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Dalla Serie B al successo nella musica: Diego Vettraino è Drillionaire, producer al top in Italia

09:03 CET 12/12/22
Drillionaire
Era un calciatore professionista, poi si è ritirato a 25 anni per dedicarsi alle produzioni: è arrivato fino al top in Italia, suonando a San Siro.

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“DIEGO!”

Chi frequente le playlist dei brani più ascoltati su piattaforme come Spotify o Apple Music, chi ascolta musica con influenze rap e trap, ma anche chi più semplicemente accende spesso la radio ha probabilmente sentito almeno una volta questo urlo all’inizio di una canzone. È la tag, lafirma sulle proprie basi, di Drillionaire, producer musicale che negli ultimi anni ha vissuto una straordinaria ascesa nel panorama hip hop italiano e non solo.

Perché “Diego”? Perché molto semplicemente è il suo nome di battesimo: Diego Vincenzo Vettraino. Nato e cresciuto a Vizzolo Predabissi, tra Milano e Lodi, un paesino di 4mila abitanti, da sempre è appassionato di musica con sonorità urban e negli ultimi anni ha sviluppato un suono che tende alla drill, uno dei tanti sottogeneri della musica rap, che ha visto un vero e proprio boom specialmente in Gran Bretagna.

Da lì anche l’origine del nome d’arte di Diego: Drillionaire, una crasi con ‘millionaire’, termine che di traduzione non ne ha particolarmente bisogno. È un nome che si porta dietro dal 2018: prima era noto nell’ambiente come Drillegittimo, fondendo ‘drill’ e ‘illegittimo’.

Una svolta che non è affatto casuale, perché coincide con la decisione probabilmente più difficile presa da Diego, ma anche quella che gli ha cambiato la vita. Fino a quell’anno, infatti, in lui convivevano due grandi mondi: uno, quello della musica, in cui è riuscito a ritagliarsi con merito un ruolo di spicco; l’altro, invece, è quello del calcio. Abbandonato a 25 anni. 

E no, non parliamo di una semplice passione per il pallone: Diego Vincenzo Vettraino è stato un calciatore professionista, che ha militato in tutti i campionati italiani dalla Serie D fino ad arrivare anche alla B. Giocava come esterno d’attacco, preferibilmente partendo da sinistra.

La sua carriera calcistica è iniziata nel settore giovanile del Pergocrema (oggi noto come Pergolettese dopo la rifondazione del 2012), società di Crema, a una trentina di chilometri dal suo comune di nascita. È lì che lo ha notato il Siena, che lo ha voluto portare tra le fila della sua Primavera - guidata dall’attuale allenatore del Bari Michele Mignani - quando aveva appena 17 anni. In quella squadra giocava anche Ciro Immobile, che però era già stato promosso in prima dopo due gol nelle prime due uscite.

Diego ha subito trovato la sua dimensione e in un anno e mezzo si è tolto più di una soddisfazione, segnando persino 10 gol tra campionato e due tornei di Viareggio. Quando sembrava destinato ad iniziare la terza stagione in bianconero, è arrivata la chiamata dai professionisti.

È stata la Salernitana a decidere di puntare su di lui, in uno dei momenti più difficili della sua storia recente: la società era crollata in Lega Pro 2, la vecchia Serie C2, quarto livello del sistema calcistico italiano, e in mezzo all’esperienza dei vari Rinaldi, Giubilato, Montervino, Mounard e Ginestra aveva deciso di puntare su un folto gruppo di giovani, molti arrivati dalla Lazio (era di proprietà di Lotito dall’anno prima).

Tra questi, appunto, anche Diego, che aveva ottenuto anche la sua carta su FIFA, una 52 di overall che diventava 72. Nella sua prima annata tra i pro è riuscito a collezionare 9 presenze e segnare anche un goal, all’ultima giornata nella trasferta contro il Teramo. Più importante delle statistiche personali era il traguardo raggiunto a fine stagione: la promozione, il primo posto.

Diego però non ha fatto il salto di categoria con la squadra campana, anzi, è andato ancora più su, fino alla Serie B, chiamato dal Trapani di Roberto Boscaglia che aveva vinto il girone A di Lega Pro Prima Divisone e si era ritrovato in serie cadetta.

“In molti alla mia età vorrebbero avere l’occasione di giocare in Serie B”, aveva detto, ancora solo 19enne, ai canali del Trapani.

Di occasioni ne ha avute soltanto due, scampoli di partita contro il Varese e contro il Novara. Le sue caratteristiche da ala del 4-3-3 lo hanno reso di difficile collocazione nel 4-4-2.

“Avevo sempre giocato da esterno in un 4-3-3, ma fin dagli allenamenti del ritiro precampionato il mister mi ha spostato via via sempre più verso il centro facendomi lavorare come seconda punta”.

Dopo appena 2 presenze in B, a gennaio è andato a L’Aquila in prestito, tornando in Lega Pro, dove è rimasto anche l’anno seguente, sempre in prestito, con la maglia del Gubbio. È stata la sua prima stagione da protagonista, con 33 presenze complessive, ma si è chiusa con la retrocessione al playout contro il Savona e un altro ritorno a Trapani, per poi finire senza contratto alla ricerca di una squadra.

La chiamata è arrivata dal Monza e suonava come un ritorno a casa, anche a costo di accettare una Serie D, ma di minuti Diego ne ha avuti davvero pochi.

“Una volta rientrato dall’infortunio la società aveva già deciso di tagliarmi fuori per motivi economici: il mio rientro comportava anche un periodo in cui non potevo essere al top della condizione fisica. Così di comune accordo allenatore, direttore e presidente hanno fatto di tutto per portarmi alla rescissione del contratto” ha detto a Football Scouting.

Così a gennaio se li è andati a cercare alla Pro Patria, salendo nuovamente di categoria, grazie ai rapporti del suo agente con la società. È andata meglio, ma solo marginalmente e come minutaggio: zero vittorie. E un nuovo svincolo a fine stagione.

“Mi ritrovo a cercare lavoro a casa come se non valessi niente per nessuna squadra: probabilmente è anche così, perché non sono di certo Maradona e non piango né pretendo nessun contratto, ma è alquanto assurdo per me e per molti che si ritrovano nella mia situazione sapere che fino all’anno prima o due facevi campionati interi a giocare da titolare in Lega Pro ed oggi sei disoccupato”. 
“In Italia, dalla lega pro in giù, la meritocrazia è difficile trovarla. Forse qualche ambiente meritocratico all’estero è rimasto. Ma potrei benissimo rifarmi una vita partendo da zero, non è obbligatorio giocare a calcio”.

Dopo un anno di stop, Diego è tornato in Serie D con l’Arconatese (provincia di Milano), ma al termine della stagione 2017/18 ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo, chiudere col calcio e ripartire nella musica, a 25 anni.

Il suo percorso lo aveva già iniziato: si possono trovare produzioni di alto livello firmate da Drillegittimo già nel 2016: i brani N70 e Cerotti di Lazza, ad esempio, ma anche pezzi di Emis Killa. Ancora prima i lavori col suo gruppo Blackerrything.

L’all-in sulla musica paga, perché nel 2019 entra nel roster dell’etichetta discografica Billion Headz Money Group, fondata da Sfera Ebbasta e dal suo producer di fiducia Charlie Charles.

“BHMG è stata fondamentale, mi ha permesso di confrontarmi con dei Producer che sono al top, poi partendo da questo ho cercato di andare tante volte fuori dalle mie zone di comfort, cercando di far cose diverse”.

L’inizio della sua ascesa, che parte con la produzione del disco Elo del trapper bolognese DrefGold. Da lì seguono firme in dischi di successo come ‘Dove gli occhi non arrivano’ di Rkomi, ma anche in quelli di Fsk Satellite, fino ad arrivare anche a Sfera Ebbasta. È stato il direttore artistico di Untouchable disco di Tony Effe, ma anche di Paky e Shiva, oltre che ovviamente Lazza, con il quale il sodalizio ha fruttato hit arrivate in cima alle chart.

La musica mi ha dato la rivincita che nel calcio non ho mai avuto”, ha scritto su Instagram rispondendo alle domande dei follower (ne ha quasi 80mila).

Ha realizzato il sogno di produrre un brano per il rapper americano Gucci Mane, oltre che sentire Marracash, Gué Pequeno, Salmo e altri grandi nomi cantare sulle sue basi. Su Spotify viaggia a 300mila ascolti mensili, ma ha firmato anche brani che toccano i milioni di ascolti.

Il punto più alto lo ha toccato probabilmente il 22 giugno 2022, quando è salito sul palco di San Siro insieme a Lazza per aprire il concerto di Salmo. L’indomani ha postato sui social un messaggio.

“Quello che il calcio mi ha tolto, me lo dovevo riprendere. In un modo o nell’altro. Serie A”.