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Il Senegal apre i Mondiali come nel 2002: quella storica vittoria sulla Francia

13:22 CEST 02/04/22
France Senegal 2002
Gli africani giocheranno la gara inaugurale come 20 anni fa, quando avevano scritto la leggenda contro la Francia: allora fu decisivo Bouba Diop.

C'era una volta un ragazzino, un adolescente come tanti altri. Una volta tornò a casa da scuola, un giorno ordinario ma al contempo diverso: iniziavano i Mondiali e per quel ragazzino, già patito di calcio, era un avvenimento speciale. A mamma il pallone non era mai piaciuto; a papà sì, ma non fino a quel punto. Così il ragazzino andò in cucina, prese il proprio piatto, il proprio bicchiere e le proprie posate e traslocò in salotto per pranzare. Aveva la televisione tutta per sé. Poteva gustarsi Francia-Senegal, gara inaugurale di Giappone-Corea del Sud 2002.

Ecco: il Senegal che apre i Mondiali non è una novità assoluta. Lo è, semmai, il fatto che la prima partita non preveda in campo né la Nazionale detentrice del trofeo, come accadeva fino a qualche edizione fa, né quella che ospita la competizione. Per dire: nel 2018 lo start è stato dato da Russia-Arabia Saudita. Non il massimo della vita, onestamente. Però c'erano in campo i padroni di casa, aveva senso. Per la cronaca: finì con un 5-0 senza un briciolo di storia.

In quel 2002, l'edizione dei Mondiali andata in scena di mattina e primo pomeriggio per via del fuso orario con l'Asia, era diverso. A giocare la gara inaugurale era la Nazionale che quattro anni prima era salita sul tetto del mondo. Ovvero la Francia di Zizou Zidane e delle sue capocciate vincenti al Brasile. Di fronte alla squadra di Roger Lemerre, l'erede in panchina di Aimé Jacquet, ecco il Senegal. Una debuttante assoluta in una fase finale della Coppa del Mondo, come quei bambini che per la prima volta visitano Disneyland e si guardano attorno con l'aria stranita, affascinata ed eccitata.

Finì con la prima di una serie di sorprese che quel Mondiale avrebbe proposto (Corea del Sud e Turchia in semifinale, per dire): 1-0 Senegal, la Francia campione in carica subito al tappeto. Decise Papa Bouba Diop, centrocampista di fisico, muscoli, sostanza e inserimenti. Come quello che, nel primo tempo di quella partita, si prese gioco di Barthez e dei francesi. Ci ha lasciati presto, Bouba Diop: è morto nel 2020, a soli 42 anni. Non prima di essersi tolto qualche soddisfazione, compresi un paio di voti al Pallone d'Oro di quell'anno.

E quel Senegal, ve lo ricordate? Sylva; Coly, Malik Diop, Diatta, Daf; Ndiaye, Aliou Cissé, Diao, Bouba Diop, Fadiga; Diouf. 4-5-1, centrocampo rinforzato, il guizzante Diouf (poi al Liverpool) a folleggiare in attacco. C'era Ferdinand Coly, altro "italiano" (soprattutto a Perugia). C'era Khalilou Fadiga, che la Serie A invece l'ha solo sfiorata. E c'era Bruno Metsu, il commissario tecnico anticonformista. Un francese capace di fare la festa ai francesi. Anche lui ci ha lasciati troppo, troppo presto.

Passò il Senegal e non passò la Francia. Un mondo al contrario. Zidane e soci fuori subito, perché se pareggi con l'Uruguay e perdi anche con la Danimarca segnando la bellezza di zero reti in tre partite, la figuraccia è inevitabile. Un po' come uscire contro Nuova Zelanda, Slovacchia e Paraguay (ops). Africani agli ottavi di finale contro la Svezia, poi ai quarti contro la Turchia. Dove all'improvviso apparve Ilhan Mansiz, futuro pattinatore sul ghiaccio (tutto vero), e ogni sogno di gloria svanì. Almeno parzialmente.

20 anni dopo, il Senegal odierno non è quel Senegal. In squadra ha campioni veri: Edouard Mendy, Koulibaly, Mané. Per capire come si sia ribaltato il mondo in un paio di decenni, assieme all'Olanda è la favorita per passare il girone. Più dei padroni di casa del Qatar, più dell'Ecuador. Ambizioni che, in realtà, dovrà soppesare e misurare nella gara d'esordio contro de Ligt e compagni. Come aveva già fatto a Seul, capendo perfettamente di non essere il classico materassino ad acqua sul quale la Francia avrebbe saltellato impunemente.