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"Non smettere di crederci": FC Santa Claus, la squadra di Babbo Natale

11:00 CET 24/12/22
 FC SANTA CLAUS HD
Non una leggenda, ma una solida realtà: in Lapponia esiste una squadra di Babbo Natale, con relativa e altalenante fortuna.

Della “Coppa del Sole di Mezzanotte”, "Midnattsolscupen" in svedese, si possono dire diverse cose. Si può, ad esempio, partire dalle basi e spiegare cosa sia il “Sole di Mezzanotte”: uno dei più affascinanti fenomeni che la natura ci abbia offerto, tangibile solo nelle regioni polari, dove il sole non tramonta mai per un periodo variabile da 6 mesi a 24 ore, a seconda della posizione geografica. O si può procedere citando le squadre partecipanti: una selezione di club delle regioni più a Nord di Finlandia, Norvegia e Svezia, successivamente anche della Russia. Il nostro sguardo volgerebbe comunque in favore dell’albo d’oro: una sfilza di formazioni svedesi, qualche club minore russo, una norvegese, il Grovfjord, e una finlandese, nel 1994. L’FC Santa Claus.

Che non è uno scherzo, né chissà quale prodotto della fantasia popolare: l’FC Santa Claus è una cosa seria. Non partecipa a categorie superiori, ma vanta ugualmente una struttura invidiabile: ma soprattutto una discreta tradizione. Non poteva essere altrimenti, visto il suo simbolo: Babbo Natale con una penna in mano, intento a scrivere su carta una lista. Dei bambini cattivi? Degli acquisti? Il nome di un attaccante o di un centrocampista? La scelta, comunque, non è casuale.

La squadra sorge a Rovaniemi, la capitale della Lapponia e, in termini “ufficiali”, città di Babbo Natale: la sua storia è tutto fuorché amatoriale. Nasce nel 1992 dalla fusione tra Rovaniemen Reipas e Rovaniemen Lappi, terminando al terzo posto nella terza serie finlandese alla sua prima partecipazione. In realtà, comunque, le esperienze in Kakkonen (la terza categoria per importanza in Finlandia) sono tutte da ricordare: nel 2010 l’FC Santa Claus ha persino sfiorato la promozione in Ykkonen, la Serie B, vincendo il campionato, ma perdendo agli spareggi contro l’Helsinki HIFK, squadra che attualmente milita in massima serie. Mica male.

Gli ultimi anni sono stati particolarmente movimentati: nel 2012 il club fallisce a causa di importanti problemi finanziari, con debiti per circa 20mila euro. La crisi, è proprio il caso di dirlo, non fa distinzione: neanche se ti chiami Santa Claus. Riparte dalle categorie inferiori, con fortune alterne: attualmente si trova nella sesta categoria finlandese, dopo essere stato costretto a ricominciare da zero per l’ennesima volta.

Per certi versi, però, è con il pieno utilizzo dei social che l’FC Santa Claus è divenuto più o meno noto nell’ultimo decennio. Alla fine del 2016, ad esempio, proprio in uno dei momenti più difficili dal punto di vista calcistico, dopo aver chiuso un accordo con uno sponsor cinese (Bewin Sports, rappresentata da Marc Gao, che sarebbe diventato vicepresidente del Santa Claus) la squadra si recò a Pechino per sfidare una rappresentativa di celebrità, riunite nel “China Doubi All-Stars”: la gara venne vinta proprio dalla squadra di Babbo Natale, che scese in campo indossando l’iconico cappello rosso.

Un anno dopo, nel 2017, il Santa Claus ritornò in Cina: insomma, rivolgendoci ai bimbi. Se in quegli anni avete ricevuto meno regali, sapete il perché: Babbo Natale aveva altro da fare. Questa volta ad attendere la squadra finlandese Alessandro Del Piero e Michael Owen: e no, non abbiamo sbagliato nomi. Si gioca la vigilia di Natale: l’arbitro? Neanche a dirlo: l’uomo con la folta barba bianca e l’abito rosso.

Negli anni Novanta si contano anche due amichevoli contro il West Ham e il Crystal Palace di Attilio Lombardo, di fronte a 5 mila spettatori. Un record.

Nonostante sia finita in sesta serie, la “squadra di Babbo Natale” ha una struttura abbastanza solida e importante: ha una prima squadra, quindi le giovanili, una selezione femminile e una di Futsal. L’allenatore Ralf Wunderlich, tedesco classe ’77, è anche la mente e il motore della squadra, in mediana (ma anche in porta o in attacco, a seconda delle necessità). Un tipo che cura con attenzione il proprio sito in tre lingue, finlandese, tedesco e inglese, inserendo dettagliatamente le proprie esperienze e le proprie idee. “Il calcio non è una teoria: il calcio è un gioco”: Massimiliano Allegri sarebbe felice di conoscerlo.

Cita la via media aristotelica come filosofia calcistica: non può nulla, però, di fronte alla leggenda, la stessa portata avanti dal club. Pare, seguendola, che gli aiutanti di Babbo Natale fossero grandi tifosi di calcio e che organizzassero alcune partite durante la pausa tra un regalo e l’altro da confezionare. Tutto regolare.

Per alcuni è una semplice mossa di marketing, ben riuscita (soprattutto pochi anni fa), per altri un semplice modo di rendere onore a un’icona di uno dei momenti più importanti dell’anno, ponte importante per la diffusione e la pratica di diverse operazioni a sfondo benefico.

Ah, quasi dimenticavamo: il motto. “Non smettere mai di crederci”: in senso calcistico, dando tutto in campo, e in senso simbolico. Di credere in un uomo con folta barba bianca e abito rosso che distribuisce doni al mondo. Babbo Natale: “il presidente”, o se volete, “il primo tifoso” dell’FC Santa Claus.