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La scalata di Mark Iuliano: dalla provincia ai grandi palcoscenici mondiali

10:06 CEST 12/08/22
Mark Iuliano Juventus
Dalle tre retrocessioni consecutive alle gioie (e ai dolori) con la Juve, fino alla maglia della Nazionale: giocherà sia gli Europei che un Mondiale.

“Mi fanno la stessa domanda da vent’anni. Al supermercato, in banca, dal dentista. Una volta all’aeroporto mentre facevo pipì. Posso dire che siamo caduti insieme. In alcuni casi è stato dato anche sfondamento. In un’azione così veloce, pochi avrebbero fischiato il rigore: io no, perché sono tifoso juventino. Nessuno ricorda nient’altro, né che l’anno prima segnai il gol scudetto all’Atalanta. Restiamo solo io, Ronnie e il replay. Scherzando, dico che mi ha reso immortale“.

Quando parli di Mark Iuliano finisci inevitabilmente a parlare di quella domenica del 26 aprile 1998. La storia la conoscono tutti. E' il giorno del famoso scontro in area con Ronaldo nel match-Scudetto dello Stadio Delle Alpi tra Juventus e Inter. Ancora oggi considerato come il 'mancato fischio' più celebre del nostro calcio. Fiumi di parole, polemiche e veleni mai placati nemmeno a quasi trent'anni di distanza.

Circoscrivere la carriera di Iuliano a quel frame, però, suonerebbe ampiamente riduttivo. La sua tratta tra i professionisti, infatti, era iniziata quasi un decennio prima, precisamente dopo il Mondiale di Italia 90.

I PRIMI PASSI TRA SERIE B E C1: LE TRE RETROCESSIONI CON SALERNITANA, BOLOGNA E MONZA

Nato a Cosenza nel 1973, cresce, calcisticamente parlando e non solo, a Campagna, cittadina in provincia di Salerno. Mettendosi in mostra nella formazione locale attira su di sè le attenzioni della Salernitana che nell'estate del 1990 lo presenta al calcio dei 'Pro'.

Al primo anno debutta in B collezionando tre presenze ma a fine stagione gli 'amaranto' retrocedono in C1. Per i campani tira aria di rivoluzione. L’allenatore Giovanni Simonelli decide di puntare sui giovani prodotti del vivaio campano tra i quali De Palma, Grassadonia e lo stesso Iuliano. Dopo un buon avvio la situazione sfugge di mano: lo spogliatoio è in subbuglio e a pagare è come di consueto il tecnico, rilevato da Tarcisio Burgnich.  La Salernitana chiude al settimo posto ma quanto fatto vedere da Mark sul rettangolo verde gli frutta comunque il salto di categoria e l'anno dopo passa al Bologna.

Con la maglia dei felsinei Iuliano gioca con continuità - trovando anche il primo goal da professionista - ma il copione riserva lo stesso amaro finale di due anni prima: a fine stagione arriva un'altra retrocessione in C1. Discesa che, materialmente, riguarderà soltanto i bolognesi perché il centrale cosentino fa nuovamente i bagagli e si sposta in direzione Brianza per giocare un altro anno in cadetteria con la maglia del Monza.

Ma la solfa non cambia nemmeno agli ordini del duo Trainini-Sonetti: il Monza chiude ultimo il campionato 1993-94 e per Iuliano matura la terza retrocessione in tre anni di B. Ironia della sorte, proprio in quell'anno la sua Salernitana supera lo scoglio della C1 e torna al secondo piano del pallone nostrano. L'occasione, a quel punto, diventa di quelle ghiotte.

Il ritorno a casa è presto cosa fatta. Il ragazzino ancora minorenne che aveva esordito quattro anni prima lascia ora posto ad un calciatore fatto e finito, pronto a spiccare il volo. A Salerno rimane due stagioni centrando due quinti posti sotto la guida tecnica di Delio Rossi prima e Franco Colomba poi. Gli amaranto chiudono il primo anno a meno cinque dalla promozione diretta, l'anno dopo a meno tre. 

IL PASSAGGIO ALLA JUVE: I PRIMI TROFEI, DUE FINALI DI CHAMPIONS PERSE E LO 'SCONTRO' CON RONALDO

Niente grande salto per la Salernitana ma a casa Iuliano la A bussa eccome quando dall'altra parte della porta c'è la Juventus fresca vincitrice della Champions League. In maglia bianconera è in atto una sorta di mini rivoluzione dopo il trionfo in Coppa dei Campioni: agli addii di Gianluca Vialli, Paulo Sousa, Fabrizio Ravanelli, Pietro Vierchowod e Massimo Carrera, corrispondono i nuovi innesti che rispondono ai nomi Alen Boksic, Christian Vieri, Zinedine Zidane, Paolo Montero e, appunto, Mark Iuliano.

Quella del difensore calabrese è la più classica delle favole dei calciatori di provincia. Nel 1994 riportava la Salernitana in Serie B, due anni dopo - esattamente il 12 settembre 1996 - esordiva con in Champions League al Delle Alpi contro il Manchester United. In bianconero familiarizza subito con la vittoria e tra la fine dell'anno e l'inizio del 1997 festeggia i primi trofei a tinte zebrate: la Juve vince la Coppa Intercontinentale piegando 1-0 il River Plate e stravince la Supercoppa Europea contro il Paris Saint-Germain trionfando 6-1 al Parco dei Principi e 3-1 al ritorno giocato a Palermo. 

Per Iuliano si tratta dei primi due trofei da calciatore professionista ma l'annata è destinata a regalare ancora emozioni. Il 23 maggio 1997 realizza, a Bergamo, la rete del definitivo 1-1 contro l'Atalanta. Un goal per nulla banale perché, oltre a essere il suo primo in bianconero, sarà quello che regalerà alla Juventus la certezza matematica del 24° Scudetto.  Emozioni sì ma non sempre positive perché cinque giorni più tardi gioca da titolare la sua prima finale di Champions League che vedrà la Juventus sconfitta 3-1 dal Borussia Dortmund all'Olympiastadion di Monaco di Baviera.

Il suo secondo anno a Torino procede a gonfie vele soprattutto sul piano nazionale: Iuliano è un perno della difesa a quattro di Marcello Lippi e tra i confini la Juve fa nuovamente man bassa vincendo il secondo Scudetto consecutivo e la Supercoppa Italiana. L'amarezza di stagione, però, fa nuovamente rima con la Champions League: Iuliano gioca la sua seconda finale consecutiva destinata a concludersi con la beffa targata Real Madrid che solleva la coppa al cielo di Amsterdam grazie al goal partita di Mijatović.

La stagione 1997-1998, però, rimarrà nella storia per quanto accaduto durante la sfida Scudetto tra Juve e Inter del 26 aprile, giorno del famoso impatto tra Iuliano e Ronaldo. Uno scontro di gioco in area di rigore che l’arbitro Ceccarini non giudicò falloso, scatenando la furia interista e alimentando fiumi di polemiche che spinsero la questione addirittura in Parlamento. La partita finì 1-0 in favore dei bianconeri che misero le mani sul tricolore ma quell'episodio scavò il solco più profondo all'interno della rivalità sull'asse Milano-Torino. 

“Io continuo a ribadire che siamo nel dubbio perché Ronaldo era veloce e io ero in traiettoria, ma non ho commesso alcun intervento, anzi sono stato letteralmente investito, ma io ero sulle strisce pedonali”. La spiegazione che l'ex calciatore diede a ' TeleBari' nel 2014.

IL BIENNIO CON ANCELOTTI E LA FINALE BEFFA A EURO 2000

Nell'inverno del 1998 Lippi lascia la Juve e in panchina arriva Carlo Ancelotti. L'avvicendamento non intacca la titolarità di Iuliano che nel biennio ancelottiano mette insieme la bellezza di ottanta presenze tra campionato, Champions League, Intertoto e Coppa UEFA. Dal punto di vista delle vittorie è un anno nefasto.  Iuliano vede sfumare due potenziali Scudetti all'ultimo atto del torneo: nel 2000 a vantaggio della Roma e nel 2001 con il dramma sportivo di Perugia dove la Juve si dissolve sotto il nubifragio del Curi prima di essere sorpassata al fotofinish dalla Lazio. 

Nel frattempo Iuliano entra definitivamente nel giro della Nazionale sotto la gestione del Ct Dino Zoff che lo fa debuttare il 5 settembre 1998 nel match contro il Galles valevole per le qualificazioni a Euro 2000. Manifestazione che il centrale calabrese vivrà da protagonsita al centro del reparto in compagnia di Nesta e Cannavaro.

Iuliano gioca tutte le partite in programma, dai gironi alla finale. Nel penultimo atto contro l'Olanda, sullo 0-0, è proprio lui a stendere in area il compagno di club Edgar Davids procurando il calcio di rigore sbagliato poi da Kluivert. Sempre ai rigori, l'Italia centrerà la finale dove sarà un altro futuro compagno di squadra, David Trezeguet, a condannare gli Azzurri con il golden goal ai tempi supplementari.

IL RITORNO DI LIPPI: IL 5 MAGGIO, IL MONDIALE NIPPO-COREANO E LA TERZA FINALE DI CHAMPIONS PERSA

Tre anni senza trofei più che un digiuno, in casa Juve valgono quanto un'era geologica. Nell'estate del 2001 i vertici del club sabaudo richiamano Marcello Lippi al posto di comando e al primo tentativo è subito Scudetto. Il tricolore torna sotto la Mole nella pazza domenica del 5 maggio 2002 con l'Inter capolista che crolla a Roma contro la Lazio e la Juve che piazza il sorpasso vincendo a Udine, con buona pace della sconfitta in finale di Coppa Italia contro il Parma. Per Mark Iuliano è il terzo campionato vinto:

"Siamo campioni, siamo i più forti. Lo siamo sempre stati e sempre lo saremo!" Esclamò il centrale calabrese letteralmente sommerso dai tifosi sul prato del Friuli.

Lo Scudetto arriverà anche l'anno seguente, a corredo di una stagione che vedrà il tecnico viareggino schierarlo con grande continuità nel giro dei titolari. Prima di cucirsi sul petto il suo quarto tricolore vincerà anche la terza Supercoppa italiana della carriera nuovamente contro il Parma. Il tabù più grande, però, rimarrà ancora una volta la Champions League: senza scendere in campo, assisterà inerme al ko di Manchester ai calci di rigore contro il Milan. Tre finali e altrettante sconfitte nella competizione più importante. Uno dei suoi rimpianti più grandi.

L'altro è legato a doppio filo all'esperienza in Nazionale. Dopo la beffa di Euro 2000  è ancora la spietata legge del 'Golden Goal' a spezzare i sogni iridati al Mondiale di Korea e Giappone del 2002: Iuliano scenderà in campo in una sola occasione, ossia in quel giorno nefasto del18 giugno 2002. Il giorno della sconfitta - tra mille polemiche - contro la Corea del Sud. Ancora oggi ricordata come una delle eliminazioni più clamorose per il gruppo azzurro.  

GLI ULTIMI ANNI: MAIORCA, SAMPDORIA, MESSINA, RAVENNA E LA SQUALIFICA PER DOPING

Il minutaggio di cala drasticamente in concomitanza dell'arrivo in panchina di Fabio Capello e soprattutto con l'ingaggio di Fabio Cannavaro che, sostanzialmente, gioca nella sua medesima fetta di campo. Iuliano è consapevole di aver già sparato le ultime cartucce e che i margini in squadra si siano assottigliati in maniera irreversibile.  Al sorgere del 2005 cala il sipario sulla liaison in bianconero dopo otto anni e mezzo, 178 presenze e 10 trofei. 

 “Sono sempre stato juventino, da quando avevo tre-quattro anni. Ma malato proprio. Il mio esordio in bianconero è stato indimenticabile. In A non giocai contro la Reggiana, poi il mercoledì seguente affrontavamo il Manchester. Il mister mi disse: ‘Giochi e devi marcare quello col colletto alzato’. Quindi passai dalla B direttamente a marcare Cantona".

A quasi 31 emigra in Spagna e approda alla corte di Hector Raul Cuper - l'allenatore a cui 'tolse' lo Scudetto del 2002 - firmando con il Maiorca.  L'avventura nelle Baleari passa praticamente sotto traccia e si chiude dopo appena un anno e mezzo. Il richiamo dell'Italia inizia ad essere forte e già nella sessione invernale della stagione 2005-2006 Iuliano fa le valigie e passa alla Sampdoria.

Poi quando andai al Maiorca trovai allenatore Cuper che mi disse: ”Tu mi hai fatto perdere un sacco di soldi! Noi avevamo già vinto lo scudetto". Gli risposi: "Sei l’unico allenatore che leva Ronaldo in una partita così".

L'esperienza in blucerchiato, però, si rivela un autentico buco nell'acqua e sei mesi più tardi si ritrova svincolato prima di accordarsi con il Messina. In Sicilia ritrova la continuità smarrita giocando stabilmente in una stagione che vede avvicendarsi ben tre allenatori sulla panchina giallorossa: Giordano, Cavasin e Bolchi, tuttavia, non riescono ad evitare la retrocessione in B. 

In cadetteria vi scende per indossare la maglia del Ravenna dove però la sua annata e contestualmente la sua carriera si chiudono senza preavviso in seguito alla riscontrata positività dopo un controllo antidoping. Saranno due gli anni di squalifica. Una mazzata.

Rientrerà soltanto a 2010 inoltrato giocando con i dilettanti del San Genesio vincendo il campionato di Prima Categoria. Prima di dare sfogo alla sua nuova vita da allenatore.