News LIVE
Storie

Hans-Peter Briegel, 'Il Panzer' che vinse lo Scudetto col Verona e oggi aiuta i bambini messicani

12:49 CET 19/11/21
Verona Serie A 1984/85
Guerriero in campo, abile nella marcatura a uomo ma anche nelle ripartenze, Hans-Peter Briegel sviluppa oggi progetti umanitari per i bambini.
"Quando arrivai in Italia, nel 1984, molti pensavano che non ce l'avrei fatta" - Hans Peter Briegel in un'intervista alla 'Deutschen Presse-Agentur' del 2020

Jolly fra difesa e centrocampo, dotato di estrema duttilità tattica, Hans-Peter Briegel era fisicamente una roccia, forte di un metro e 87 centimetri di altezza per 77 chilogrammi di peso forma, una resistenza inesauribile e grande freddezza nei momenti decisivi della partita.

Il calcio lo ha strappato all'atletica e lo ha portato a raggiungere grandi traguardi a livello di club e in Nazionale: con il Kaiserslautern è l'eroe dell'eliminazione del Real Madrid in Coppa UEFA nel 1982, con la Germania Ovest conquista gli Europei del 1980 e arriva due volte in finale ai Mondiali, sconfitto nel 1982 dall'Italia e nel 1986 dall'Argentina.

Approdato in Italia nel 1984 e poco considerato al suo arrivo, sarà uno dei giocatori chiave del Verona di Bagnoli, capace di riscrivere le gerarchie e conquistare lo Scudetto 1984/85. Dopo due anni in gialloblù, nei quali si toglie anche la soddisfazione di disputare la Coppa dei Campioni, passa alla Sampdoria, squadra con cui chiude la sua carriera nel 1988 conquistando anche una Coppa Italia.

DAL DECATHLON AL CALCIO

Hans-Peter Gabriel nasce l'11 ottobre 1955 a Rodenbach, nel circondario di Kaiserslautern, nell'allora Germania Ovest. Figlio di agricoltori benestanti, con il fisico da 'Maciste' che si ritrova, Hans fin da giovane è instradato all'atletica leggera e in questo sport inizia a farsi un nome, prima nel Palatinato, poi a livello nazionale.

"ll salto in lungo era la mia specialità, - racconterà in un'intervista al settimanale per ragazzi 'Il Giornalino' - realizzavo discrete misure, il mio record è stato sette metri e quarantotto. Non me la cavavo male neppure nel triplo: 15 metri e 30. Ma mi piaceva anche correre: sui cento metri facevo 10''80. Per cui mi cimentavo un po’ in tutte le specialità. Tanto che riuscii a conquistare ben otto titoli tedeschi juniores: tre nel salto in lungo, altrettanti nel triplo e due nel pentathlon".

Verso i 16 anni, la promessa dell'atletica della Germania Ovest, visto che all'apparenza non ha punti deboli, inizia a praticare con ottimi risultati il decathlon, la disciplina dei superuomini, che prevede la disputa nell'arco di soli due giorni di 10 gare di differenti specialità, per ciascuna delle quali viene assegnato un punteggio.

A 18 anni ottiene il suo record personale di punti, ma già a 17 inizia a giocare a calcio con grande efficacia nel Rodenbach, la squadra del paesino natale, con cui gioca da attaccante o ala sinistra, e pur al cospetto di una tecnica che lascia a desiderare, grazie alla sua prorompenza fisica segna tanti goal.

"Ho fatto due sole gare di decathlon, - rivelerà - la seconda mi valse il posto d’onore ai campionati tedeschi juniores. Ma ero troppo debole nel giavellotto e nel salto con l’asta. Per questo decisi di smettere con l’atletica e di dedicarmi al calcio. L'atletica era troppo faticosa e poco divertente, e con il calcio guadagnavo di più".

NOVE STAGIONI AL KAISERSLAUTERN

Ad accorgersi delle potenzialità di Briegel è Udo Sopp, l'allenatore delle Giovanili dei Diavoli rossi tedeschi, che ha un passato da studente di Teologia e da seminarista. Dopo averlo visionato in azione, manda un rapporto dettagliato a Erich Ribbeck, il tecnico della Prima squadra, dipingendo Hans come "un ragazzo d’oro, generoso, potente, dinamico".

Ribbeck ne propone così l'acquisto alla società, e a 19 anni Briegel firma il suo primo contratto da semi-professionista con il Kaiserslautern, e nella stagione 1974/75 gioca con la formazione Primavera. Per Hans inizia la sua seconda vita, quella che lo porterà ad affermarsi come calciatore professionista.

Ma non è tutto rose e fiori. Le sue prime uscite come attaccante della squadra lo vedono spesso criticato e preso di mira dai tifosi, che non esitano a fischiarlo e a prenderlo in giro per il suo incedere sgraziato con la palla fra i piedi:

"Vai fuori gorilla - gli urlano - tornatene ad arare i campi con i tuoi genitori".

L'infelice epiteto ferisce il ragazzo, che è tentato di mollare tutto.

"Mi venivano le lacrime agli occhi - ricorderà - e più d’una volta fui sul punto di mandare tutti a quel paese e tornare davvero in campagna".

Ma Briegel non è uno che si arrende facilmente e presto dimostrerà ai suoi detrattori di che pasta è fatto, diventando presto un punto fermo della sua squadra ed entrando persino nel giro della Nazionale Tedesca Occidentale.

Nel 1975/76 è aggregato alla Squadra riserve e finalmente nella parte finale della stagione Ribbeck lo fa esordire in Prima squadra il 10 aprile 1976. Il Kaiserlsautern è impegnato all'Olympiastadion di Monaco contro il Bayern di Beckenbauer, Gerd Müller e Rummenigge, ma a sorpresa sono proprio i biancorossi a imporsi 4-3 sui quotati avversari.

Briegel fa il suo ingresso in campo nella ripresa sostituendo al 67' Wilhelmi. In quella stagione colleziona in tutto 7 presenze e una rete nell'unica partita da titolare, giocata a Dusseldörf contro il Fortuna e persa 5-1. Ribbeck intravede in lui un diamante grezzo e comincia a lavorarci per migliorarlo. Intercede per lui presso la Federazione e il Ct. Derwall, che lo chiama per la Squadra nazionale dilettantistica della DFB.

Hans intanto elegge la leggenda del club, Fritz Walter, a proprio idolo, si impegna e pian piano riesce a far ricredere tutti, anche i tifosi che all'inizio si prendevano gioco di lui. La gara della svolta è quella di andata del Secondo turno della Coppa UEFA 1976/77, che vede il Kaiserlsautern sfidare il Feyenoord in quello che allora si chiamava 'Betzenberg', lo Stadio omonimo della collina sulla quale sorge.

La partita è combattuta ed è una doppietta di Briegel a sventare la disfatta casalinga ai tedeschi occidentali, prima che in Olanda il Feyenoord li travolga 5-0 nel ritorno. L'impegno che Hans mette in campo è indiscutibile, e da quasi barzelletta il massiccio attaccante diventa un beniamino dei supporters dei Diavoli Rossi, che gli affibiano l'appellativo di 'Die Walz aus der Pfalz', ovvero di 'Rullo del Palatinato'.

Nel 1977/78 fa la spola fra campo e panchina, totalizzando fra Campionato e Coppa di Germania 23 presenze e 4 goal. Ma la stagione, nonostante un discreto 8° posto finale, è negativa per la squadra, e in particolare per la difesa, che subisce 63 reti in Bundesliga. La società decide così di sollevare Ribbeck dal suo incarico e di affidare la squadra al sergente di ferro Karl Heinz Feldkamp.

Quest'ultimo, dopo aver visto Briegel in azione, si convince che Hans non possa fare l'attaccante, ma sia un potenziale grande difensore, e lo trasforma in uno stopper atipico, che in fase di non possesso deve francobollare gli attaccanti avversari, mentre in quella di possesso ha libertà di sganciarsi in fase offensiva e di segnare.

"Quel nuovo ruolo mi piacque, - ammetterà il giocatore - anche perché se il Kaiserslautern, con me stopper, prese venti goal in meno rispetto alla stagione precedente, e, sempre grazie a me, continuò a segnare abbastanza".

La svolta tattica è vincente e segnerà in positivo la carriera di Briegel, che diventa un titolare inamovibile della squadra e viene convocato dal Ct. Jupp Derwall anche nella Germania Ovest. Pur giocando da difensore centrale, il possente tedesco segna di più: 7 goal in 40 presenze nel 1979/80, 8 in 43 gare complesive nel 1980/81. I Diavoli Rossi diventano la terza forza calcistica del Paese dietro Bayern e Amburgo ed ottengono due terzi posti consecutivi e un quarto posto in Bundesliga, qualificandosi regolarmente in Coppa UEFA. Nel 1980/81 la squadra arriva anche in finale di Coppa della Germania Ovest ma perde 2-1 con l'Eintracht Francoforte.

Briegel inizia ad essere impiegato anche da terzino, ruolo nel quale è schierato in Nazionale, e da mediano. L'anno della consacrazione definitiva è il 1981/82, stagione che precede i campionati del Mondo in Spagna. 'Il Rullo del Palatinato', è una forza della natura, e i suoi numeri sono impressionanti: da difensore segna 13 goal in 32 presenze in Bundesliga, e 4 reti in 10 presenze in Coppa UEFA, per un totale di 17 goal in 42 partite. Il Kaiserslautern continua a navigare stabilmente nella top 5 del calcio della Germania Ovest e si piazza nuovamente quarto in campionato. A questo aggiunge le semifinali di Coppa UEFA, torneo nel quale Briegel vive una delle serate più belle dell'intera carriera.

Nei quarti di finale il Real Madrid si impone 3-1 nell'andata del Bernabeu, ma il ritorno è in programma al 'Betzenberg' il 17 marzo. Feldkamp si affida nuovamente a Briegel come stopper per spezzare le offensive degli spagnoli e il risultato è un sorprendente 5-0 per i tedeschi, che trascinati dalla loro roccia eliminano i Blancos e accedono alle semifinali, venendo tuttavia eliminati dagli svedesi dell'IFK Göteborg.

Il tecnico delle Merengues, un certo Vujadin Boskov, chiede alla società l'acquisto di quel Marcantonio tuttofare, restando inascoltato. Potrà allenarlo soltanto qualche anno dopo in Italia. Arrivano altre proposte dall'Italia e dalla Francia, oltre che dalla stessa Germania, ma Briegel, dopo aver riflettuto, considera il Kaiserslautern competitivo e risponde con un "no grazie" ai suoi corteggiatori.

Nel 1982/83 il Kaiserslautern elimina il Napoli di Pesaola al 2° Turno, con un 2-0 in casa che porta anche la sua firma e un k.o. indolore per 2-1 al San Paolo, ma il cammino europeo si chiude ai quarti contro i rumeni dell'Universitatea Craiova e l'ultima stagione del grande Kaiserslautern, che aveva in Hans e Andreas Brehme i suoi punti di forza, vede la squadra piazzarsi sesta in Bundesliga.

Il 12° posto del 1983/84 induce Briegel a rivalutare le offerte provenienti dagli altri Paesi, e la stagione sarà l'ultima in carriera per il 'Rullo del Palatinato' con la maglia biancorossa, che saluta nell'estate 1984 dopo un bilancio di 61 goal in 293 partite.

UN EUROPEO E DUE FINALI MONDIALI IN NAZIONALE

Intanto, a livello internazionale, la carriera di Briegel conosce i suoi vertici con la maglia della Germania Ovest, con cui debutta il 17 ottobre 1979 entrando in campo nel finale della sfida di qualificazione ad Euro '80 contro il Galles (5-1 per i tedeschi dell'Ovest) al posto niente meno che di Karl-Heinz Rummenigge.

Briegel diventa presto uno dei punti di forza della rappresentativa della DFB, è impiegato prevalentemente da terzino sinistro e nel giugno del 1980 è fra i vincitori dell'Europeo italiano del 1980, che vede i tedeschi imporsi 2-1 in finale sul Belgio.

In seguito è finalista di due edizioni dei Campionati del Mondo, nel 1982 contro l'Italia e nel 1986 contro l'Argentina di Maradona, ma in entrambi i casi le sue prestazioni saranno oggetto di molte critiche.

Hans soffre infatti, quando gioca in fascia, i giocatori con il baricentro basso, che hanno un passo diverso dal suo. Così a Madrid va in tilt contro Bruno Conti, provocando anche il calcio di rigore nel primo tempo poi fallito da Cabrini, mentre a Città del Messico si perde in campo aperto Burruchaga nell'azione del goal del decisivo 3-2.

Proprio al post gara del 1986 è legato uno degli aneddoti della sua carriera. Lui e Maradona sono sorteggiati per il controllo antidoping ma non riescono a fare pipì. Così Briegel offre a Diego una birra analcolica. Il medico sociale argentino, però, temendo un tranello, invita il numero 10 a non farlo.

Hans intanto comincia a bere la sua, e a quel punto Maradona, che già lo aveva conosciuto in Italia per la sua lealtà e correttezza, afferra l'altra birra, sorride e inizia a berla. Entrambi riusciranno poi a lasciare i rispettivi campioni di urina per i controlli e saranno legati per anni da un solido rapporto di amicizia.

La finale di Città del Messico, giocata il 29 giugno 1986 all'Azteca, sarà anche l'ultima gara di Briegel con la maglia della Germania Ovest. Beckenbauer avvia un rinnovamento della squadra e per il 'Panzer', dopo 72 presenze e 4 reti, arriva il momento dell'addio.

LO SCUDETTO COL VERONA E UNA COPPA ITALIA CON LA SAMPDORIA

Nel 1984 la prima proposta italiana per Briegel arriva dal Napoli: lui chiede un po' di tempo per pensarci ma poi alza le pretese e l'accordo sfuma, mentre i partenopei alla fine opteranno per l'argentino Daniel Bertoni dalla Fiorentina come partner del grande colpo Maradona. Intanto però il patron del Verona e della Canon, Ferdinando Chiampan, aveva conosciuto il suo procuratore, Volker Schmidt, che lo aveva invitato a vedere qualche partita degli Europei di Francia.

Essendo impegnato per affari, Chiampan delega l'a.d. Rangogni a raggiungere l'agente in Francia. Schmidt propone al club scaligero l'acquisto del danese Elkjaer, fra i migliori giocatori di quell'Europeo, e del ventottenne Briegel, suo assistito, che in tanti, in Germania Ovest, già considerano nella fase calante della carriera: si sbaglieranno.

I due giocatori erano nel frattempo già stati visionati dal D.s. Mascetti, e il club dice sì al doppio acquisto: 2 miliardi e mezzo vengono sborsati al Lokeren per assicurarsi l'attaccante danese, mentre il tedesco arriva in gialloblù 'low cost' e passa quasi inosservato davanti alla schiera di campioni stranieri che hanno scelto la Serie A: a Falcão, Cerezo, Junior, Platini e Zico, si sono aggiunti, fra gli altri, Maradona, Socrates e Rummenigge.

È un campionato stellare, ma il Verona costruito da Osvaldo Bagnoli non ha nulla di meno e lo dimostrerà sul campo. In porta c'è Garella, davanti il tandem composto dallo straripante Elkjaer e dal folletto Galderisi, a centrocampo la regia di Di Gennaro, sulla fascia l'inesauribile Fanna, in difesa il libero Tricella e il terzino Luciano Marangon, in porta il bizzarro ma efficace Garella. E naturalmente proprio lui, Briegel, che nella città di Romeo e Giulietta diventa 'Il Panzer' e sarà la grande rivelazione della stagione, nonché uno dei grandi artefici della vittoria della vittoria dello Scudetto.

"Sono venuto qui - disse al 'Guerin Sportivo' - perché il calcio in Germania non aveva più niente da offrirmi, perché mi piace l'Italia e, tra le le proposte italiane, ho preferito il Verona".

Impiegato da Bagnoli nel ruolo di mediano, si rivela quello che oggi chiamerebbeo 'un tuttocampista' in grado di annullare i fantasisti avversari e di rilanciare l'azione offensiva con lanci lunghi o precisi o grandi progressioni palla al piede. Davanti alla porta, poi, si dimostra letale di testa e con conclusioni secche e potenti. Anche sul piano tecnico, zittendo gli scettici, dimostrerà di essere migliorato parecchio nel corso degli anni.

E la sua partenza è bruciante. Il debutto assoluto in gialloblù arriva in Coppa Italia il 22 agosto 1984 nella vittoria casalinga per 4-2 nel girone contro il Benevento. Già alla terza presenza, il 29 agosto, nel travolgente 5-0 sul Casarano, realizza una doppietta e dimostra di essere ben più di un giocatore meramente fisico utile in fase difensiva.

La riprova la si ha in campionato. Il 16 settembre il Verona battezza al Bentegodi l'esordio nel campionato italiano di Diego Armando Maradona e Bagnoli affida ad Hans l'ingrato compito di marcare a uomo il Pibe de Oro.

"Sera prima della gara con il Napoli. - racconterà a 'L'Arena' - Tenete conto che io non parlavo italiano e Bagnoli non parlava tedesco. Mi convoca nella sua stanza e mi dice tre parole: tu, domani, Maradona".

Ma il tedesco, che già lo aveva annullato il giorno di Capodanno del 1981 a Montevideo in Argentina-Germania Ovest 2-1 (rete di Hrubesch, autore Kalz e goal di Ramón Díaz) accetta la consegna ed è pronto a ripetersi. Il nuovo mediano gialloblù cancella Diego e si toglie il lusso di segnare il primo goal stagionale della squadra in quella che sarà una cavalcata trionfale.

"Con Diego ci conoscevamo poco. - dirà - Di lui sapevo che era un campione. Ma era la sua prima in Italia. E io mi sono fatto sentire. Gli sono stato addosso. Non sono mai stato un cattivo però. E tempo dopo, quando Diego è stato intervistato da 'Sport Bild' ha detto: 'Se devo salutare qualcuno in Germania penso a Briegel'. Penso di essere stato un avversario leale, che ha meritato il suo rispetto".

Grazie anche alla prestazione del tedesco arrivato dal Kaiserslautern, il Verona vince 3-1 al debutto e si ripete alla seconda giornata con un'identico punteggio in trasferta ai danni dell'Ascoli. Nuovo goal di Briegel, che stavolta vale il provvisorio 2-0 dopo il vantaggio iniziale siglato da Di Gennaro.

Altri 2 goal coincidono con altrettante vittorie: va a segno l'11 novembre nel 2-0 sulla Cremonese (8ª giornata) e successivamente 2 settimane dopo nello scontro diretto con il Torino di Radice, superato 2-1 in casa propria (il tedesco firma il provvisorio 0-1). Il Verona è lanciatissimo, e il 13 gennaio lasciandosi alle spalle l'Inter e proprio i granata, si laurea Campione d'inverno.

I nerazzurri si rifanno sotto a gennaio, ma sarà un fuoco di paglia. Gli scaligeri riprendono una marcia strepitosa, che fra febbraio e marzo, li porta ad allungare sensibilmente il vantaggio sulle squadre inseguitrici. Briegel si scatena segnando una doppietta alla 18ª nel 3-5 sul campo dell'Udinese, e la settimana dopo un suo goal costringe l'Inter all'1-1 a San Siro.

A marzo scrive il suo nome anche nel 3-0 ai danni della Cremonese, ed è fra i più positivi anche nel passo falso casalingo contro il Torino, in grado di imporsi 2-1 al Bentegodi. La rete gialloblù porta ancora il nome del 'Panzer', diventato ormai un beniamino dei suoi nuovi tifosi.

Lo Scudetto è a rischio perché i granata, assieme a Inter, Sampdoria e alla rediviva Juventus risalgono a -4. Tanto più che la settimana seguente lo 0-0 di San Siro sembra alimentare le speranze della squadra di Radice e dei blucerchiati, le uniche a portarsi a -3, mentre le altre perdono l'occasione. Bagnoli e i giocatori hanno tuttavia il merito di non perdere la testa nel momento più delicato dell'anno e con una vittoria sulla Lazio e 2 pareggi consecutivi con il Como in casa e l'Atalanta a Bergamo, il 12 maggio 1985 Briegel e compagni sono Campioni d'Italia con un turno d'anticipo.

Briegel, che gioca sempre con i calzettoni abbassati, e non usa i parastinchi, chiude il suo primo anno italiano con 36 presenze e 11 goal complessivi, di cui 9 in 27 partite in Serie A. La stagione 'super' gli vale il riconoscimento prestigioso di 'Calciatore tedesco-occidentale dell'anno', con il premio che per la prima volta viene assegnato a un calciatore che non gioca in Germania.

Il secondo anno a Verona lo vede disputare anche, per la prima volta nella sua carriera, la Coppa dei Campioni. Ma l'avventura sarà piuttosto breve: dopo aver eliminato i greci del PAOK Salonicco al Primo turno, infatti, gli scaligeri trovano la Juventus nel derby italiano. L'andata al Bentegodi termina 0-0 e tutto si decide nella sfida di ritorno di Torino, che si disputa a porte chiuse per quanto deciso dall'UEFA dopo i fatti dell'Heysel.

Su un cross di Mauro per Serena, proprio Briegel controlla in area forse con la spalla, forse con il braccio: per l'arbitro francese Wurtz, fra polemiche roventi, è rigore e Platini dagli undici metri non perdona. A inizio ripresa, tuttavia, il direttore di gara non concede un rigore al Verona per un altro fallo di mano, parso netto, di Serena.

I giocatori gialloblù protestano, ma su ribaltamento di fronte Mauro, che forse commette fallo su Tricella, serve Serena, che firma il 2-0 e chiude i giochi. Ma in casa Verona sono inferociti verso l'arbitro Wurz. Elkjaer, prima di uscire dal campo, mima al direttore di gara la firma di un assegno. Qualcuno negli spogliatoi rompe addirittura una vetrata lanciando uno zoccolo. Due carabinieri si avvicinano per capire cosa sia successo, e Bagnoli pronuncia la celebre frase: "Se cercate i ladri sono nell'altro spogliatoio".

Briegel e il Verona devono così pensare esclusivamente al campionato, e la stagione 1985/86 sarà decisamente meno ricca di soddisfazioni per il tedesco, che si trova anche al centro di una lunga trattativa con il club per il rinnovo di contratto: colleziona in tutto 37 presenze e 3 goal (contro Fiorentina, Pisa e Roma), e anche il suo rendimento sarà meno costante dell'anno d'oro 1984/85.

Il 'Panzer' beniamino dei tifosi, che abita a Bardolino, con vista sul Lago di Garda, dove spesso viene a trovarlo il suo idolo calcistico Fritz Walter, alla fine sigla il rinnovo ma in estate, dopo i Mondiali messicani, saluta: Boskov corona il sogno di poterlo allenare grazie al presidente Paolo Mantovani, che versa 4 miliardi di Lire nelle casse del Verona per potersi assicurare le prestazioni del 'Panzer' tedesco.

Hans lascia i gialloblù e una fetta importante della sua vita dopo 14 reti in 73 presenze complessive per indossare la maglia blucerchiata e trasferirsi a Genova. L'inizio è traumatico perché il tedesco torna dal Mondiale fortemente debilitato dalla 'Maledizione di Montezuma', con un virus intestinale che lo porta ad essere sottopeso e lo tormenta per giorni.

Briegel si riprende anche grazie ai bagni nel mare ligure e il clima mite di Genova, e nel suo primo anno con la Sampdoria torna protagonista: nonostante alcuni infortuni, totalizza 29 presenze (24 in campionato) e 6 reti. Il 20 novembre 1986 abbatte il Milan del nuovo presidente Berlusconi e di Liedholm con una doppietta nel 3-0 blucerchiato, il 21 dicembre si 'vendica' della Juventus, travolta 4-1 con un suo goal, e va ancora a segno nelle vittorie casalinghe con Fiorentina (3-1), Inter (3-1) e Torino (3-0).

I liguri chiudono al 5° posto a pari merito con il Milan e per decidere l'ultima squadra che parteciperà alla Coppa UEFA serve lo spareggio. Quest'ultimo si disputa in gara secca al Comunale di Torino con i rossoneri, nel frattempo passati sotto la guida di Fabio Capello. Briegel è fra i titolari e gioca una buona gara, cogliendo nel primo tempo anche una clamorosa traversa.

Nei supplementari, paga però a caro prezzo un pizzico di stanchezza: Tassotti gli scappa via sulla destra e crossa al centro, dove Massaro trova la deviazione vincente. In Europa giocherà il Milan. Anche la seconda stagione all'ombra della lanterna, il 1987/88, è positiva per 'Panzer', che ha un rendimento elevato per tutto l'anno.

Realizza 3 goal in 27 presenze in campionato e 3 reti in 12 gare in Coppa Italia, trofeo che lo vedrà vincitore con i suoi compagni nella doppia finale giocata contro il Torino. Il tedesco ci mette la firma, visto che apre le danze a Marassi prima del 2-0 di Vialli. Gli ultimi fotogrammi in campo della sua storia da calciatore lo vedono dolorante abbandonare il terreno di gioco per lasciar spazio ad Antonio Paganin nella gara di ritorno. Ma la Sampdoria stringe i denti, e ai supplementari un goal di Salsano le regala il trofeo e la possibilità di disputare la Coppa delle Coppe nella stagione successiva.

Briegel però non ci sarà: dopo 12 goal in 69 partite in blucerchiato annuncia a sopresa il ritiro dal calcio giocato a 33 anni. A Kaiserslautern va in scena anche il suo addio al calcio, con un'amichevole fra il club del Palatinato e una squadra con grandi campioni internazionali, Rummenigge, Stielike, Altobelli, Antognoni, Gentile, Camacho, Juanito e tanti altri.

LA CARRIERA DA ALLENATORE E L'IMPEGNO UMANITARIO

Dopo pochi mesi di relax Briegel accetta una proposta da allenatore-giocatore del Glarus, squadra di Seconda divisione svizzera. Quando se la sente rimette gli scarpini per andare in campo. Con il club elvetico resta un triennio con risultati altalenanti, per poi passare definitivamente al ruolo di tecnico.

Allena nelle serie minori tedesche l'Edenkoben e il Wattenscheid, ma la sua carriera da allenatore decolla lontano da casa, esattamente in Turchia. Dopo aver fatto il secondo di Feldkamp al Besiktas, ne prende la guida e conduce la squadra al 2° posto in campionato.

In mezzo l'esperienza da Direttore sportivo del Kaiserslautern a metà anni Novanta, carica che ricopre per una quindicina di mesi. Dopo il Besiktas nel 2001/02 salva il Trabzonspor in una stagione travagliata e successivamente diventa Commissario tecnico dell'Albania, guidando la Nazionale nelle Qualificazioni ad Euro 2004 e ai Mondiali 2006.

Successivamente ricopre la carica di Ct. del Bahrein, prima di un'ultima esperienza con l'Ankaragücü, ancora in Turchia. Dopo aver detto basta al pallone, da diversi anni si occupa di cause umanitarie.

"In Germania trascorro poco tempo, vivo per di più in Messico. - ha rivelato in un'intervista a 'QuattroTreTre' - Ho creato nel 2008 una fondazione che si chiama Asistencia Educativa. Mi occupo con mia moglie Petra di bambini di strada, di ragazzini disadattati, di giovani vite che togliamo letteralmente dal degrado e dalle discariche".
"Tutto accadde in Messico, quando con la Germania, all’epoca Ovest, partecipai alla Coppa del Mondo. Girando un po’ per Queretaro e Monterrey rimasi davvero sconcertato dalle sacche di povertà. Giocavamo in stadi che sembravano palazzi lussuosi e a pochi passi c’era la miseria più nera. In quel momento ho promesso a me stesso che avrei fatto qualcosa appena possibile".

Alla raccolta fondi della Fondazione, gestita assieme al sacerdote del posto, Don Roberto, hanno risposto diversi ex campioni: da Tony Schumacher a Allofs, passando per Jakobs e Förster, tutti suoi ex compagni di Nazionale.

"A volte basta davvero poco per regalare un sorriso e una condizione di vita migliore", assicura 'Panzer'.
Riguardando al passato, Briegel è sempre ricordato come la sorpresa più grande del Verona dello Scudetto.
"Vincerlo schierando soltanto 14 giocatori è stata un'impresa sensazionale".

Quanto ai suoi celeberrimi muscoli, dirà:

"Sono sempre stato ammirato e invidiato per la mia muscolatura, ma proprio perché era così vigorosa al tempo stesso faticavo più degli altri a riprendermi dopo un infortunio".

Le delusioni maggiori, invece, sono quelle avute ai Mondiali con la Germania Ovest.

"In Messico l’Argentina era più forte di noi, aveva Maradona. - sostiene il tedesco - Quattro anni prima eravamo sullo stesso livello degli azzurri, ma arrivammo in finale debilitati dalla maratona contro la Francia di Platini. Se non fosse stato per la stanchezza, e i pessimi rapporti con il ct Derwall, avremmo vinto noi".

L'Italia intera, che ha imparato ad amarlo umanamente e come calciatore, su quest'ultimo punto continuerà a pensarla diversamente.