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La storia maledetta di Dario Coronel, 'quello più forte di Tevez'

07:35 CET 28/12/21
Tevez
Sono cresciuti nella stesso quartiere, nella stessa strada, nella stessa squadra. Era il migliore amico di Tevez e poteva essere il migliore di tutti.

"Si può togliere il ragazzo dal quartiere, ma non il quartiere dal ragazzo".

Per capire quanto sia vera la frase di Zlatan Ibrahimovic devi essere quel ragazzo. Lui lo è stato e come lui anche Carlos Tevez, nato e cresciuto a Fuerte Apache, uno dei tanti 'barrio' di Buenos Aires dove è più facie perdersi che emergere. La linea è sottilissima, come quella che ha diviso Tevez e Dario Coronel, il suo migliore amico.

Sono cresciuti nella stesso quartiere, nella stessa strada, nella stessa squadra, 'La 84 de l’All Boys', diventata leggendaria a livello giovanile per il numero di vittorie consecutive conquistate. Facile se in campo c'erano quei due: Carlos Tevez, 'El Nueve', e Dario Coronel, 'El Diez'. Fortissimi entrambi, ma non allo stesso livello. Perché Tevez era più forte, giusto? Sbagliato, la vera stella della squadra era Dario, 'El Guacho Cabanas'.

Lo chiamavano così per la sua somiglianza con Roberto Cabanas, attaccante del Boca Juniors, paraguayano come lui. In molti hanno cercato il suo nome dopo aver visto 'Apache, la vita di Carlos Tevez' su Netflix. Nella serie il suo pseudomino è Danilo Sanchez, ma tutti lo conoscono come 'L'Uruguayo'. O come 'quello più forte di Tevez'.

Ciò che si vede nella serie è in parte storia romanzata, ma altrettanto in parte realtà. Specie per quanto riguarda il dualismo tra Dario e Carlitos, che riuscivano ad amarsi ed odiarsi nelle stesso tempo. Non c'erano mezze misure nel 'barrio' e nemmeno in campo. Paradossalmente Carlitos invidiava il talento sul campo di Dario, capace spesso di prendersi totalmente la scena, vincendo il premio di miglior giocatore e a volte anche di capocannoniere nei tornei giovanili. D'altra parte Dario invidiava invece la perseveranza di Carlitos, la voglia di arrivare in alto contro tutto e tutti.

"Cabañas era molto più forte di Tévez. Sono sicuro che se quell’idiota si fosse dato una svegliata sarebbe arrivato in prima divisione. Aveva un talento spaventoso e ce la metteva tutta. Tévez è famoso per il suo impegno, ma Cabañas in campo ci lasciava la pelle".

Queste sono le parole di Carlos Perez, che li ha avuti entrambi come compagni di squadra. Ma questo in generale è il pensiero di tutti gli osservatori che andavano a vedere le partite della '84 de l'All Boys'. "Tevez? Sì, ha talento. Ma quel paraguayano lì è di un'altra categoria". L'esempio lampante è il provino che Dario e Carlitos hanno fatto a 11 anni con il Velez. Al termine della partitella nella lista dei nomi selezionati c'era quello di Coronel, ma non di Tevez.

E probabilmente è stato proprio questo il bivio, il punto di svolta. Il momento esatto in cui è cambiato tutto. La madre di Dario è tornata in Paraguay con i fratelli e lui è rimasto a Fuerte Apache con il patrigno che, per usare un eufemismo, non era proprio un esempio da seguire. E infatti nel giro di anno è passato dalle giovanili del Velez ai 'Backstreet boys de Fuerte Apache', che a dispetto del nome non sono un gruppo musicale ma una delle peggiori baby gang criminali di Buenos Aires.

Il Velez ha deciso di scaricarlo dopo che un giorno Dario spuntò agli allenamenti con una pistola per 'sistemare le cose' con un compagno con cui aveva fatto a botte. Mentre lui provava l'ebbrezza della prima rapina - "una emozione tale che nessun gol o nessuna vittoria in un campo di calcio mi avevano dato fino ad allora" - il suo amico fraterno Carlitos firmava il primo contratto con il Boca Juniors.

Tevez stava diventando qualcuno nel mondo del calcio, Coronel in quello della criminalità, al punto che i poliziotti gli misero l'etichetta di 'carta bianca' per l'omicidio di un collega. Significa che non c'è riabilitazione, esistono solo le pallottole per quelli come lui. Dario non poteva far altro che assistere all'ascesa del suo gemello Carlitos e logorarsi dentro mentre la sua vita sprofondava.

"Com’è possibile? Spiegami - chiede al suo allenatore quando Tevez fa il suo debutto con l'Argentina Under 17 - non capisco come quello stronzo sia arrivato fin là e io invece sono ricercato dalla polizia. Mi vogliono uccidere, Didí. Io giocavo meglio, Didí, tu lo sai come giocavo io. E guarda come sto".

 Nel settembre del 2001 Dario e Carlitos si sono incontrati per l'ultima volta. Gli stessi sorrisi, gli stessi abbracci e le stesse prese in giro di sempre, ma due facce totalmente diverse della stessa medaglia. Tevez gli aveva promesso di regalargli la maglia del suo debutto ai Mondiali Under 17, ma Dario quella maglia non la riceverà mai. Qualche giorno dopo verrà beccato dalla polizia, ma non saranno gli agenti a sparargli. Sarà lui stesso a spararsi un colpo alla tempia.

"Mentre gli promettevo la maglietta, sentivo che quello era il nostro addio. Quando penso a lui, lo ricordo come il mio migliore amico. Anche io da piccolo ho dovuto scegliere: delinquente o calciatore". Diego o Carlitos.