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Coppa Italia

Gli esperimenti di Pioli non pagano: per il Milan sfuma il primo obiettivo stagionale

09:08 CET 12/01/23
De Ketelaere
Difesa a tre, De Ketelaere centravanti e le tante rotazioni non hanno fornito risposte confortanti: sfuma il primo obiettivo stagionale.

E' il palcoscenico della Coppa Italia a regalare la prima grande delusione stagionale al Milan. I rossoneri salutano la competizione agli ottavi di finale, eliminati ai tempi supplementari da uno strepitoso Torino che - nonostante il rosso a Djidji - ha trovato forze ed energie per spingere la partita oltre al novantesimo, prima di piazzare la zampata risolutrice grazie ad Adopo.

Tutto vero a San Siro. Sono proprio i Campioni d'Italia la prima grande esclusa della manifestazione, dopo che soltanto ventiquattro ore prima anche l'Inter aveva visto i fantasmi contro il Parma. Una pagina per certi versi storica, perché erano quattordici anni che il Diavolo non abdicava a questo punto del torneo.

Per il terzo anno consecutivo - nonché quarta volta nelle ultime cinque edizioni - i rossoneri sono stati costretti a giocarsi il proprio destino ai tempi supplementari per staccare il pass che schiude le porte dei quarti di finale. Una tradizione ormai consolidata, ma per una volta dal finale amaro.

Non è bastato nemmeno l'extratime per dare ragione alla squadra di Stefano Pioli e per avere la meglio di un Torino ridotto in 10. E alla luce di una cocente eliminazione, gli interrogativi nella testa del tecnico emiliano si infittiscono.

Il contesto della Coppa Italia, si sa, è da sempre terreno fertile per dare libero sfogo a turnover ed esperimenti. E l'allenatore del Milan, in tal senso, non ha esitato a mettere mano all'assetto tattico dei suoi.

Davanti al pubblico di casa, i diciannove volte scudettati sono scesi in campo sulle note di un 3-5-2 decisamente inedito e tutto da collaudare, con Charles De Ketelaere - osservato speciale - a interpretare il ruolo di riferimento offensivo.

Per il belga un paio di fiammate, e poco altro, soprattutto nel primo tempo. Poi il classe 2001 - rimasto in campo per tutti i 120' - si è gradualmente eclissato finendo fuori dai radar, denotando ancora diverse difficoltà lungo il percorso d'inserimento nel calcio italiano.

Ostacoli con cui ha dovuto fare i conti anche il pacchetto arretrato a tre, formato da Kalulu, Gabbia e Tomori, alle prese con un sistema di gioco evidentemente ancora tutto da assimilare e le sue relative problematiche.

Eccezion fatta per Tonali - il migliore dei suoi - non hanno convinto del tutto nemmeno le prove offerte dai vari Dest, Vranckx e Saelemaekers. Tasselli apparsi sottotono e che hanno spinto Pioli a chiudere momentaneamente il laboratorio degli esperimenti, ridisegnando completamente la squadra nella ripresa con gli ingressi di Leao, Giroud e Theo Hernandez, prodromici al ripristino del vecchio e caro 4-2-3-1. Morale della favola, non è bastato.

Nemmeno l'usato sicuro - e un Toro ridotto in inferiorità dal 70' - ha pagato i dividendi in una notte troppo brutta per essere vera, sfociata in incubo a tutto tondo sul blitz di Adopo a sei minuti dai calci di rigore. Una vera e propria sentenza.

In casa Milan risuona dunque un altro campanello d'allarme dopo la rimonta subìta in campionato contro la Roma. Il tutto a poco meno di una settimana da un'altra notte nella quale sarà vietato sbagliare: la Supercoppa italiana contro l'Inter, in programma a Riyadh il prossimo 18 gennaio.

Prima di quell'appuntamento guai a rilassarsi, perché il calendario propone infatti l'insidiosa trasferta sul campo di un Lecce in salute. Altra materia da maneggiare con estrema cautela. E Pioli lo sa.