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Gioiello al PSG, meteora al Pescara: tutto quello che non è stato Jean-Christophe Bahebeck

17:22 CEST 01/05/22
Bahebeck
A 17 anni era il talento più splendente del PSG. A 29 è finito a giocare in Bolivia, senza sapere esattamente il perché.

Con l'arrivo degli sceicchi la politica del PSG è totalmente cambiata. Meno giovani della 'cantera' da lanciare in prima squadra e più campioni fatti e pronti da gettare subito nella mischia. Questo ha fatto sì che tanti gioiellini cresciuti nella floridissima culla parigina abbiano deciso di fare le valigie e fare la fortuna di altre squadre.

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Qualche esempio? Ce se sono tanti: Coman su tutti, strappato al PSG dalla Juventus, ma anche Nkunku, Diaby del Leverkusen, Ferland Mendy, Rabiot e persino Maignan, che si è scambiato il posto con Donnarumma in questo particolare intreccio di destini.

Tra questi c'era anche Jean-Christophe Bahebeck. E c'era addirittura prima che gli emiri sbarcassero nella capitale francese. Già nel 2011, a soli 17 anni, segnava il primo goal in Coupe de France permettendo al PSG di battere il Le Mans e volare sino alla finale, poi persa contro il Lille di Hazard. E poi, un paio di annetti dopo, si portava a casa il Mondiale Under 20 giocando al fianco di Pogba e Thauvin, risultando decisivo con 2 goal e 3 assist stampati nell'arco della competizione.

In quel periodo i termini usati per Bahebeck e Pogba non erano del resto così differenti. In pochi potevano pensare che avrebbero avuto due carriere totalmente agli opposti. Eppure il PSG, da poco scottato per la vicenda Coman, decise che era meglio blindare il suo gioiello, anche perché Chelsea e Manchester City si erano già fatte avanti in tal senso. E così lo fece, con un contratto fino al 2019 firmato cinque anni prima da Al-Khelaifi in persona.

Peccato che nel corso di quei cinque anni le cose non andarono come ci si potesse aspettare. Con Laurent Blanc in panchina, che lo stimava particolarmente, e l'infortunio di Ibrahimovic ci fu però un momento in cui Bahebeck sembrava avere un ruolo importante all'interno del PSG. Giocò al fianco di Cavani segnando il decisivo goal del pareggio a Tolosa, il suo primo in Ligue 1. E decisivo risultò pure a Lorient qualche settimana dopo, sempre al fianco del Matador, con la rete della vittoria. Una effimera illusione.

Il ritorno di Ibra ristabilì presto le gerarchie e lo fece in modo così netto che Bahebeck fu mandato in prestito al Saint-Etienne, lì dove Aubameyang è diventato l'attaccante che noi tutti oggi conosciamo. Aubameyang sì, Bahebeck no. La stagione in maglia verde si rivelò un flop: 23 presenze in tutte le competizioni e appena 3 goal. Dunque rientro al PSG in estate e nuovo prestito, questa volta in Italia, al Pescara neopromosso in Serie A.

L'arrivo di Bahebeck in Abruzzo fu accolto come un colpaccio. Dal PSG... al Pescara: impossibile rimanenere indifferenti. Impossibile non esaltarsi dopo il goal del vantaggio segnato da Bahebeck contro l'inter all'Adriatico alla terza giornata, nonostante la partita sia poi finita 2-1 per i nerazzurri. Impossibile, tuttavia, fare tanto più di quello che Bahebeck ha fatto in appena 15 partite disputate e il resto saltate per una serie di infortuni muscolari che non lo hanno mai lasciato in pace. Quattro goal totali e la promessa di rimanere a Pescara, poi non mantenuta.

"Resto anche in caso di retrocessione - disse a 'Il Centro' - ho parlato con Verratti e mi ha detto di seguire Zeman. D'altronde lui stesso, Insigne e Immobile sono esplosi proprio grazie a Zeman. Vorrei ripercorrere le loro orme".

Nulla di tutto ciò ovviamente accadde. O meglio, la retrocessione del Pescara arrivò, mentre Bahebeck non seguì Zeman ma una strada che lo ha portato a lasciare persino l'Europa. Prima però le ultime due tappe in Olanda e Serbia, all'Utrecht che lo ha riscattato dal PSG dandogli anche una discreta continuità, e al Partizan dove invece non ha praticamente mai giocato in un anno per "problemi psicologici", come rivelato dalla dirigenza del club.

A gennaio 2022, Bahebeck ha deciso allora di cambiare totalmente vita, accettando una proposta per certi versi folle proveniente dalla Bolivia. Ha firmato così per l'Atletico Palmaflor, nemmeno una di quelle di prima fascia come possono essere le storiche The Strongest o Bolivar. A 29 anni si ritrova così dall'altra parte del mondo, in una squadra praticamente sconosciuta e con la certezza di non far parte di quella lista lì, quella composta da Nkunku, Coman, Mendy e Maignan. Il suo posto è piuttosto tra gli Augustin o tra gli Ongenda, stelline di passaggio al PSG e capaci di brillare solo a tratti prima di perdersi tra le costellazioni dell'anonimato.