mosca e URSS le sue squadre.

"Se non sei tormentato dopo aver fatto un errore, non sei un grande portiere. In quel momento, non importa quello che hai fatto in passato, perché sembra non esserci futuro" - Lev Yashin

Anno Domini 1963. Non una periodo qualsiasi per la storia del calcio. Si verifica, infatti, un fatto più unico che raro: a vincere l'ambito Pallone d'Oro è infatti, per la prima e ancora oggi unica volta, un portiere. Il suo nome è Lev Yashin, ovunque conosciuto come 'Il Ragno nero' per la divisa scura che indossa sempre in partita.

Non un estremo difensore qualunque, ma colui che per l'IFFHS, la Federazione internazionale di storia e statistica del calcio, è stato il miglior portiere del Novecento. Fisico imponente, un metro e 89 centimetri per 82 chilogrammi di peso forma, aveva una personalità e un carisma unici e con la sua agilità e i riflessi felini era in grado di neutralizzare qualsiasi tiro in porta.

Nei momenti di massima forma fargli goal per gli attaccanti era un'impresa quasi impossibile. In tutta la sua lunga carriera (ha giocato fino a 41 anni) ha vestito soltanto le maglie di Dinamo Mosca e URSS, vincendo 5 Scudetti sovietici, 3 Coppe dell'Unione Sovietica e in Nazionale la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Melbourne nel 1956 e la prima edizione dei Campionati Europei nel 1960.

Per ben 270 partite riuscì a non subire goal. Una delle sue specialità era neutralizzare i calci di rigore: quando si ritira, nel 1970, secondo le fonti più benevole ne ha parati 150, secondo quelle più realistiche, fra le quali anche 'La Gazzetta dello Sport', 86.

Ma Yashin è stato anche un rivoluzionario del ruolo: il primo portiere a giocare con i piedi, con i quali sapeva spezzare le azioni avversarie, far rifiatare la squadra e riavviare la manovra.

L'INFANZIA DIFFICILE E I PROBLEMI DI SALUTE

Lev Ivanovich Yashin, questo il nome completo del leggendario portiere, nasce a Mosca il 22 ottobre 1929 in una famiglia di operai dell'industria pesante. Suo padre è Ivan Petrovich, sua madre Anna Mitrofanovna Yashin.

La donna, colpita dalla tubercolosi, muore quando suo figlio ha soltanto 6 anni. L'infanzia di Lev è resa ancora più difficile dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. L'Unione Sovietica chiede infatti ai suoi giovani di contribuire allo sforzo bellico della Nazione, e così a soli 14 anni inizia a lavorare in una fabbrica che produce componenti per aerei.

Qui inizia il suo mito: sembra infatti che i suoi colleghi di lavoro gli lanciassero di tutto, compresi i bulloni, soltanto per vederlo allungarsi e prendere qualunque cosa con le sue grandi mani. Tutti pensano che finirà per fare il portiere, compreso suo padre, che intuendone il talento lo allena e ne affina le qualità.

Ma sono tempi difficili, in cui il cibo scarseggia e le famiglie si arrangiano mangiando un po' quel che capita. Yashin sviluppa così un'ulcera e all'età di 16 anni viene ricoverato per essere curato presso un sanatorio sul Mar Nero.

Superati i problemi di salute, nel 1947 fa ritorno a Mosca per svolgere il servizio militare, e le sue qualità fisiche non passano inosservate. Così nel 1949 sembra arrivare per Lev una svolta: la Polisportiva dell'Esercito, la Dinamo Mosca, gli offre la possibilità di unirsi alle proprie Giovanili.

Qui viene testato da portiere per valutarne le potenzialità e ha l'occasione di mettersi presto alla prova con la Prima squadra. Ma l'impatto di Yashin con il calcio è sfortunato e non corrisponde alle aspettative del ragazzo. Nella prima amichevole che gioca con i grandi, contro il Traktor Stralingrado, su un lungo rilancio del portiere avversario, esce con le braccia protese per la presa alta, ma si scontra con un difensore e la palla finisce in rete alle sue spalle.

Ma la grande occasione arriva il 2 luglio del 1950: la Dinamo Mosca gioca il derby contro lo Spartak ed è in vantaggio per 1-0 con un goal di Vladimir Savdunin. A 17 minuti dalla fine il portiere titolare, Aleksej Khomich, detto 'La Tigre', si infortuna e Yashin viene mandato in campo al suo posto.

Due minuti dopo il suo ingresso in campo, tuttavia, ecco un nuovo errore: l'estremo difensore moscovita si scontra con un compagno in uscita e per Nikolai Parshin è un gioco da ragazzi firmare l'1-1. La dirigenza della Dinamo è furiosa con il suo giovane portiere. Tuttavia opta per la magnanimità e dà a Yashin una terza e ultima possibilità.

Visto che Khomic è ancora indisponibile, Yashin parte titolare nella successiva sfida di campionato contro la Dinamo Tbilisi. A Mosca, con i georgiani, il 6 luglio 1950 si consuma il dramma sportivo di Lev. Il ventenne parte molto bene, dato che nel primo tempo i biancoazzurri si portano facilmente sul 3-0.

Yashin sembra finalmente aver rotto il ghiaccio ma una partita di calcio è fatta di tanti momenti. Così ne basta uno negativo per infrangere le certezze del giovane estremo difensore sovietico. La Dinamo conduce 4-1 e fino a quel momento il risultato non è mai stato in discussione, ma al 69' i georgiani accorciano su un altro suo errore e si portano sul 4-2.

A quel punto il portiere della Dinamo Mosca crolla mentalmente, subendo altre 2 reti nel giro di pochi secondi: 4-4 e partita di fatto apertissima. Il suo allenatore, Viktor Dubinin, è furioso e lo caccia dal campo, sostituendolo con il terzo portiere Walter Sanaia. Alla fine la Dinamo Mosca riesce a imporsi 5-4, ma viste le prestazioni deludenti, Yashin viene allontanato dalla squadra e la sua carriera calcistica sembra finita prima ancora di iniziare.

DALL'HOCKEY GHIACCIO AL CALCIO CON LA DINAMO

"Non importa quante volte cadi, ma quante volte cadi e ti rialzi", recita un celebre aforisma di Vince Lombardi.

E di ciò era fermamente convinto Lev Yashin, che nel momento più difficile della sua storia sportiva, come gli accadrà più volte in carriera, troverà dentro di sé la forza per non arrendersi, reagire e dimostrare il suo valore.

Cacciato dalla squadra di calcio della Polisportiva biancoazzurra, lungi dal gettare la spugna, si allena con meticolosità e grande intensità per migliorarsi e aspetta una nuova possibilità. Intanto però si dedica anche all'altra sua grande passione. La Dinamo Mosca, che è una polisportiva, si affida infatti a lui come portiere della sua squadra di hockey su ghiaccio.

Yashin si cala bene nella nuova dimensione e nel 1953 vince la Coppa dell'Unione Sovietica ed è il 3° portiere del campionato sovietico per rendimento. L'avventura nella disciplina si interrompe nel 1954 perché Lev non molla il sogno di imporsi come portiere di calcio.

Quando l'estremo difensore titolare, Alexei Khomich, portiere anche dell'URSS, che era diventato celebre in una tournée giocata in Inghilterra con la Dinamo Mosca, si infortuna, viene chiesto a Lev di tornare a fare il portiere di calcio. Stavolta, non si lascerà scappare l'occasione.

Da quel momento, infatti, Yashin si prende la scena e difenderà i pali della squadra biancoazzurra fino al 1971, anno del suo ritiro dalle scene. In tutta la sua carriera difenderà la porta della Dinamo Mosca in 326 gare, nelle quali subirà appena 220 goal.

Saranno tanti i momenti felici che lo vedranno grande protagonista: nei suoi 17 anni da portiere titolare, in cui si guadagna il soprannome di 'Ragno Nero' per il completo nero che indossa e quelle braccia lunghe e quasi magnetiche con cui riesce ad arrivare sul pallone sventando le conclusioni avversarie, vince 5 volte il campionato sovietico (1954, 1955, 1957, 1959 e 1963) e 3 Coppe dell'Unione Sovietica (1953, 1966/67, 1970).

Il suo capolavoro lo compie nel 1963, quando conquista il suo quinto e ultimo campionato sovietico in carriera e subisce soltanto 6 goal in 27 partite. L'incredibile exploit lo porta a vincere, primo e finora unico portiere a riuscirci, il Pallone d'Oro.

L'estremo difensore di Dinamo Mosca e URSS riceve l'ambito premio individuale grazie alle 76 preferenze ricevute, che gli consentono di precedere Gianni Rivera del Milan (56), l'inglese del Tottenham Jimmy Greaves (51), lo scozzese del Manchester United Denis Law (45) e il portoghese Eusebio (19 punti). Quando va a ritirarlo dimostra anche grande umiltà, dichiarando alla stampa:

"Voi premiate me, ma se c'è un portiere da premiare, questo è Vladimir Beara, il miglior portiere al Mondo" .

È il meritato riconoscimento per un campione unico: già precedentemente aveva sfiorato per altre tre volte il titolo piazzandosi tra i migliori cinque nel 1956, nel 1960 e nel 1961, mentre per nove volte si era classificato al primo posto fra i portieri.

L'AMICHEVOLE CON IL CAGLIARI DI SCOPIGNO

Una curiosità riguardante la carriera di Yashin è che pur avendo vinto tanto in patria, il fenomenale portiere sovietico non ha disputato nemmeno una gara nelle Coppe europee. Nonostante questo, 'Il Ragno Nero' viene a giocare in Italia nell'inverno della stagione 1968/69.

Il 22 dicembre il campionato di Serie A si ferma per la lunga sosta natalizia. Il torneo va in pausa per 20 giorni e riprenderà soltanto il 12 gennaio. Se il gruppo degli Azzurri vola in Messico per disputare un test amichevole con i padroni di casa in vista dei Mondiali del 1970, le squadre italiane con gli altri calciatori si organizzano per giocare alcune amichevoli di prestigio che portino anche incassi nelle casse societarie.

Accade così che il Cagliari, che aveva chiuso il 1968 in vetta alla classifica, organizzi due partite contro due corazzate sovietiche: lo Spartak Mosca e la Dinamo Mosca del mitico Lev Yashin. Come racconta a 'Centotrentuno.com' lo storico del calcio Mario Fadda, la gara con lo Spartak si gioca il 31 dicembre 1968 e vede i sovietici travolgere gli isolani, privi dei due bomber Gigi Riva e Roberto Boninsegna e del portiere titolare Albertosi, per 4-1, la sfida più attesa, quella contro la Dinamo, si disputa all'Amsicora il 5 gennaio 1969.

Il pubblico isolano affolla gli spalti dello storico impianto cagliaritano: nessuno vuole perdersi l'occasione di vedere in azione il leggendario portiere sovietico. Scopigno schiera fra i pali il dodicesimo Adriano Reginato, e davanti tocca a Brugnera affiancare l'inglese Hitchens. I sovietici passano subito al 2' con Evruschikin. I rossoblù reagiscono e Yashin, che indossa il suo classico completo nero e delle ginocchiere, fa il suo sventando con sicurezza le conclusioni di Hitchens, Brugnera e Nené.

Poi i sovietici accelerano e al 44' raddoppiano con Avrutski. Su entrambe le marcature non è impeccabile l'intervento del portiere Reginato, che tornava in campo dopo esser rimasto per molte partite in panchina. Nella ripresa Scopigno dà spazio anche al giovane Ceccolini, che riuscirà a sua volta a impegnare la leggenda sovietica. Nonostante le buone prove di Tomasini e Brugnera, all'Amsicora finisce 2-0 per la Dinamo Mosca. A fine gara il libero Tomasini non si lascia sfuggire l'occasione di uno scatto storico in compagnia del mitico portiere sovietico.

Il Cagliari chiuderà poi il campionato al 2° posto, alle spalle della Fiorentina che per un solo punto vincerà lo Scudetto.

LEGGENDA DELL'URSS

Se la Dinamo Mosca gli consente di affermarsi, i grandi successi internazionali Lev Yashin li vive con la maglia dell'Unione Sovietica. Il debutto in Nazionale è datato 8 settembre 1954: l'URSS schianta per 7-0 la malcapitata Svezia a Mosca.

La prima grande ribalta il portiere la vive alle Olimpiadi di Melbourne del 1956. Il numero uno sovietico subisce solo 2 reti in 4 gare (incluso il turno di qualificazione con la Germania) e trascina la squadra alla conquista della medaglia d'oro olimpica. In finale i sovietici si impongono di misura per 1-0 sulla Jugoslavia.

Nel 1958 Yashin partecipa ai suoi primi Mondiali in Svezia. L'avventura in terra scandinava non è particolarmente fortunata per i sovietici, che finiscono in un girone eliminatorio complicato con Brasile e Inghilterra. Con i Tre Leoni la gara d'esordio termina 2-2, poi i sovietici battono 2-0 l'Austria. Nella terza gara una doppietta di Vavà regala il successo alla Seleção. Yashin e compagni devono passare dallo spareggio, e lo vincono, superando 1-0 gli inglesi.

Ma ai quarti di finale la forte Svezia di Nils Liedholm, Kurt Hamrin e Nacka Skoglund si impone 2-0 e spegne i sogni di gloria dei sovietici.

L'URSS coglie il riscatto nella prima edizione degli Europei di calcio nel 1960. Il 29 settembre 1958, davanti ad oltre 100 mila spettatori, ma senza il suo portierone, supera 3-1 nell'andata degli ottavi l'Ungheria, bissando poi il successo con uno 0-1 nella gara di ritorno. Ai quarti i sovietici avanzano sfruttando il ritiro della Spagna fascista, deciso dal Generale Franco, e approdano in semifinale.

Qui l'URSS elimina la Cecoslovacchia, vincendo 3-0, e in finale batte la Jugoslavia 2-1, aggiudicandosi il trofeo, il 2° con la Nazionale sovietica per Yashin.

Le cose per l'estremo difensore moscovita vanno decisamente meno bene due anni dopo ai Mondiali di Cile 1962, i secondi della sua carriera. Qui vive uno dei momenti più difficili della sua carriera: contro la Colombia, infatti, subisce il primo 'goal olimpico', ovvero da calcio d'angolo, della storia dei Campionati del Mondo. L'URSS, in vantaggio per 4-1, alla fine pareggia 4-4 e Lev e compagni vengono messi in punizione dai dirigenti.

Grazie alla successiva vittoria sull'Uruguay (2-1), che si aggiunge a quella iniziale sulla Jugoslavia, i sovietici si qualificano comunque ai quarti di finale, ma qui vengono abbinati ai padroni di casa del Cile. 'La Roja' si impone 2-1 con un gioco pesante e violento, di cui fa le spese anche lo stesso Yashin, costretto a disputare gran parte della partita con un occhio bendato. I sovietici soccombono e fanno così mestamente ritorno in patria.

Le prestazioni deludenti del 'Ragno Nero' fanno tirare a 'L'Equipe' conclusioni affrettate: il quotidiano francese si spinge infatti a consigliare al portiere moscovita il ritiro dalle scene. L'unico giornalista sovietico accreditato per il torneo in Cile lo addita come responsabile del flop sovietico. Yashin, invece, ancora una volta, dopo esser caduto, si rialzerà più forte. Nasce dal fallimento in Cile, dunque, anche la super stagione 1963 che lo consacra nell'Olimpo del calcio come unico portiere capace di vincere il Pallone d'Oro.

L'exploit arriva grazie ad allenamenti maniacali e al perfezionamento ulteriore della tecnica. Nonostante i dolori allo stomaco non lo abbiano mai abbandonato, impara a neutralizzare i calci di rigore anche con i muscoli addominali, dando prova di essere un grande campione.

Al 1963 sono legati anche due episodi celebri. Il primo è l'incrocio con l'Italia di Edmondo Fabbri negli ottavi di finale degli Europei. Gli Azzurri perdono 3-0 a Mosca la gara di andata, e al ritorno a Roma non vanno oltre l'1-1. La partita, giocata il 10 novembre 1963 allo Stadio Olimpico, è celebre perché coincide con il debutto in gara ufficiale in Nazionale di Sandrino Mazzola, alla terza presenza complessiva.

Proprio il giovane nerazzurro, impiegato da attaccante, ha sui suoi piedi il calcio di rigore del possibile pareggio dopo il vantaggio iniziale di Gusarov. Ma Sandrino, che è un rigorista e all'epoca ha appena compiuto 21 anni, deve fare i conti con 'Il Ragno Nero', assente peraltro nel match di andata.

Il numero 9 dell'Italia batte rasoterra e sulla destra, ma come un gatto il numero uno sovietico neutralizza la sua conclusione fra lo stupore dei tanti spettatori che si aspettavano il goal.

"Yashin - racconterà - era un gigante nero: lo guardai cercando di capire dove si sarebbe tuffato e solo tempo dopo mi resi conto che doveva avermi ipnotizzato. Quando presi la rincorsa vidi che si buttava a destra, potevo tirare dall’altra parte, non ci riuscii. Quel giorno il mio tiro andò dove voleva lui".

Sempre nel 1963 Lev gioca anche il primo tempo a Wembley della sfida fra Inghilterra e Resto del Mondo, deliziando i 100 mila spettatori inglesi con l'efficacia e la spettacolarità delle sue parate.

Eliminata l'Italia, l'URSS di Yashin nel 1964 sfiora il bis agli Europei, giungendo ad un passo dal trofeo e perdendo 2-1 in finale contro la Spagna, che si prende la sua rivincita, dopo aver prevalso su Svezia e Danimarca rispettivamente nei quarti e in semifinale.

Il mitico portiere nel 1966 si prende la sua rivincita anche ai Mondiali, disputando un gran torneo in Inghilterra. I sovietici si piazzano al 4° posto, venendo superati 2-1 in semifinale ai tempi supplementari dalla Germania Ovest, che prevale con un goal nei supplementari di Franz Beckenbauer. Nella finalina per il 3° posto l'URSS capitola anche 2-1 contro il Portogallo di Eusebio. Il 4° posto finale resterà il miglior piazzamento della storia dell'URSS.

Quattro anni più tardi è riserva ai Mondiali messicani del 1970, i quarti e ultimi della sua longeva carriera, dopo esser stato escluso dalla fase finale di Euro '68. L'ultima gara con l'URSS la gioca però il 16 luglio del 1967, quando la Nazionale sovietica travolge 4-0 in casa la Grecia nelle Qualificazioni ad Euro '68.

Chiude la sua straordinaria avventura con l'URSS con un bilancio di 74 presenze, appena 68 reti subite e 23 clean sheet.

RITIRO, TRIBUTI E RICONOSCIMENTI

Dopo 22 anni di carriera, il mito Lev Yashin dà il suo addio al calcio giocato il 27 maggio 1971 in una partita altrettanto leggendaria che si disputa in uno Stadio Lenin di Mosca gremito in ogni ordine di posto. Ben 103 mila spettatori accorrono per dare il loro ultimo saluto al miglior portiere della storia del calcio.

In campo si sfidano la Dinamo Mosca, la squadra con cui Lev ha sempre giocato, e il Resto del Mondo, fuoriclasse in cui militano campioni come Beckenbauer, Facchetti, Bobby Charlton, Pelé ed Eusebio. Il match finirà 2-2, ma nel primo tempo, quello che vede il quarantunenne Yashin difendere la porta biancoazzurra, quest'ultima resta inviolata.

All'uscita dal campo il portiere moscovita scoppia in lacrime, consegnandosi agli applausi incessanti dei tifosi venuti lì per lui. Mai il calcio vedrà un estremo difensore simile a lui.

Nonostante la fama e la popolarità che si era guadagnato a livello planetario, Yashin è sempre rimasto una persona estremamente umile: per la maggior parte della sua carriera percepì uno stipendio mensile modesto, equivalente a quello di un sergente del KGB o di un insegnante di educazione fisica, fino ad arrivare, quando raggiunse il top, a circa 200 rubli al mese.

A testimoniare la sua grandezza ci sono i tanti riconoscimenti che riceve dopo aver appeso i guanti al chiodo: nel 1967 viene insignito dell’Ordine di Lenin, la massima onorificenza sovietica in tempo di pace. Nel 1986 riceve invece dal CIO l'Ordine Olimpico. Successivamente, prima della morte, nel 1989 anche la FIFA gli assegna l'Ordine al merito, il suo massimo riconoscimento.

Dopo la sua dipartita terrena, negli anni Novanta del secolo scorso è inserito nella Squadra ideale della FIFA di tutte le edizioni dei Mondiali, nella Squadra mondiale della FIFA del 20° secolo e nel FIFA World Cup Dream Team. Nel 1994, inoltre, la FIFA ha istituito il Premio Yashin per il miglior portiere di ogni edizione dei Mondiali.

Nel 2000 la stessa FIFA e l'IFFHS lo nominano miglior portiere del XX secolo davanti a Gordon Banks e Dino Zoff, mentre nel 2005 Yashin è scelto dalla Federazione russa come proprio miglior giocatore degli ultimi 50 anni (Golden Player dell'UEFA).

All'ex portiere della Dinamo Mosca è stato intitolato anche un asteroide, 3442 Yashin, scoperto nel 1978 dall'astronoma ucraina Ljudmyla Zuravlova. La sua immagine è finita su un francobollo russo (nel 2015) ma, fatto ancor più singolare, anche su una moneta armena.

In occasione dei Mondiali di Russia 2018, finisce nel manifesto ufficiale della competizione e sono state stampate inoltre nuove banconote da 100 rubli che ritraggono un bambino che osserva ammirato 'Il Ragno Nero' in azione.

Nel 2019 anche Il leggendario portiere sovietico, infine, a partire dal 2018, compare anche come icona sulle varie edizioni del popolare videogioco calcistico FIFA.

LA MORTE E IL MITO

Sul conto di Yashin circolano anche aneddoti e leggende. Si dice ad esempio che prima di ogni partita fosse solito portarsi in campo due cappelli, uno da indossare e l'altro da mettere dietro la porta, o che dopo ogni rigore parato cercasse e raccogliesse un quadrifoglio nei pressi della porta. Prima di scendere in campo era solito fumare una sigaretta e bere un po' di superalcolici perché, secondo lui, questo "rilassava e tonificava i suoi muscoli".

Continuerà a fumare e bere anche dopo il ritiro e questo peggiorerà le sue condizioni di salute, già non ottimali per i problemi seri allo stomaco avuti fin dall'età giovanile. Nel 1985 gli viene diagnosticata una tromboflebite che rende necessaria l’amputazione di una gamba. Il grande Lev però reagisce ancora da campione, si rialza per l'ennesima volta nella sua vita e alle Olimpiadi di Seul del 1988 accompagna la Nazionale sovietica, conquistando l’oro olimpico.

"Giocate a pallone, non per diventare ricchi, non per diventare professionisti ma per fare sport", diceva spesso ai più giovani.

Nel 1989 gli viene diagnosticato un tumore allo stomaco, e nonostante l'intervento chirurgico disperato cui si sottopone, si spegnerà precocemente il 20 marzo del 1990 a Mosca. Ma il mito del giocatore sovietico e russo più amato di ogni tempo e dell'unico portiere vincitore del Pallone d'Oro sopravvive indelebile al tempo che scorre per tutti inesorabile.

"Yashin ha rivoluzionato il ruolo del portiere come nessun altro prima di lui - sottolinea 'France Football' nel 2018 -, essendo sempre pronto ad agire da difensore aggiunto" e "avviando pericolosi contropiede con il suo posizionamento e il suo calcio potente e veloce".