Chiesa e il racconto dell’infortunio: “Mi si è spento il ginocchio, non lo sentivo più”

Federico Chiesa Juventus
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Federico Chiesa ha raccontato nel documentario ‘Back on Track’ i dieci mesi intercorsi dall’infortunio al ginocchio sinistro, al ritorno in campo.

Dal 9 gennaio 2022 al 2 novembre 2022. Duecentonovantasette giorni in tutto, praticamente dieci mesi. Tanto è intercorso dall’infortunio patito da Federico Chiesa nel corso di un Roma-Juventus, al suo rientro in campo.

Dieci mesi che gli sono serviti per superare un brutto infortunio, la lesione del legamento crociato del ginocchio sinistro, rimettersi in forma e tornare ad essere uno degli uomini di punta della sua squadra.

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Il gioiello della Juventus ha ripercorso tutte le tappe vissute nel lungo percorso di guarigione in ‘Back on Track’, un documentario prodotto dal Juventus Creator Lab e visibile su Amazon Prime Video.

Il suo viaggio parte dal momento più duro in assoluto: l’infortunio.

"Ricordo che stavo per calciare, mi entra Smalling e sento una fitta pazzesca al ginocchio. In un primo momento pensavo mi fossi strappato un tendine, vado a terra e sento il ginocchio che mi si spegne. Entra in campo il dottore e la prima cosa che gli ho detto è stata “Non mi sento più il ginocchio”.
A bordocampo mi dico “Ok, provo a rientrare”, però ad ogni passo sentivo uno ‘stock’. Al primo cambio di direzione invece ho sentito questo rumore ‘stock’ ma proprio forte. E’ stato come se il ginocchio fosse uscito dall'articolazione. Mi sono accasciato a terra con le mani nei capelli. Mi si avvicina Lorenzo Pellegrini e gli dico “Mi sono spaccato tutto””.

Federico Chiesa Juventus Roma Serie A 2021-22

Il momento dell’infortunio è coinciso con quello dello scoramento.

"Ho iniziato a piangere appena il dottore ha praticato una sorta di mossa per vedere se il crociato tenesse o meno. Si ghiaccia e scuote la testa. Ho iniziato a disperarmi, a piangere. Non servono parole per quei momenti".

Federico Chiesa si è sottoposto ad intervento chirurgico ad Innsbruck e da lì in poi ha iniziato un lungo percorso di riabilitazione.

"Riprendere a camminare per me è il ‘giorno uno’ della riabilitazione. Nel vero senso della parola. Dopo l’intervento sono stato con le stampelle per sei settimane ed era come non aver mai lasciato mai l'ospedale perché anche nelle più piccole cose avevo bisogno dell’aiuto di qualcuno. Quando ho mollato le stampelle per me è stata una liberazione, non le sopportavo più. Sono abituato a correre a 37 km/h e camminare con le stampelle è stato uno strazio".

Riprendersi dopo un infortunio del genere vuol dire anche fare i conti con il dolore.

"Tante volte durante l’allenamento mi è capitato che mi venisse proprio male al ginocchio e tra me e me dicevo “Chi me lo fa fare? Basta”. E invece penso che si riparta proprio da lì: avere la forza di andare avanti quando vorresti mollare.
Prima di tornare a correre c’era la paura di non riuscire a farlo a causa dei dolori. Avevo paura di appoggiare la gamba, ma quando ho finito la prima corsa mi sono detto “Posso tornare a farlo anche domani”.
L’umore andava di pari passo con il dolore. Non ti alzi tanto felice se hai un dolore forte al ginocchio e sai che ad attenderti ci sono solo antinfiammatori. Fa parte del gioco”.

Federico Chiesa Juventus

Dopo le prime corse, l’appuntamento con il momento più temuto.

“Il cambio di direzione mi fa paura perché mi sono fatto male in quella maniera lì. I cambi di direzione nel mio ruolo specifico sono fondamentali. Li facci esplosivi, decisi, forti, con cattiveria, è una cosa che fa parte del mio dribbling”.

Oggi l’infortunio è alle spalle e Chiesa è entrato in una nuova fase della sua carriera.

“Cambiare numero di maglia è stato molto importante. Avevo bisogno di qualcosa di nuovo, di tornare in maniera diversa, magari più forte di prima.
I miei pensieri legati a ritorno in campo sono due: andrà tutto bene? Ho fatto tutto quello che potevo fare per tornare ai miei livelli? Sono le domande che mi faccio”.

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