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Mancini riflette dopo la delusione: "Rialziamo la testa e lavoriamo per il futuro"

11:19 CET 26/03/22
ROBERTO MANCINI ITALY
Dopo l'eliminazione con la Macedonia del Nord e la mancata qualificazione per il Qatar, Mancini riflette. Ma il suo percorso non è tutto da buttare.

Rimettere insieme i cocci e ripartire, più forti di prima. Un po' come il 'kintsugi', una forma d'arte giapponese in cui un vaso rotto viene fissato con una resina cosparsa di polvere d'oro, rendendolo più bello e prezioso dell'originale. Oppure dirsi addio e dividere le proprie strade.

In casa Italia la delusione per la seconda mancata partecipazione di fila ai Mondiali è cocente e ci vorrà del tempo per archiviarla. Ma dalle parti di Coverciano, i giorni dell'amarezza corrispondono a quelli delle decisioni importanti per il presente e soprattutto per il futuro.

Ripartire dalle cose buone e correggere gli errori o voltare completamente pagina? È questo il grande dilemma che attanaglia non la Federcalcio e il suo presidente Gravina, bensì il commissario tecnico Roberto Mancini. Passato in otto mesi da eroe a principale responsabile del nuovo flop azzurro, è lo stesso allenatore di Jesi a mettersi in discussione e riflettere sul futuro e su cosa fare, nonostante la fiducia piena di squadra e Federazione.

"La più grande delusione a livello professionale".

Così Mancini ha definito a caldo la sconfitta contro la Macedonia del Nord a Palermo nella semifinale degli spareggi Mondiali, decisa da una rete al 92' dell'ex rosanero Trajkovski. Un incubo che l'Italia sperava di non vivere più dopo la 'tragica' notte di San Siro del novembre 2017 contro la Svezia, ma che si è nuovamente materializzato in una serata di inizio primavera nel capoluogo siciliano, davanti a un 'Renzo Barbera' gremito di tifosi che si aspettavano una notte dai risvolti completamente diversi.

Una serata da cancellare, che la Nazionale avrebbe potuto evitare per una questione di centimetri. Quelli che sono mancati in occasione di calci di rigore falliti da Jorginho nelle due sfide contro la Svizzera, entrambe terminate in parità.

Se da una parte il progetto targato Mancini ha vissuto due fasi completmente opposte, con la vittoria dell'11 luglio a Wembley come apice della parabola, dall'altra l'esito 'tragico' - sportivamente parlando - della serata di Palermo è arrivato alla fine di una serie di sfortunati eventi in cui la fortuna non ha certamente sorriso alla compagine azzurra.

Oltre ad aver riportato l'Italia sul tetto d'Europa, dopo aver raccolto la pesante quanto scomoda eredità lasciata da Ventura, Mancini è riuscito ad abbinare i risultati a un'identità ben precisa, con un gioco propositivo. Inoltre ha avviato un difficile cambio generazionale, inserendo gradualmente i giovani in ascesa accanto alla vecchia guardia in un mix perfetto.

Una crescita graduale, partita con il secondo posto nella Lega A di Nations League con Portogallo e Polonia e la qualificazione a Euro 2020, fino alla vittoria ai calci di rigore di Londra contro l'Inghilterra.

Nella rassegna continentale, l'Italia ha battuto il record di vittorie consecutive in una competizione europea (15 comprese le partite di qualificazione) e quello di imbattibilità (32 partite).

La notte di Wembley ha segnato un nuovo inizio per l'Italia di Mancini. Dopo aver riconquistato il trono d'Europa dopo 53 anni e aver regalato al Paese un'estate da favola, la squadra azzurra sembra appagata nelle apparizioni successive.

Sono arrivati i pareggi contro Bulgaria e Svizzera, che costringono l'Italia a giocarsi la qualificazione contro l'Irlanda del Nord e la selezione elvetica a ritorno. La Nazionale ottiene solo due pareggi, che regalano alla Svizzera il pass diretto per il Qatar e obbligano gli 'Azzurri' a passare per i playoff, rivivendo l'incubo del 2017 contro la Svezia. Inoltre arriva la sconfitta in semifinale di Nations League contro la Spagna, altro passo falso.

In pochi mesi, Mancini è passato da colui che è riuscito a trovare la formula giusta per risollevare la Nazionale a capro espiatorio dopo l'eliminazione contro la Macedonia del Nord. Nel momento decisivo, il tecnico ha preferito puntare su tanti uomini più esperti rispetto a giovani leve in ascesa, non considerando lo stato di forma degli elementi della sua rosa. Le esclusioni di Zaniolo e Zaccagni, convocato dopo due anni, non sono andate giù a molti, soprattutto davanti a una prestazione tutt'altro che brillante di Lorenzo Insigne, mai in partita a Palermo. Decisioni che hanno catapultato il ct sul banco degli imputati.

Ora Mancini riflette e dovrà decidere se ripartire o farsi da parte. La Federcalcio e la sua Nazionale, quella che ha ricostruito dalle ceneri, lo vorrebbero ancora alla guida, ma la 'più grande delusione professionale' spinge il CT ad attente valutazioni.

Dopo un giorno di silenzio, il commissario tecnico ha affidato ai social network una riflessione in seguito alla delusione per la sconfitta contro la Macedonia del Nord:

"Il calcio a volte sa essere metafora spietata di vita. L'estate scorsa eravamo sul tetto d'Europa dopo aver portato a termine una delle imprese più belle della storia della Nazionale. Poche ore fa ci siamo risvegliati in uno dei punti più drammatici. Siamo passati dalla gioia totale ad una frustrante delusione. È davvero dura da accettare, ma accogliere anche le sconfitte nella vita fa parte di un sano percorso di crescita umana e sportiva. Prendiamoci del tempo per riflettere e capire con lucidità. L'unica mossa azzeccata ora è rialzare la testa e lavorare per il futuro. Grazie al pubblico di Palermo per il calore e grazie a tutti i tifosi che da sempre ci hanno trasmesso entusiasmo e affetto".

La vittoria di Euro 2020, il ricambio generazionale e un'identità di gioco ben precisa rappresentano i diamanti di un percorso fatto di risultati e non solo, che una pesantissima eliminazione causata da una serie di episodi sfavorevoli potrebbe spazzare via in pochi istanti, gli stessi in cui Trajkovski ha controllato quel pallone e ha disegnato una traiettoria perfetta spendendo il pallone alle spalle di Donnarumma e spegnendo i sogni del popolo 'Azzurro'.