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Hasan Salihamidzic, la guerra, il successo col Bayern e gli anni alla Juve

09:30 CET 01/01/22
Hasan Salihamidzic Juventus
La fuga dalla guerra a 15 anni, le vittorie col Bayern Monaco, l'esperienza alla Juventus. Poi una nuova vita tra imprenditoria e calcio.

Quando nel gennaio 2007 arrivò l'annuncio del suo trasferimento alla Juventus a parametro zero molti rimasero sorpresi. Hasan Salihamidzic infatti allora aveva appena compiuto trent'anni e giocava nel Bayern Monaco, con cui in nove stagioni aveva vinto tutto: sei Bundesliga, quattro Coppe di Germania, tre Coppe di Lega ma soprattutto la Champions League e la Coppa Intercontinentale.

I bianconeri invece lottavano ancora in Serie B dopo la retrocessione per i noti fatti di Calciopoli. Ecco perchè quella di Brazzo, questo il soprannome di Salihamidzic che significa 'fratello', rappresentò una scelta decisamente inusuale ma non così sorprendente se si guarda alla sua storia personale.

Quando ha solo 15 anni, ad esempio, scappa dalla guerra in Bosnia per trasferirsi proprio in Germania a casa di alcuni parenti mentre i genitori non riescono a lasciare il Paese. Un'esperienza che Salihamidzic ha ricordato durante un'intervista alla 'Bild'.

“Mi ricordo bene della guerra in Bosnia. Era terribile. Mio padre a 15 anni mi fece lasciare il Paese per mettermi in salvo e darmi la possibilità di crearmi un futuro. Ero da solo, completamente da solo. Partii in pullman, poi presi un treno per arrivare ad Amburgo, dove avevo una famiglia che mi aspettava. Le persone oggi vivono una situazione ancor più drammatica. Per questo credo sia importante che il Bayern inviti i rifugiati a fare dei provini o degli allenamenti. Bambini o adulti che siano, tutti hanno bisogno di vivere nella normalità”.

La più grande gioia della carriera da calciatore di Salihamidzic, che inizia in patria nelle giovanili di Turbina Jablanica e Velez Mostar, è sicuramente la Champions League conquistata nel 2001 battendo il Valencia a 'San Siro'. Anche perchè un paio di anni prima la coppa dalle grandi orecchie era sfuggita nel modo più crudele a causa della rimonta subita dal Manchester United nei minuti di recupero di una delle finale più incredibili della storia. In quell'occasione Brazzo era subentrato all'89' al posto di Mario Basler, autore del vantaggio del Bayern, poi rimontato dall'uno-due firmato da Sheringam e Solskjaer.

"È stata una scuola non soltanto di calcio, ma di vita. Quei cinque minuti mi hanno insegnato a non voler mai più perdere. Hanno cementato la squadra ed è stato il seme da cui è germogliata la vittoria del 2001. È complicato anche soltanto descrivere che cosa si provi quando il tuo capitano alza la coppa. È l’emozione più grande della tua vita di calciatore. Sono orgoglioso di averla provata almeno una volta… be’, forse sarebbe stato meglio fossero state due", ha ricordato Salihamidzic qualche anno fa a 'Hurrà Juventus'.

Ambidestro, il bosniaco inizia la carriera addirittura da punta prima di essere arretrato come esterno di centrocampo e poi addirittura da terzino, dimostrando così una versatilità preziosa per ogni allenatore tanto che al momento del suo arrivo alla Juve si mette a completa disposizione di Claudio Ranieri, allora tecnico bianconero.

"Credo che gli allenatori abbiano piacere ad avere un giocatore che possa giocare a destra, a sinistra, davanti, dietro. Nel Bayern ho giocato davvero ovunque. Dentro mi sento centrocampista. Ma, davvero, non è importante. Ho giocato nove anni nel Bayern. È una società dove non hai alternative: devi vincere. Vivi quotidianamente con quella pressione e diventa parte della tua vita, Anche qui, come a Monaco, si vuole essere sempre primi. Questo atteggiamento fa per me, anche per questo quando ho firmato per la Juve sapevo che mi sarei trovato perfettamente a mio agio. Il mio riferimento calcistico era l’Italia. In Jugoslavia guardavamo questo campionato e la squadra che dominava era la Juve. Per me il calcio italiano era bianconero. Ho realizzato anche questo sogno".

L'esordio con la Juve avviene il 25 agosto 2007 nella gara vinta contro il Livorno per 5-1, mentre un mese dopo arriva il primo goal contro la Reggina. A fine stagione le presenze saranno ventisei condite da quattro reti, tra cui spicca la doppietta decisiva realizzata da Brazzo contro il Milan: tap-in vincente su tiro respinto di Trezeguet e zuccata di testa nell'area rossonera.

Grazie alla sua generosità Salihamidzic diventa in breve idolo uno degli idoli della tifoseria, oltre ad essere molto apprezzato dal tecnico Ranieri che di lui dirà: "Uno che sa far tutto, il tipo di giocatore che qualsiasi allenatore vorrebbe avere". Brazzo sceglie la maglia numero 7 in onore di Gianluca Pessotto, ex terzino e ancora oggi dirigente bianconero.

"L’ho visto giocare e mi sembra che interpretasse il gioco come piace a me: dedicandosi alla squadra. Poi, quando sono arrivato qui ho imparato a conoscerlo anche come persona. E il giudizio positivo non è stato soltanto confermato, ma si è amplificato".

Nelle due stagioni successive l'avventura di Brazzo sarà pesantemente condizionata da molti problemi fisici, ma il bosniaco riesce comunque a mettere insieme 34 presenze e tre goal finché nell'estate 2010 il nuovo tecnico Delneri non lo mette fuori rosa salvo reintegrarlo causa infortuni. Nel 2011 il bosniaco decide quindi di lasciare la Juventus per tornare in Germania, dove si accasa al Wolfsburg a parametro zero. Non prima di aver salutato il popolo bianconero.

"Che orgoglio essere parte della storia di questa stupenda società. La Juventus mi è rimasta nel cuore e sarà parte della mia vita per sempre. Qui ho trascorso quattro anni bellissimi. Anche se non ho vinto niente, ho trovato amici per la vita. La società mi è rimasta nel cuore".

La carriera da calciatore però è ormai agli sgoccioli, tanto che al termine della stagione Salihamidzic preferisce appendere gli scarpini al chiodo e qualche anno dopo intraprende una nuova e originale esperienza producendo insieme ad alcuni amici copie in miniatura dei giocatori del Bayern Monaco tramite una stampante in 3-D. Iniziativa questa molto apprezzata dalla socità bavarese che deciderà di mettere in vendita le statuette nei propri punti vendita ufficiali. Nel 2017, esattamente dieci anni dopo aver alzato la Champions League al cielo di Milano, Salihamidzic torna al Bayern Monaco nel ruolo di direttore sportivo.

"Il Bayern è un club molto speciale e non ci ho pensato due volte prima di accettare. Svolgerò questo nuovo incarico con la voglia e la grinta che hanno contraddistinto la mia carriera da giocatore: darò tutto".

In quattro anni da dirigente Salihamidzic contribuisce ai successi del Bayern anche se le polemiche non mancano, come quelle che hanno portato alle dimissioni dell'ormai ex tecnico Flick proprio a causa di alcuni contrasti sul mercato, motivo per cui i tifosi chiedono alla società bavarese di sollevare Brazzo dall'incarico ma senza successo. Il tutto mentre lo stesso Flick difende Salihamidzic dopo alcune minacce ricevute sui social.

“Penso che chiunque possa immaginare come ci si sente quando la propria famiglia viene attaccata in quel modo. Questo è inaccettabile. Brazzo ha una famiglia meravigliosa, sono stati superati i limiti. Abbiamo posizioni e pensieri diversi, ma ciò non significa che non ci apprezziamo. Non ci siamo mai attaccati personalmente. Il calcio è importante, ma non è la cosa più importante nella vita”.

Una cosa che Salihamidzic ha imparato sulla sua pelle già a 15 anni: dalla guerra al trono d'Europa.