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Jairzinho, 'l'Uragano' del Brasile: bandiera e leggenda del Botafogo, campione del Mondo a Messico '70

08:07 CET 25/12/22
Jairzinho GFX
Da erede di Garrincha, ha scritto la storia del Botafogo diventando poi trequartista e attaccante. Col Brasile ha vinto i Mondiali del '70.

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È ricordato a livello internazionale soprattutto per essere stato uno dei 5 numeri 10 del Brasile spettacolare del 1970, che a Città del Messico si laureò campione del Mondo travolgendo 4-1 in finale l'Italia di Ferruccio Valcareggi.

In quel Mondiale Jairzinho, 'Il piccolo Jair', realizzò ben 7 reti, ed è stato il vicecapocannoniere alle spalle dell'irraggiungibile Gerd Müller (10 goal), eguagliando anche il record di Ghiggia : è infatti con l'uruguayano l'unico ad aver segnato in tutte le partite di una fase finale di un'edizione del torneo.

Nella finale dell'Azteca, è stato anche colui che soprattutto nel secondo tempo ha messo in grande difficoltà il capitano azzurro, Giacinto Facchetti, stanco dopo la battaglia infinita con la Germania Ovest in semifinale, e l'autore del terzo e decisivo goal dei verdeoro, quello che ha abbattuto definitivamente la resistenza azzurra.

A livello di club è stato una bandiera e una leggenda del Botafogo, il club in cui è cresciuto e si è affermato raccogliendo l'eredità di un certo Mané Garrincha, per il quale ha realizzato 186 goal (5° miglior cannoniere di sempre del Fogão) e ha vinto una Copa Libertadores con il Cruzeiro. Dopo il ritiro dal calcio giocato, sarà lui a scoprire 'Il Fenomeno' Ronaldo e a portarlo al Cruzeiro.

L'ASCESA DI UN PREDESTINATO

Jair Ventura Filho, che per tutti diventerà presto Jairzinho, nasce a Rio de Janeiro, il giorno di Natale del 1944. A inizio anni Cinquanta la famiglia Ventura decide di trasferirsi dal municipio di Duca de Caxias a Rio de Janeiro in via General Severiano, proprio di fianco alla sede del Botafogo.

Sono gli anni in cui il club diventa 'O glorioso' per via dei tanti fuoriclasse che indossano la maglia bianconera con la stella, fra cui Manga, Nilton Santos, Didi, Zagalo, Amarildo, Quarantinha e sopratutto il più forte di tutti, Manè Garrincha. Da bambino, come molti altri giocatori carioca, Jairzinho tira i primi calci a pallone in spiaggia, ma è di fatto un predestinato e visto dove abita non ci metterà molto a entrare a far parte del Settore giovanile del Botafogo.

"La spiaggia di Rio ti forgia, - affermerà - ti dà migliori polmoni, resistenza, velocità, muscoli. Polpacci stretti e quadricipiti solidi. In Europa forse hai posti migliori dove scolpire il corpo. Ma sembra quasi un lavoro. In Brasile è tutta un’altra cosa".

Entra nelle Giovanili del Fogão nel 1958 e dimostra di avere una marcia in più rispetto ai suoi coetanei: gioca da ala destra, esattamente lo stesso ruolo di Garrincha, porta il numero 7 sulle spalle come il suo idolo e dal 1961 al 1963 vince tre campionati Juniores consecutivi.

Jairzinho Brasil 4x1 Itália Copa 70 - 21 06 70

BANDIERA E LEGGENDA DEL BOTAFOGO

Dotato di un buon dribbling e di una buona tecnica di base, rispetto a Garrincha, più estroso e geniale, si distingue per la potenza fisica che le sue gambe sprigionano in accelerazione, ha la capacità di cambiare passo più volte nella stessa azione, di arrivare sul fondo e crossare, un tiro potente e preciso, che sa far valere anche sui calci di punizione, grande resistenza e un notevole fiuto del goal.

Proprio per quest'ultima caratteristica, quando nel 1963 entra a far parte della Prima squadra del Botafogo, e deve convivere con l'idolo Garrincha, ormai al crepuscolo della sua gloria e dell'avventura nel club, accetta il cambio di ruolo e maglia e gioca per 2 stagioni da centravanti.

Quando nel 1965 Garrincha e il Fogão si separano, ne eredita il ruolo e la maglia numero 7, tornando a giocare sulla fascia, come nelle Giovanili.

"Sono stato la miglior ala destra della storia dopo Garrincha. - dirà senza modestia di se stesso - Garrincha era unico in tutto. In ogni singolo movimento. Nessuno sapeva dove sarebbe andato. Nessun avversario e nemmeno lui. Il suo calcio era solo improvvisazione, non è mai stato un lavoro. Gli piaceva e basta. E quella era l’unica ragione per cui poteva dare gioia. Di talenti così ne nascono uno ogni 100 anni. Per me era in assoluto il più grande di tutti. Più grande anche di Pelé".

Ma la svolta nella sua carriera arriva nel 1967: chiede e ottiene un nuovo cambio di ruolo, diventando mezzapunta, e prendendo la maglia numero 10. In questo ruolo porterà il Botafogo al successo: nel 1967 e nel 1968 vince due volte consecutivamente il Campionato carioca e la Taça Guanabara, e nel 1968 conquista anche la Taça Brasil, Coppa nazionale antenata del Campionato brasiliano.

In finale il Botafogo prevale sul Fortaleza: pareggio per 2-2 nella gara di andata fuoricasa e vittoria netta per 4-0 al Maracaña. Sono gli anni migliori della carriera di Jairzinho, che è la stella più luminosa del Fogão, in na squadra in cui giocano anche altri grandi giocatori come Gerson, Alfonsinho, Paulo Cesar Lima e Paulo Cesar Cajú.

Jairzinho

IL BRASILE E I MONDIALI DEL 1970

Con il suo talento e la sua esplosività Jairzinho si guadagna presto un posto anche nella Nazionale brasiliana. Anche perché nel 1963 è uno dei migliori della Nazionale olimpica che domina la IV edizione dei Giochi Panamericani, in cui i verdeoro sbaragliano la concorrenza e si aggiudicano la medaglia d'oro (4 presenze e 2 goal per la giovane stella del Botafogo).

L'anno seguente, il 7 giugno 1964, fa così il suo esordio in Nazionale maggiore: scende in campo da titolare contro il Portogallo nella Taça das Naçoes, in italiano 'Coppa delle Nazioni' o 'Piccola Coppa del Mondo', e bagna il debutto con uno dei 4 goal con cui la Seleçao campione del Mondo in carica si impone 4-1.

Entra in pianta stabile nella rosa dei verdeoro e il Commissario tecnico, il mitico Vicente Feola, lo chiama per l'edizione 1966 dei Mondiali, che si disputa in Inghilterra. Il torneo è particolarmente sfortunato per i sudamericani, che con Pelé azzoppato e infortunato, non riusciranno a qualificarsi agli ottavi di finale, venendo eliminati nel girone dal Portogallo di Eusebio e dall'Ungheria di Albert.

Per la stella del Botafogo sarà tuttavia un'importante palestra in vista dell'edizione successiva. Il 1969 è tuttavia un anno difficile nella storia calcistica del Brasile guidato dal giornalista João Saldanha. Il 9 aprile 1969 Jairzinho è in campo al Maracaña nell'amichevole con il Perù di Didì. La Blanquirroja si porta sul 2-0 e la gara è ricordata per la rissa che si scatena dopo un'entrata killer di Gerson, che spezza una gamba a Orlando De La Torre, difensore centrale avversario.

Dopo aver staccato il biglietto per il Messico nelle Qualificazioni, Jairzinho si procura due brutti infortuni: prima si frattura il quarto e quinto metatarso del piede, poi si rompe la gamba destra. I Mondiali sono a rischio ma la fede e la grande forza di volontà lo sorreggono.

"Come potrei non essere credente, essendo nato il 25 dicembre? A novembre ho rotto le ossa, - ricorderà - ci hanno infilato dentro un chiodo. E l'anno dopo sono diventato campione del Mondo".

Mentre Jairzinho recupera dall'infortunio, nel marzo del 1970 la giunta militare che governa il Brasile esonera il Ct. Saldanha e affida la Nazionale a Mario Zagallo, campione del Mondo del 1958 che diventa Commissario tecnico e ha il compito gravoso di non fallire l'obiettivo del terzo successo nel torneo.

Le pressioni sono altissime ma il nuovo Ct. ha il merito di allestire una rosa ricca di talento: convoca infatti cinque giocatori che abitualmente giocano nel loro club con il numero 10. Fra questi, con Tostão, Pelé, Rivelino e Gerson (che nel Botafogo aveva ereditato l'iconica maglia in sua assenza), c'è anche Jairzinho.

Zagallo decide di dare la 10 a Pelé, mentre Jairzinho avrà la 7, Gerson la 8, Tostão la 9 e Rivelino la 11. Il Brasile va in ritiro con lungo anticipo, perché bisogna essere pronti all'altura, e i risultati saranno sotto gli occhi di tutti. Il Brasile incanta, Jairzinho è incontenibile. Segna subito una doppietta contro la Cecoslovacchia, poi supera Banks e decide la sfida contro l'Inghilterra, gara in cui serve a Pelé anche l'assist per quella che è considerata da molti come 'la parata del secolo', si ripete contro la Romania.

Jairzinho Copa 70 Brasil x Peru 14 06 70

Il Brasile accede ai quarti dove incrocia il Perù, i cui giocatori meditano vendetta dopo quanto capitato l'anno prima al Maracaña. Ma il Ct. della Blanquirroja, Didi, forse cedendo alle pressioni del governo militare brasiliano, esclude De La Torre dall'undici titolare, ufficialmente per scelta tecnica, e i verdeoro si impongono 4-2. Jairzinho segna una delle reti più spettacolari, trafiggendo il portiere dalla riga di fondo.

"Giocavamo in modo inimmaginabile. - affermerà il giocatore del Botafogo - Ci eravamo allenati per tre mesi dentro una caserma. Tutti avevamo un solo obiettivo: vincere. Ma soprattutto avevamo la testa. E quando hai la testa, ti organizzi. Non hai bisogno di un allenatore che ti dica cosa devi fare e come comportarti. Sapevamo come difenderci, come attaccare, come muoverci per sorprendere l’avversario. Il calcio è dinamico. Non tattico. E noi eravamo una macchina perfetta".

Jairzinho con la sua potenza e accelerazione sembra inarrestabile, e si guadagna l'appellativo di 'Furaçao', ovvero 'Uragano'. In semifinale l'incrocio con un'altra sudamericana, l'Uruguay, fa presagire una sfida molto dura. E così sarà. Gli uruguayani provono in ogni modo a far fallo sul numero 7 verdeoro, ma ancora una volta Jairzinho entra nel tabellino della gara firmando uno dei tre goal con cui la Seleçao stacca il pass per la finale.

Qui trova l'Italia, reduce dalla battaglia con la Germania Ovest, che ha fatto spendere agli Azzurri preziose energie fisiche e mentali. I Campioni d'Europa reggono un tempo, quando passati in svantaggio per uno spettacolare colpo di testa di Pelé, sfiorano il pareggio in un paio di occasioni con Riva e rispondono con Boninsegna sul finire della prima frazione.

Ma nella ripresa crollano, travolti dalla fisicità dei sudamericani e in particolare di Jairzinho, che con Carlos Alberto forma un tandem di destra devastante. La stella del Botafogo ci mette del suo, con continui movimenti ad accentrarsi che alla lunga sfiniscono anche uno come Giacinto Facchetti.

In uno di questi è fermato dal numero 3 azzurro ma sul tocco di quest'ultimo Gerson trova con il mancino il varco per il 2-1 al 66'. L'Italia è alle corde, e al 71' Jairzinho, di fatto immarcabile, raccogliendo un assist di testo Pelé, devia alle spalle di Albertosi da centro area, dopo esser sfuggito al controllo del capitano avversario, e chiude praticamente i giochi. La sua esultanza è una corsa a braccia alzate, seguita dal segno della croce e ad una preghiera di ringraziamento a Dio prima di essere sommerso dagli abbracci dei compagni.

Il goal finale di Carlos Alberto fissa il punteggio sul 4-1, risultato che laurea il Brasile campione del Mondo per la terza volta nella sua storia e gli consente di aggiudicarsi definitivamente la Coppa Rimet, avendola già vinta nel 1958 e nel 1962.

Jairzinho Copa 70 - 21 06 70

L'Italia non era riuscita ad opporsi allo strapotere dei verdeoro, anche per le scelte di Valcareggi, che anziché inserire giocatori freschi dopo le fatiche della semifinale, preferì non cambiare e ne pagò le conseguenze nella ripresa.

"Avremmo vinto il titolo contro chiunque", dirà il campione verdeoro.

Ma se i brasiliani al ritorno in patria saranno accolti come eroi, ad attendere gli Azzurri a Fiumicino sarà un ingeneroso lancio di pomodori.

Jairzinho, fra i protagonisti dell'impresa, nel 1972 decide anche la Coppa dell'Indipendenza brasiliana o Minicopa, con il goal decisivo in Zona Cesarini nella finale contro il Portogallo (1-0). Continuerà a giocare col Brasile fino ai Mondiali del 1974, i terzi della sua carriera, in cui pur segnando 2 goal (contro Zaire e Argentina) non riuscirà a ripetere le prestazioni di quattro anni prima e subirà l'onta dell'eliminazione nella Seconda fase ad opera dell'Olanda del Profeta del Goal, Johan Cruijff.

Il Brasile chiuderà 4°, perdendo anche la finale per il 3° posto contro la Polonia di Lato, ma Jairzinho non indosserà più la casacca verdeoro fino al 3 marzo 1982, quando darà il suo addio alla Nazionale giocando i primi 11 minuti dell'amichevole contro la Cecoslovacchia a San Paolo. Una passerella finale per un campione che con 35 goal in 81 partite (42 in 102 gare considerando le partite non ufficiali) è ancora oggi il 7° miglior marcatore di tutti i tempi del Brasile.

Seedorf e Jairzinho 07 07 12

LA LIBERTADORES CON IL CRUZEIRO E IL FLOP AL MARSIGLIA

Dopo i Mondiali del 1970, vinti da protagonista, la fama e la notorietà di Jairzinho sono ai massimi storici. Il suo ingaggio al Botafogo è più che raddoppiato, e nel 1972 è protagonista con una tripletta nel roboante 6-0 sui rivali del Flamengo. Ma dopo la delusione cocente dei Mondiali '74 sceglie di tentare l'avventura in Europa e lascia Rio de Janeiro per accasarsi al Marsiglia.

Tuttavia l'impatto con l'Europa non è quello che il campione del Mondo del 1970 si aspettava: pur segnando 9 goal in 18 presenze. La sua presenza nel campionato francese sarà più che altro ricordata per l'aggressione ai danni di un guardalinee dopo che quest'ultimo lo ha fermato quando si era involato verso la porta avversaria per un fallo inesistente.

Nel 1976 torna così in patria e firma per il Cruzeiro di Belo Horizonte. Qui è nuovamente grande protagonista e a 31 anni vince la Copa Libertadores. In finale i brasiliani sono opposti agli argentini del Rive Plate: dopo un successo per parte (4-1 in Brasile, 2-1 al Monumental) il trofeo è assegnato nella bella, che vede La Volpe prevalere per 3-2.

A dicembre i brasiliani scendono in campo contro il Bayern Monaco per la Coppa Intercontinentale, ma sono i bavaresi a imporsi. Decisivo il 2-0 di Monaco di Baviera sotto la neve (Gerd Müller e Kapelmann), mentre il ritorno al Mineirão si conclude con uno 0-0 che sancisce un sostanziale equilibrio.

IL LUNGO GIROVAGARE E GLI ULTIMI EXPLOIT

Nel 1977 Jairzinho lascia il Brasile e si trasferisce in Venezuela alla Portuguesa di Acarigua, con cui a 32 raggiunge a sorpresa le semifinali di Copa Libertadores. È l'ultimo exploit della sua brillante carriera.

L’anno dopo si trasferisce nel Noroeste, nello Stato di San Paolo, mentre nel 1979 eccolo con il Fast Clube, società di Manaus, nell'Ammazzonia. Quindi va al Wilsterman in Bolivia. Seguono un breve ritorno all’amato Botafogo nella stagione 1981/82 (utile per portare a 186 i goal totali con la squadra) per poi chiudere definitivamente la carriera a Guayaquil, in Ecuador, con i biancazzurri del Nueve de Outubro, all'età di 37 anni.

Jairzinho, ídolo do Botafogo

DA ALLENATORE A SCOUT: LA SCOPERTA DEL 'FENOMENO'

''L'Uragano' gioca anche alcune amichevoli con l'Inter de Limeira, prima di diventare scout del Cruzeiro. In questo ruolo sarà lui a segnalare 'Il Fenomeno' Ronaldo al club di Belo Horizonte, e quest'ultimo nel 1993 lo metterà sotto contratto.

In seguito sceglierà di dedicarsi alla carriera da allenatore. Quest'ultima sarà però poco fortunata per il campione del Mondo del 1970. Jairzinho guiderà infatti il Kalamata in Grecia nella stagione 1997/98 (una vittoria, 2 pareggi e 9 sconfitte) e successivamente il Gabon dal 2003 al 2005.

Ma nella sua vita pubblica c'è spazio anche per la politica: nel 2008 Jairzinho è stato infatti candidato alla carica dei aldermanno (vereador) per il Comune di Rio de Janeiro. Nel 2021, contratto il Covid-19 in forma grave, ha superato la malattia.