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Fonseca e il retroscena su Barella: "Lo volevo alla Roma, provai a convincerlo"

08:57 CET 27/11/21
Paulo Fonseca Roma Sassuolo Serie A
Intervistato da 'la Repubblica', l'allenatore portoghese rivive l'esperienza italiana: "Alla Roma ero solo, ho vissuto il momento più duro del club".

Da quando la Roma lo ha esonerato, Paulo Fonseca è stato accostato a diverse panchine: in Italia a quella della Fiorentina, in Inghilterra a quelle di Tottenham prima e Newcastle poi, senza mai raggiungere il fatidico accordo.

Il tecnico portoghese si sta dunque prendendo una stagione di riposo e, da spettatore privilegiato qual è, può sfruttare il tempo a disposizione per seguire il calcio da una posizione esterna: il suo Portogallo potrebbe sfidare l'Italia nella finale dei playoff per la qualificazione a Qatar 2022, incrocio tutto da gustare e che in lui non fa altro che rievocare grandi emozioni.

Intervistato da 'la Repubblica', Fonseca ha reso merito all'Italia di Roberto Mancini, ritenuta la più forte del lotto per la mentalità mostrata ad Euro 2020.

"Nettamente. Quello che ho visto lavorando in Italia è la mentalità dei calciatori italiani. È quella con cui ha vinto l’Europeo: si vedeva dalle qualificazioni, ai miei amici avevo detto che l’Italia era tra le favorite. E dalle primissime partite ero convinto che avrebbe vinto".

Tra gli azzurri c'è anche quel Nicolò Barella che Fonseca avrebbe tanto voluto nella sua Roma: i tentativi fatti per convincerlo a sposare la causa giallorossa andarono a vuoto.

"L’Italia ha anche un livello tecnico molto elevato. Prendete Barella: lo avrei voluto alla Roma, ci ho anche parlato un paio di volte al telefono, per provare a convincerlo. Mancini ha saputo costruire su questa qualità un grande collettivo, una cosa che non riesce facilmente, altre hanno grandi talenti ma non sono squadra".

Nessun progetto è precluso, nemmeno quello di una nazionale.

"Voglio abbracciare un progetto, una squadra che creda nelle mie idee. Sono libero, ma non per questo devo accettare qualunque offerta, anzi. Si è parlato di alcune squadre, alcune erano vere, altre solo voci. A freddo mi piace più l’idea di un club, ma se il progetto è serio, non escludo nulla".

Il biennio romano è stato intenso, nel bene e nel male.

"Prima Petrachi e poi Pinto sono stati miei alleati. Ma ho vissuto il momento forse più difficile degli ultimi 15 anni della Roma, con la transizione societaria e sì, ero solo".