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La parabola di Arshavin: dall'anno di grazia 2008 al rapido declino

10:38 CET 14/12/21
Andrey Arshavin Premier League Liverpool v Arsenal 210409
Andrey Arshavin è considerato ancora oggi uno dei più forti giocatori russi della storia: dopo l'exploit del 2008, però, il declino fu molto rapido.

C'è stato un tempo in cui Andrey Arshavin era considerato uno dei giocatori più talentuosi e forti d'Europa e contendeva a Cristiano Ronaldo il Pallone d'Oro. Calciatore simbolo dello Zenit San Pietroburgo, vinse una Coppa UEFA nel 2007/08 e sempre nell'anno di grazia 2008 fu protagonista di un grande Europeo in Nazionale, sebbene il sogno della Russia si sia infranto in semifinale contro la Spagna.

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Passato a suon di milioni all'Arsenal, il fantasista incanta per 3 stagioni anche in Premier League, poi, a partire dal 2011 inizia il suo rapido declino, di pari passo con i suoi problemi familiari. Tornato in Russia, non riuscirà più a ritrovare il vecchio smalto e chiuderà la sua carriera in Kazakhistan con il Kairat. Si ritira dal calcio giocato l'11 novembre 2018, lasciando in se stesso e in tutti coloro che lo hanno visto in azione, grandi rimpianti. 

GLI ESORDI E LA COPPA UEFA CON LO ZENIT

Andrey Arshavin nasce in Unione Sovietica in quella che ai tempi si chiamava Leningrado il 29 maggio 1981. Il suo destino calcistico si legherà a doppio filo a quella città, la più bella di tutta la Russia, che con il crollo del sistema socialista diventa dal 7 settembre 1991 San Pietroburgo. Fin dalla tenerissima età sviluppa l'amore per il pallone, il suo giocattolo preferito. 

Inizia a giocare nei Pulcini della Lokomotiv Mosca di Dimitri Phonvkencho, poi, su consiglio del padre, all'età di 7 anni entra nella Zenit Football Academy, che nel 1988 si chiamava ancora 'Scuola Smena'. Un giorno, vicino all'Accademia, viene investito da un auto e si salva per miracolo, cavandosela con qualche livido e alcune escoriazioni. A 12 anni vive il trauma della separazione dei suoi genitori e va a vivere in un piccolo appartamento assieme alla madre. Arshavin cresce nello Smena come talento purissimo ma anche con un carattere difficile e ribelle, accentuato dalla morte del padre a 40 anni a causa di un infarto. 

Nel 1999 passa nella Seconda squadra dello Zenit, che milita in Seconda divisione russa, la Pervij divizion, e dopo una sola stagione arriva in Prima squadra. Parallelamente al calcio, dopo il diploma ottiene la laurea in design della moda e diventa un fenomeno nel gioco degli scacchi. Ma il pallone sarà la sua strada. Piccoletto (un metro e 72 centimetri per 69 chilogrammi di peso forma) ha il baricentro basso, una tecnica sopraffina e la capacità di usare con efficacia entrambi i piedi, benché sia un mancino naturale. Il debutto arriva in Coppa Intertoto il 2 agosto 2000 contro il Bradford City, gara che vede i russi vincere 3-0 in Inghilterra. 

Dopo aver iniziato come ala destra, nel tempo passa a mezzala e si afferma come seconda punta o attaccante esterno. La prima rete arriva invece il 14 aprile 2001 contro l'FC Fakel Voronezh, su assist di Kerzhakov. Proprio con quest'ultimo Arshavin formerà una coppia di grande livello fino alla cessione del centravanti al Siviglia nel 2006, riuscendo a vincere una Coppa di Russia nel 2003. 'Shava', come lo ribattezzano i tifosi dello Zenit, mischiando il suo cognome con quello di Shevchenko, inizia a farsi conoscere in patria e il 1° novembre 2003 segna una tripletta al malcapitato Saturn.

Per l'eplosione definitiva del talento di San Pietroburgo bisogna aspettare però il 2007, anno in cui approda sulla panchina del club il tecnico olandese Dick Advocaat. Con 10 reti e un rendimento altissimo, Arshavin trascina la squadra, che in quel momento è composta interamente da giocatori russi, alla vittoria dello Scudetto, spezzando l'egemonia dei club di Mosca.

L'anno di grazia di Andrey sarà il 2008, con lo Zenit che completa una splendida cavalcata europea alzando al cielo la Coppa UEFA. Dopo una partenza in sordina con il terzo posto nel Gruppo A, la marcia dei russi inizia ai sedicesimi con il Villarreal di Pepito Rossi e agli ottavi con l'Olympique Marsiglia. Trascinati da due grandi prestazioni di Arshavin, i russi si qualificano ai quarti di finale. 

Ai quarti il folletto di San Pietroburgo è imprendibile anche per il Bayer Leverkusen, travolto 4-1 in Germania all'andata dei quarti. Nonostante un k.o. di misura per 1-0 nel ritorno in casa, la squadra di Advocaat vola così in semifinale. L'asticella si alza e non di poco: avversario dei russi è infatti il Bayern Monaco, sulla carta nettamente favorito. A Monaco di Baviera le due squadre pareggiano 0-0, ma Arshavin paga l'ammonizione con la squalifica per la sfida di ritorno. 

Anche senza il loro giocatore di maggior talento, i russi si impongono con un perentorio 4-0 e conquistano la finalissima. Gli avversari sono gli scozzesi dei Glasgow Rangers, che hanno eliminato in semifinale la Fiorentina di Prandelli, ma non c'è partita. Arshavin pennella per Denisov il pallone dell'1-0, quindi avvia l'azione del 2-0 finale finalizzata da Zyrianov nel recupero. Per i russi e per Arshavin è la consacrazione continentale.

IL SOGNO DI EURO 2008

L'anno d'oro 2008 vede Arshavin protagonista anche con la maglia della Russia. Le cose in verità inizialmente si mettono male perché nell'ultima e decisiva gara di qualificazione contro Andorra, Andrey perde le staffe e tira una gomitata a un suo avversario. Risultato: espulsione e 2 turni di squalifica, che gli impediscono di giocare le prime due partite della fase finale contro Spagna e Grecia nel Gruppo D.

Senza la loro stella, i russi vengono travolti 4-1 all'esordio dalla Spagna di Aragonés, ma poi si rifanno superando 1-0 la Grecia campione in carica e si rimettono in corsa per la qualificazione. Contro la Svezia, terza gara del Girone, torna Arshavin. Andrey, dopo il vantaggio targato Pavlyuchenko, si scatena e realizza il 2-0 che chiude i giochi. Si va ai quarti, e qui accade il miracolo.

Arshavin e compagni infatti mandano al tappeto nei supplementari l'Olanda del Ct. Marco Van Basten. Finisce 3-1 per la Russia, con il gioiello di San Pietroburgo che segna il terzo goal, molto bello, con un tiro che sorprende Van der Sar da posizione defilata. Nell'esultanza, Arshavin si porta il dito alla bocca per zittire chi lo aveva criticato dopo la gomitata di Andorra. Sarà quello in assoluto il momento più alto della carriera. Il sogno russo si infrange infatti in semifinale: la Spagna è troppo più forte e si impone 3-0 nel secondo tempo. Per Arshavin, con appena 3 gare giocate, arriva la soddisfazione di essere inserito nella Top11 del torneo. 

Il magico 2008 si chiude con la conquista per lui di un altro trofeo con lo Zenit, la Supercoppa di Russia, e con il 6° posto finale nella classifica del Pallone d'Oro.

IL PASSAGGIO MILIONARIO ALL'ARSENAL

Arshavin ha già 27 anni ma la sua classe è ormai sotto gli occhi di tutti. Su di lui mette gli occhi l'Arsenal di Arsene Wenger, che a gennaio 2009 chiude l'operazione: per 15 milioni di euro, la cifra più alta mai spesa dai Gunners per un giocatore fino a quel momento, Arshavin approda alla corte del manager francese. Anche in Premier League il folletto russo riuscirà a incantare i tifosi londinesi.

Nei primi 2 anni e mezzo in Inghilterra, infatti, il suo rendimento resta altissimo: il 21 aprile 2009 entra nella leggenda con un poker strepitoso rifilato al Liverpool ad Anfield in un pirotecnico 4-4. Debutta e segna anche in Champions League. L'Arsenal del periodo non è però la squadra che a inizio millennio aveva conquistato trofei e stenta a trovare una sua dimensione. Arshavin, anziché riuscire a dargliela, finisce per perdersi a sua volta. Le bizze legate al suo carattere diventano sempre maggiori e anche Wenger inizia ad utilizzarlo meno.

Con la Nazionale, poi, la situazione si fa pesante: i tifosi si aspettano da lui sempre tantissimo e la pressione finisce per schiacciarlo. La Russia manca l'obiettivo qualificazione ai Mondiali 2010, e ad Euro 2012 delude: la Grecia vince lo scontro diretto e la elimina nella fase a gironi.

Al rientro a Mosca, Arshavin risponde stizzito alle critiche dei tifosi.

"Se non rispettiamo le aspettative è un vostro problema!".

I PROBLEMI FAMILIARI E IL DECLINO CALCISTICO

Intanto la sua vita privata va a rotoli: in breve tempo divorzia dalla prima moglie, Yulia Baranovskaya, con cui era rimasto unito civilmente 9 anni e dalla quale aveva avuto 3 figli e inizia una relazione con la giornalista e modella Alice Kazmina, che porterà all'altare nel 2016. La separazione della coppia avviene mentre Yulia aspetta il 3° figlio.

Dopo un ultimo anno e mezzo a Londra in cui gioca poco e con un rendimento incostante, lascia l'Arsenal nel 2012 per far ritorno in prestito allo Zenit, giusto in tempo per conquistare il suo secondo titolo di Russia. Torna a Londra, ma ci resta pochi mesi e saluta definitivamente nel gennaio successivo con 32 goal segnati e 46 assist. La Gazprom, con un'abile operazione di immagine, lo riporta allo Zenit. 

Tuttavia le cose per Arshavin non saranno più come prima: dopo un primo periodo con Spalletti, alla guida dei russi arriva Villas-Boas e con il giocatore ex Arsenal è rottura. Arshavin, anziché impegnarsi di più, fugge nella vita fuori dal campo. Ormai fuori dai piani dello Zenit, con cui conquista comunque il 3° Scudetto nel 2014/15, non gli viene rinnovato il contratto e a 34 anni fa una breve esperienza con il Kuban Krasnodar. Non prima di ricevere il saluto dei tifosi con cui aveva gioito e pianto a lungo.

"I ragazzi del nostro cortile", recitava una famosa coreografia dedicata a lui e Kerzhakov. 

Gli eccessi fuori dal campo sono ormai per lui la regola e questo compromette inevitabilmente il suo rendimento. È giocatore russo stesso a raccontarlo nella sua discussa autobiografia, come quello piuttosto celebre del cavallo.

Una sera fa mattina nel night club Maximus di San Pietroburgo in compagnia di belle donne. Uscito dal locale alle prime ore del mattino, telefona a un maneggio per poi rientrare a casa visibilmente ubriaco in sella ad un cavallo. Anche Alice, stanca sembra dei continui tradimenti, chiede il divorzio nel 2017 dopo la nascita del primo figlio della coppia, il quarto di Arshavin. La situazione fra i coniugi però si ricompone.

A livello calcistico il russo, che nel 2016 era passato al Kairat in Kazhakistan, dopo aver aggiunto nella sua personale bacheca due titoli del Kazhakistan e una Coppa Nazionale, decide di ritirarsi l'11 novembre 2018 a 37 anni. Ormai il vero Arshavin, quello che aveva incantato il Mondo nel 2008, non c'era più.

Nel dicembre 2021 l'ex calciatore russo è suo malgrado protagonista di un pasticcio durante il sorteggio di Champions League che costringe l'UEFA ad annullare l'estrazione e ripetere l'intera procedura dall'inizio.