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Fabio Galante, il difensore che ha dovuto marcare anche il gossip

08:18 CET 16/12/21
Fabio Galante Francesco Totti
Campione d’Europa con l’U21 e protagonista per tre stagioni all’Inter, Galante per anni ha dovuto fare i conti con l’etichetta di personaggio mondano.

Quella del 1996 è stata un’estate che ha visto l’Inter, e la cosa è capitata molto spesso in quegli anni, grande protagonista del calciomercato. La prima stagione dell’era Massimo Moratti non si era chiusa propriamente secondo le aspettative e la seconda doveva quindi essere quella del riscatto. Per tale motivo, a Roy Hodgson, che pochi mesi prima era approdato all’ombra del Duomo per raccogliere l’eredità di Ottavio Bianchi, venne messa a disposizione una rosa molto rinnovata.

Nel corso di quelle settimane, i riflettori furono tutti puntati soprattutto su due giocatori: Roberto Carlos e Youri Djorkaeff.

Il primo era stato ceduto su richiesta dello stesso tecnico inglese, e la cosa si rivelerà uno degli errori più clamorosi della storia recente del club meneghino, mentre il secondo, che arrivava al PSG, rappresentava la grande speranza del popolo nerazzurro.

Nel gioiello francese, che poi effettivamente a Milano mostrerà sprazzi di grande calcio, veniva visto il giocatore di categoria superiore capace di far fare il tanto atteso salto di qualità alla squadra, ma fu solo uno dei tanti volti nuovi sbarcati alla Pinetina. L’Inter infatti accolse, tra gli altri, anche Zamorano, Winter e Sforza e andò soprattutto a modificare il volto del reparto difensivo con gli innesti di Angloma, Tarantino e colui che all’epoca era considerato uno dei giovani più promettenti ed ambiti in assoluto del panorama calcistico italiano: Fabio Galante.

Cresciuto nell’Empoli, dove aveva avuto modo di condividere lo spogliatoio con altri talenti importanti come Bigica, Biridelli, Gautieri e Montella, oltre che con un centrocampista che poi avrebbe fatto parlare molto di sé ma in altra veste, ovvero Luciano Spalletti, si era poi imposto nel Genoa come un centrale di grande affidamento.

Era veloce, forte di testa ed aveva un grande senso della posizione, tutte caratteristiche che gli consentirono di entrare nel giro di quella Nazionale Under 21 guidata da Cesare Maldini che nel 1994 e nel 1996 riuscirà a laurearsi campione d’Europa, ripetendo quindi un’impresa che era già riuscita nel 1992.

C’è anche lui, al fianco dei vari Panucci, Cannavaro, Nesta, Tommasi e Totti, nell’undici titolare che il 31 maggio 1996 a Barcellona batte ai rigori la Spagna di Mendieta, De La Pena, Raul e Morientes, e ci sarà anche lui nel gruppo dell’Olimpica che di lì a poco avrebbe preso parte ad Atlanta 1996.

Quello che viene accolto in pompa magna da Mazzola, Facchetti e Massimo Moratti nel giorno della sua presentazione ad Appiano Gentile, è quindi un ragazzo che ha già alle spalle un’esperienza significativa e per il quale l’Inter ha fatto uno sforzo importante. In quel periodo infatti, sulle tracce di Galante ci sono molti club italiani, compresa la Roma e soprattutto la Juventus che, pur di farlo suo, offre al Genoa una discreta dose di miliardi arricchita da un paio di contropartite.

“Venivo da due campionati di Serie C, due di Serie A ed uno di Serie B, quindi penso di essere arrivato all’Inter in un momento importante - ha raccontato anni dopo ai canali ufficiali dell’Inter - Avevo già giocato diverse partite, avevo vinto gli Europei U21 e avevo partecipato alle Olimpiadi. C’erano diverse squadre che mi volevano, compresa la Juventus, ma poi parlando con il presidente Spinelli abbiamo scelto l’Inter. Ne sono stato contento perché mio padre era un grande tifoso nerazzurro”.

L’Inter se lo assicura garantendo al Genoa un assegno da circa nove miliardi più il cartellino di Centofanti e agli occhi di tutti, quello messo a segno è un colpo di tutto rispetto.

A 23 anni Galante si riscopre pronto a vestire una delle maglie più importanti al mondo e a spiccare il volo. In nerazzurro in realtà non diventerà mai un titolare inamovibile, ma contribuirà attivamente, con sette presenze nel torneo, al trionfo in Coppa UEFA nella stagione 1997/98, la stessa nella quale l’Inter andrà ad un passo dalla conquista di uno Scudetto poi sfumato anche a seguito di quanto accaduto in quella che è ricordata come una delle partite più discusse dell’intera storia del calcio italiano: quella sul campo della Juventus giocata il 26 aprile 1998. Quella del famoso contatto Iuliano-Ronaldo.

“Una Coppa Uefa, un secondo posto dietro alla Juventus. Perdemmo uno Scudetto che avremmo meritato”.

E’ in questo periodo che di Galante si inizia a parlare più per vicende extra campo, piuttosto che per quello che fa quando ha la maglia dell’Inter addosso. In un’epoca nel quale le strade del calcio e quelle del gossip si iniziavano ad intrecciare con sempre maggiore frequenza, il lui venne visto il prototipo ideale del calciatore ‘playboy’.

E’ bello e spesso accompagnato da meravigliose e in molti casi famose, e se la cosa da un lato fa accrescere la sua popolarità, dall’altro lo porta a perdere qualcosa in fatto di credibilità calcistica. Il Galante calciatore verrà messo in ombra dal Galante ‘personaggio’ e le etichette che gli verranno cucite addosso, modificheranno in qualche modo la percezione che poi si avrà della sua carriera.

“Nell’ambiente calcistico tutti sapevano quanto ero serio - ha raccontato a ToroNews - ma non nego che l’etichetta del farfallone mondano mi abbia un po’ danneggiato nella mia carriera perché faceva passare il messaggio che io fossi superficiale e non mettessi il giusto impegno in quello che facevo. La gente mi vedeva su Novella 2000, su Chi, su Striscia la Notizia e il commento era: ‘Sai che gliene frega a Galante del calcio, quello è sempre in giro, esce con le Veline’. Di sicuro questa fama mi ha portato più svantaggi che vantaggi, perché bastava sbagliare un passaggio e tutti pensavano che fosse perché la sera prima ero andato a ballare”.

Quando l’Inter nell’estate del 1999 decide di dare vita ad un ennesimo nuovo ciclo, quello targato Marcello Lippi, per Galante in nerazzurro non c’è già più spazio. Il gruppo viene infatti totalmente rinnovato e c’è anche il suo nome nella lista dei giocatori non indispensabili.

A ventisei anni si riscopre quindi al termine della sua unica avventura in una vera big, ma paradossalmente sarà proprio lasciando il club nerazzurro che avrà modo di dimostrare che oltre il gossip c’è molto di più.

Deciderà di ripartire dal Torino, anche perché i colori granata per lui hanno sempre rappresentato un qualcosa di speciale. Da bambino tifava per il ‘Toro’ e questo perché in quella squadra giocava un giocatore in particolare. Suo padre, gli aveva spiegato che per essere realmente apprezzato dai tifosi doveva sempre uscire dal campo con la maglia sudata e con il volto che portava i segni della fatica. Doveva quindi essere quindi come Graziani, uno che nel corso dei 90’ dava tutto per la sua squadra.

All’ombra della Mole vivrà cinque anni scanditi da gioie e delusioni, da tre stagioni in Serie A e un paio di B, ma lo farà da titolare e da grande protagonista. Sarà con i colori del Torino addosso che si riscoprirà importante e anche quando alla sua porta torneranno a bussare le big, la Roma su tutte, troverà la forza di resistere a tutte le lusinghe perché intanto ha trovato in Camolese un tecnico con il quale si trova benissimo e dal quale si sente valorizzato.

Quando nel 2004 lascerà Torino lo farà convinto di avere ancora molto da dare. Sceglierà il Livorno di Spinelli, il suo presidente ai tempi del Genoa, e sarà superata la soglia dei trent’anni che riuscirà ad esprimersi al massimo delle sue potenzialità.

“Quando dico che voglio prendermi tante rivincite e togliermi diversi sassolini dalle scarpe - ha spiegato a ‘Il Tirreno’ al momento del suo arrivo in amaranto - mi riferisco, appunto, a quelle persone che si trovano fra i tecnici, i direttori sportivi, i procuratori i quali sostenevano che Fabio Galante era un calciatore finito, un donnaiolo, che con il calcio poteva aver chiuso. Avevano i loro preferiti, magari quelli bruttini. Questi personaggi dovranno ricredersi”.

A Livorno non avrà possibilità di lottare per grandi obiettivi, ma giocherà altre cinque stagioni in Serie A, sempre da perno inamovibile della difesa, più una B e soprattutto si toglierà quella che per lui è stata una delle soddisfazioni più grandi in assoluto.

“Quanti giocatori avrà allenato Mazzone? - ha spiegato ancora a ToroNews - Centinaia, forse un migliaio. E un giorno mi disse: ‘Fabio, tu sei una delle più belle sorprese tra tutti i giocatori che ho avuto’. ‘Perché mister?’ ‘Perché quando mi hanno chiamato ad allenare il Livorno, io ho guardato la rosa, ho visto che c’eri pure tu e subito ho pensato ‘Madonna mia, Galante. Questo mi scappa di notte’. Invece se tutto il contrario, sei un professionista come pochi ne ho visti’. Sono queste le soddisfazioni che mi porto dietro. A me interessava l’opinione del mio allenatore, dei miei compagni, del mio presidente e basta”.

Quando appenderà gli scarpini al chiodo lo farà dopo aver giocato venti stagioni da professionista e ed essersi costruito una carriera importante nel corso della quale è stato chiamato a marcare tutti i più forti attaccanti della sua generazione.

L’avversario più temibile mai affrontato resterà però quell’etichetta che per anni ha consentito al Galante ‘personaggio’ di mettere in ombra il Galante ‘calciatore’.