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Serie A

Igor Tudor e la Juventus: dal campo allo staff tecnico

09:27 CEST 16/04/22
Tudor GFX
Il croato con la maglia bianconera ha collezionato 174 presenze e 21 reti, poi vice allenatore nello staff di Andrea Pirlo.

C'è un allenatore che, più di tutti gli altri, ha fatto di Igor Tudor un vero campione di duttilità: si chiama Marcello Lippi e, a distanza di anni, ne va ancora orgoglioso. Già, proprio così. D'altro canto 174 presenze e 21 reti non sono bottino di poco conto, a maggior ragione considerando come le aspettative elevate alla Juventus siano all'ordine del giorno.

Il croato, oggi 44enne, dalla Vecchia Signora viene visto come un autentico punto di riferimento. E, per questo motivo, due estati fa alla Continassa hanno deciso di affidargli un ruolo importante, ovvero quello di vice allenatore nello staff di Andrea Pirlo.

Una scelta ponderata, condivisa con il tecnico bresciano, probabilmente essenziale affinché il corso potesse avviarsi nel migliore dei modi tra il fattore novità e quello affidabilità. 

Amante del calcio organizzato, e del pragmatismo, Tudor prima di rientrare all'ombra della Mole ha vissuto diverse esperienze come head coach: Hajduk Spalato, Paok, Karabükspor, Galatasaray, Udinese e, infine, il bis a Spalato.

Alti e bassi, culminati nell'offensiva decisa e decisiva di Madama. Che, secondo radiomercato, per mettere le mani su Tudor avrebbe anche versato un piccolo indennizzo nelle casse dell'Hajduk. Indiscrezione, questa, mai confermata. Anzi, c'è chi sostiene che sia stato proprio il croato ad aver pagato una sorta di penale per abbracciare nuovamente il globo zebrato. Insomma, come spesso accade la verità potrebbe trovarsi nel mezzo.

Tudor, in tempi rapidi, ha dovuto comprendere usi e costumi delle metodologie utilizzate da Pirlo e soci. A caratterizzare la base del discorso, dunque, un'idea di calcio aulica rappresentata dall'immediata riconquista del possesso e, soprattutto, dall'intenzione di proporre un'identità ben definita. Aspetto che, nell'annata scorsa, la Juve non ha saputo proporre con continuità.

Resta il fatto, comunque, che Igor abbia goduto della stima di tutti: tifosi, società, staff e giocatori. A detta dei ben informati, per l'appunto, l'uomo di Spalato avrebbe instaurato un ottimo feeling con la rosa. Apprezzato, e non poco, anche e soprattutto per il lato umano: sia dai veterani sia da coloro che hanno vissuto la loro prima esperienza nel capoluogo piemontese.

Non sorprende inoltre che Tudor in versione salvatore della patria - in piena Grande Crisi - abbia catturato l'attenzione collettiva. Una traccia, per la verità, mai valutata dagli uomini della Continassa. I quali, pure nei momenti di maggiore difficoltà, hanno sempre fatto quadrato attorno a Pirlo: a riflettori accesi e spenti. E la linea non sembra destinata a mutare.

L'ambizione poteva aspettare. La Juve, invece, no. Ragion per cui, seppur in un'altra veste, Tudor ha deciso di rimettersi in gioco. Senza pensare alle conseguenze, senza rimpianti. Missione chiara: lavorare. Stop. E con le idee chiare, vedi un'intervista rilasciata in passato:

"Da ex difensore, dico che cerco di attaccare, di essere propositivo. La differenza oggi la fa avere un’idea e cercare di trasmetterla a chi alleni. Sono contrario al lancio lungo del centrale, tendo a giocarla".

Un pensiero che ha sposato perfettamente i dettami di Pirlo e che, infatti, hanno portato a una visione comune. Inoltre, è balzato all'occhio come Tudor sia diventato anche più intraprendente durante la gara: anche più di Roberto Baronio, altro membro dello staff. In parole povere, le gerarchie sono chiare. E ogni tanto rimarcarle è cosa buona e giusta. Il preludio a una nuova avventura da primo allenatore, alla guida del Verona, in cui sta dimostrando il suo valore. Una nuova esperienza, ma solo dopo aver lasciato ancora il segno in bianconero.