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Bologna-Inter 1964: l'unica volta che lo Scudetto fu assegnato allo spareggio

08:31 CEST 26/04/22
BolognaInter1964
Solo una volta, nella storia del calcio italiano, lo Scudetto è stato assegnato attraverso lo spareggio: accadde nel 1964 fra Bologna e Inter.

“Roma, Stadio Olimpico, teatro di un nuovo eccezionale avvenimento nella storia del Campionato Italiano a girone unico. Abbiamo infatti per la prima volta uno spareggio per la conquista dello Scudetto. Si fronteggiano Bologna e Internazionale” - Nicolò Carosio, inizio della radiocronaca di Bologna-Inter 1964

Il 7 giugno 1964 è una data storica del calcio italiano: quella domenica, infatti, per la prima e unica volta dall'istituzione del girone unico, lo Scudetto è stato assegnato con lo spareggio fra le due squadre che hanno concluso a pari merito il campionato di Serie A: il Bologna di Fulvio Bernardini, detto 'Fuffo', e l'Inter del 'Mago' Helenio Herrera, che ha già vinto la Coppa dei Campioni battendo il Real Madrid di Puskas e Di Stefano.

Dopo sette mesi che vedono alternarsi al comando le due contendenti e il Milan, in primavera il torneo 1963/64 è segnato da due fatti rilevanti: prima il caso doping, che rischia di compromettere il cammino del Bologna, poi la morte improvvisa del presidente Renato Dall'Ara, appena 4 giorni prima della sfida decisiva. 

Lo spareggio si gioca allo Stadio Olimpico in un clima di grande tensione e alla fine ad uscirne trionfalmente sarà la squadra meno accreditata dai pronostici, quel Bologna che quel giorno conquista il suo 7° e finora ultimo Scudetto, infliggendo ai nerazzurri una dura sconfitta e dedicandolo allo storico patron.

IL TESTA A TESTA NEL CAMPIONATO 1963/64

Il campionato di Serie A 1963/64 sarà ricordato come uno dei più incerti del secondo dopoguerra. Al via i favori dei pronostici ricadono sulle solite big: l'Inter di Helenio Herrera, campione in carica, il Milan campione d'Europa di Gipo Viani e la Juventus, guidata dal brasiliano Amaral.

I nerazzurri sono la corazzata dell'anno precedente più il portiere Sarti e il centravanti Milani. Con loro è preso anche il tedesco Szymaniak dal Catania come terzo straniero (non schierabile in contemporanea con Jair e Suarez).

I rossoneri si svenano per comprare Amarildo, il sostituto e rivale di Pelé ai Mondiali '62, e versano al Botafogo 220 milioni di Lire per il suo cartellino, mentre sfuma l'ingaggio dell'asso cileno Leonel Sanchez, colui che ai Mondiali aveva preso a botte Maschio e David, per il quale l'Universidad de Chile chiede 185 milioni. Amarildo va a comporre un tridente di grande livello con Mora e Altafini, ma uno straniero fra il terzo brasiliano Dino Sani e il peruviano Benitez è di troppo: alla fine è quest'ultimo a lasciare i rossoneri a novembre per passare in comproprietà al Messina.

I bianconeri puntano forte sulle due mezzali Del Sol e Sivori, mentre in attacco schierano centravanti un giovane brasiliano arrivato dal Santos, che tutti chiamano Nené e che si rivelerà essere, in realtà, una volta ceduto al Cagliari un'ala velocissima e una mezzala di gran livello. A fare le spese dell'equivoco tattico sarà il tecnico Amaral, che dopo poche giornate sarà sostituito con Eraldo Monzeglio. 

Ci sono però anche due outsiders che godono di buon credito: il Bologna di Fulvio Bernardini, reduce da due quarti posti consecutivi, e la Roma a forte tinte sudamericane costruita dal conte Marini Dettina, senza badare al bilancio, e affidata a Luis Mirò.

In forza ai giallorossi arriva 'Il Pelé bianco', Angelo Benedicto Sormani, il colpo dell'estate, acquistato dal Mantova per la stratosferica quotazione di 500 milioni di Lire: 200 milioni in contanti più Nicolè, Manganotto, Jonsson (150 milioni di valutazione) e il prestito di Schnellinger, appena preso dal Colonia per 80 milioni. Ci sono inoltre l'argentino Angelillo, ormai diventato un raffinato rifinitore, e il connazionale Manfredini, detto 'Piedone', bomber senza età corteggiato dal Real Madrid. In squadra anche giovani interessanti come Giancarlo De Sisti e Saul Malatrasi.

Ma anche i felsinei non scherzano: il presidente Dall'Ara ha allestito una rosa altamente competitiva. Ci sono Helmut Haller, fantasista tedesco di gran classe, arrivato nel 1962, e il potente centravanti danese Harald Nielsen, giunto in Emilia nel 1961, ma anche un gruppo di italiani di qualità: il fiore all'occhiello è Giacomo Bulgarelli, centrocampista in grado di ricoprire più ruoli, con lui l'ala destra Marino Perani e l'ala sinistra Ezio Pascutti. 

Tutta italiana anche la difesa: il roccioso stopper Tumburus e il dinamico libero Janich compongono la cerniera centrale, mentre i terzini titolari sono Furlanis a destra e Pavinato a sinistra. Il progetto tecnico è stato affidato dal 1961 a Fulvio Bernardini, che ha portato la squadra ad una crescita progressiva. Per completare la rosa viene acquistato il portiere Willian Negri dal Mantova, fra i migliori in Italia nel suo ruolo. 

Il campionato inizia il 15 settembre e fra le 5 pretendenti al titolo vincono tutte ad eccezione del Bologna, ma i felsinei si rifanno nelle giornate successive. 'Il Dottore', come veniva chiamato il tecnico rossoblù per la sua Laurea in Scienze Politiche, decide di affidare a Fogli il compito di fare filtro in mediana, con Bulgarelli impiegato come regista puro e una delle due ali, a turno, a dargli sostegno.

Alla 5ª giornata i rossoblù sono al comando con 8 punti assieme a Inter e Milan. I nerazzurri allungano alla sesta, prendendo la vetta solitaria, ma poi pareggiano nel turno infrasettimanale a Bari e sono raggiunti dalla sorpresa Vicenza e dai cugini rossoneri.

I nerazzurri riprendono il comando solitario della classifica alla decima giornata, quando pareggiano per 0-0 il confronto diretto con i felsinei a San Siro. Il torneo è un susseguirsi di emozioni: il 18 dicembre il Milan batte il Vicenza nel recupero e sorpassa i cugini, mentre alla 14ª la Juventus si rilancia al secondo posto travolgendo l'Inter 4-1 e favorendo l'avvicendamento in vetta fra le due squadre, con il Milan vittorioso sulla Roma, sempre distante a sorpresa dalle prime posizioni.

I bianconeri acciuffano proprio i nerazzurri e il coriaceo Bologna, che il 29 dicembre vince lo scontro diretto con la Vecchia Signora (2-1 con goal di Nielsen e Bulgarelli a vanificare la rete di Sivori) e stacca le rivali, rimanendo incollato ad un punto dal Milan capolista. La serie positiva dei felsinei non si arresta e il 12 dicembre, grazie al successo esterno sulla Lazio (1-2) e al pareggio rossonero con la SPAL (1-1) arriva l'aggancio in vetta: Bologna e Milan si dividono lo scettro di campione d'inverno.

Intanto la Roma, che chiude il girone di andata in 8ª posizione, a causa delle spese pazze, cade in stato di dissesto economico. Nel bilancio c'è un buco da 400 milioni di Lire, e il club è sottoposto a gestione commissariale, affidata peraltro sempre al conte Marini Dettina.

La serie inarrestabile di vittorie dei rossoblù continua fino al record di 10 consecutive fatto registrare il 2 febbraio con il successo casalingo per 4-1 ai danni del Torino. Nella giornata successiva, la 20ª, il Bologna pareggia a Bergamo ma il Milan cade in casa con la Lazio e i felsinei prendono la vetta solitaria. I rossoneri e l'Inter, che punta molto anche alla Coppa dei Campioni, inseguono. Tutte le altre sono già tagliate fuori dalla corsa al titolo.

Lo scatto che spacca il trio di testa i rossoblù lo imprimono il 1° marzo, quando Nielsen e Pascutti ribaltano i rossoneri, passati in vantaggio nei minuti iniziali a San Siro con un goal di Amarildo. Ora gli emiliani hanno 36 punti, 2 in più dell'Inter, e 3 di vantaggio sul Milan, scivolato al 3° posto. La squadra di Bernardini sembra poter fare l'allungo decisivo verso il titolo, ma, come un fulmine a ciel sereno, arriva il caso doping a rimescolare pesantemente le carte.

IL CASO DOPING

La 'bomba' esplode il 4 marzo 1964. In uno stringato comunicato la FIGC annuncia che la Federazione Medico Sportiva ha trasmesso i risultati dei controlli antidoping effettuati il 2 febbraio, dai quali risulta che "le analisi sono risultate, all'esame per le sostanze amfetamino-simili, positive per i cinque giocatori del Bologna sottoposto al controllo" e che "la presidenza federale ha disposto l'immediato inoltro della documentazione alla Commissione giudicante della Lega nazionale per quanto riguarda la competenza". 

A quel punto la Commissione giudicante contesta al Bologna primo in classifica, al tecnico Fulvio Bernardini e ai cinque giocatori positivi, ovvero Pavinato, Tumburus, Fogli, Perani e Pascutti, la violazione dell'articolo 22 del regolamento di Giustizia sportiva. 

La partita incriminata è proprio quella del record di vittorie, il 4-1 interno sul Torino di Rocco al Comunale. Il caso scuote l'opinione pubblica e la stampa, che si divide fra innocentista e colpevolista: Bologna, appoggiata da Roma (per solidarietà con l'allenatore romano e contrapposizione storica con la capitale meneghina) difende i rossoblù, Milano condanna club, tecnico e giocatori e chiede che arrivino le sanzioni.

La stagione del Bologna, fino a quel momento strepitosa, all'improvviso rischia di essere compromessa. Tanto più che le cose precipitano tre giorni dopo: mentre gli avvocati degli emiliani inoltrano una formale richiesta di "revisione delle analisi", vale a dire un accertamento ulteriore sui secondi campioni di urine, conservati presso il Centro tecnico di Coverciano, a differenza dei primi campioni, esaminati da prassi al Centro medico sportivo delle Cascine di Firenze, tre legali bolognesi, Mario Cagli, Arrigo Gabellini e Alberto Magri si affidano alla giustizia ordinaria, presentando un esposto alla Procura della Repubblica nel quale ipotizzano un reato connesso alla possibile manomissione delle provette dei giocatori da parte di ignoti.

Il club rossoblù prende subito le distanze da quest'ultima iniziativa, avendo firmato come tutte le squadre del campionato la 'clausola compromissoria', che impone a club e tesserati l'affidamento esclusivo agli organi della giustizia sportiva. Dopo tali fatti, domenica 8 marzo, il Procuratore della Repubblica di Bologna, Domenico Bonfiglio, ordina il sequestro di tutte le provette relative al controllo antidoping effettuato sui cinque giocatori rossoblù, nonché della relativa documentazione clinica, e incarica un collegio di periti di effettuare nuove analisi, sia sui residui dei liquidi esaminati il 2 febbraio, sia sui flaconi intatti destinati alle controanalisi.

In questo modo la Giustizia ordinaria si sovrappone alla Giustizia sportiva, che si vede impossibilitata della possibilità di effettuare lei le controanalisi sui secondi campioni. Quando i legali del Bologna si recano a Coverciano lunedì 9 marzo, il sequestro delle due serie di provette è infatti già stato effettuato. La polemica arriva in Parlamento, dove vengono fatte interpellanze sul tema.

A quel punto la Commissione giudicante, dopo aver tentato invano di passare la patata bollente alla Corte Federale, il 12 marzo chiede e ottiene il rinvio a data da destinarsi del derby Bologna-SPAL, che secondo il calendario si sarebbe dovuto giocare tre giorni dopo. Il 20 marzo arriva la prima sentenza, quella della Giustizia sportiva, che pur senza controanalisi, attraverso la Commissione, condanna il Bologna per l'uso di "sostanze chimiche che possono avere determinato prestazioni artificiosamente elevate". 

Altresì si stabilisce lo 0-2 a tavolino nella partita contro il Torino e un punto di penalizzazione in classifica. Al tecnico Fulvio Bernardini, per i suoi "meriti azzurri", viene risparmiata la radiazione e inflitta una squalifica di 18 mesi, fino al 21 settembre 1965, mentre il medico sociale Igino Poggiali viene inibito a svolgere incarichi in ambito sportivo. Vengono invece assolti i giocatori, secondo la ricostruzione della Giustizia sportiva "drogati a loro insaputa da allenatore e medico".

Una vera mazzata per i rossoblù, che per effetto di queste decisioni scivolano indietro in classifica e iniziano a balbettare, perdendo anche lo scontro diretto del Comunale per 1-2 (reti di Corso e Jair per i nerazzurri, di Furlanis la rete dei rossoblù) contro la lanciatissima Inter di Herrera, che aveva il morale alle stelle per i risultati brillanti ottenuti in Coppa dei Campioni. 

Succede però che Vittorio Carpinacci, il commissario dei carabinieri che aveva eseguito i sequestri delle provette di urina a Firenze, presenti denuncia per le precarie condizioni di conservazione dei reperti custoditi nel Centro delle Cascine, oggetto di alcuni lavori di ampliamento. Il 4 maggio arrivano poi i sorprendenti risultati delle nuove analisi effettuate dai periti del Tribunale: le provette del Centro analisi delle Cascine (prime analisi), non ben conservate, contengono effettivamente sostanze dopanti, ma in misura tanto elevata da poter causare un'intossicazione; quelle del Centro di Coverciano (seconde analisi), invece, rimaste sigillate e integre, non recano tracce di amfetamine.

La CAF, la Corte di Appello Federale, secondo grado della Giustizia sportiva dell'epoca, che si trova a dover esaminare il ricorso del Bologna contro le sanzioni arrivate in primo grado, in assenza di controanalisi, non può non tenerne conto, e così il 16 maggio 1964 ribalta tutto, e assolve il Bologna, l'allenatore Fulvio Bernardini e il medico sociale Poggiali "non ritenendo riferibile alla parte il mancato esercizio della revisione delle analisi".

La nuova sentenza sportiva accerta "la mancanza di prove circa l'assunzione, da parte dei giocatori, di sostanze proibite". Il caso doping è così chiuso: a Milano gridano all'ingiustizia, mentre a Bologna si parla di complotto sventato. Solo due anni dopo la giustizia ordinaria stabilità la manomissione dei flaconi con le urine dei calciatori da parte di ignoti. Sta di fatto che i rossoblù si ritrovano i 3 punti in più in classifica tolti in precedenza. A tre giornate dalla fine Inter e Bologna si ritrovano così appaiate al comando della classifica. 

Chiuderanno entrambe a quota 54 punti, con un pareggio e 2 vittorie per parte. In base al regolamento, lo Scudetto deve dunque essere assegnato attraverso uno spareggio. Il 'caso doping' porterà anche conseguenze positive nel calcio italiano: dal 5 aprile 1964, infatti, il controllo antidoping è esteso, per decisione della Lega professionisti, a tutte le partite in programma. 

A scegliere i 5 giocatori sottoposti ai controlli è l'arbitro tramite sorteggio da effettuarsi nel proprio spogliatoio subito dopo ogni gara con, presenti, un rappresentante per squadra. l'ispettore federale e i medici della Federazione medico-sportiva.

LA MORTE DI DALL'ARA

Il 27 maggio al Prater di Vienna l'Inter conquista la Coppa dei Campioni, superando 3-1 il quotato Real Madrid di Puskas e Di Stefano. La squadra di Herrera domina la partita con una doppietta di Sandrino Mazzola e un goal di Milani, mentre i Blancos trovano solo il punto della bandiera con Felo. Per i nerazzurri è il primo successo continentale, seguito da grandi festeggiamenti.

Quattro giorni prima della sfida in gara secca che assegnerà il titolo, a Milano, nella sede della Lega Calcio, i presidenti di Bologna e Inter, Renato Dall'Ara e Angelo Moratti, alle 17.30 iniziano a discutere con il numero uno della stessa Lega, Giorgio Perlasca, sui premi partita che spetteranno ai giocatori. 

All'improvviso però la discussione trascende e scoppia una lite fra i partecipanti all'incontro. Il cuore del patron del Bologna, da tempo sofferente, non regge, e Dall'Ara si accascia privo di vita, stroncato da un infarto fulminante. Moratti è il primo a soccorrerlo e praticamente gli muore fra le braccia. Sul posto arriva il medico personale, Guglielmo Pinelli, che lo aveva accompagnato a Milano, ma non può far altro che constatarne la morte. 

Il numero uno rossoblù era nato a Reggio Emilia il 10 ottobre 1892 e guidava il Bologna da 30 anni. Purtroppo per lui, non farà in tempo a vedere la conclusione di quel torneo 1963/64, aumentando ulteriormente, se possibile, il clima di tensione in vista della sfida decisiva con l'Inter.

LO SPAREGGIO DI ROMA E IL TRIONFO DEL BOLOGNA

Come campo neutro per disputare la partita che assegna lo Scudetto la Federcalcio sceglie l'Olimpico di Roma, mentre il fischio d'inizio è fissato il pomeriggio alle 17. I giocatori del Bologna sono ancora sotto shock per la perdita del loro presidente Renato Dall'Ara, ma fisicamente più freschi, visto che l'Inter ha sulle gambe le fatiche di Vienna e i festeggiamenti che erano seguiti al trionfo. 

I due tecnici, 'Il Dottore' e 'Il Mago', catturano la scena nei giorni che precedono la sfida. Per l'allenatore rossoblù Fulvio Bernardini, Roma è casa sua e due sue mosse si riveleranno decisive. La prima è quella di portare la squadra in ritiro al caldo marino di Fregene, per abituare i giocatori al clima caldo umido della capitale. Al contrario l'allenatore nerazzurro sceglie il fresco di Appiano Gentile per provare a rigenerare i muscoli di Picchi e compagni.

L’infortunio di Pascutti suggerisce a Bernardini la seconda mossa vincente: i rossoblù si presentano in campo con il terzino di riserva, Capra, detto 'Johnny' perché gli piace la musica italo-americana, all’ala sinistra: nei piani di Bernardini ha il compito di tenere a bada Corso e frenare le incursioni di Facchetti. Le cose andranno esattamente come 'Fuffo' aveva previsto. Herrera, invece, ha tutti a disposizione e schiera i nerazzurri con lo stesso undici di parte

La partita viene definita dai media dell'epoca 'lo spareggio del miliardo': tra tifosi dell’Inter e del Bologna si muoveranno infatti verso Roma 40 mila tifosi, che spenderanno in media 25 mila lire a testa (un miliardo, appunto, complessivamente).

Solo la Rai non è sensibile all’evento: la partita non viene trasmessa in diretta tv, così come era avvenuto l’anno prima per la finale di Coppa dei Campioni Milan-Benfica. Viene prevista soltanto la "cronaca registrata di un avvenimento agonistico" alle 22.25. All’orario della partita va in onda la Tv dei Ragazzi con l'Orso Yoghi e Lassie. C'è però, immancabile, la radio, con la voce inconfondibile di Nicolò Carosio.

Il fischio d'inizio è preceduto da un minuto di silenzio in memoria del presidente Dall'Ara. A Roma è una calda domenica preestiva e l'Olimpico sembra un vero e proprio catino. A risentirne sono i ritmi di gioco, particolarmente lenti e compassati. La mossa di Bernardini sortisce il suo effetto: 'Il Mago' è sorpreso, e Corso e Facchetti non riescono a incidere. La partita è molto tattica, e anche la mossa di far controllare Suarez da Fogli si rivela azzeccata per il tecnico degli emiliani. 

Il primo tempo scorre via così all'insegna di un grande equilibrio. Dopo pochi secondi, Bulgarelli stende Suarez e si capisce che per i nerazzurri non sarà una partita semplice. Al 16', dopo le prime schermaglie, Nielsen non inquadra lo specchio e calcia sul fondo. Due minuti dopo un tiro di Haller, all'apparenza innocuo, deviato da Suarez rischia di tramutarsi in un gollonzo, ma il pallone esce sul fondo. Qualche minuto dopo di nuovo Nielsen in evidenza con un tiro debole neutralizzato da Sarti.

Dall'altra parte spunto di Guarneri, che scambia con Mazzola: girata dal limite dell'eroe di Coppa che non impensierisce Negri. L'attacco nerazzurro appare sterile, nonostante la supremazia nel palleggio dei campioni d'Europa, e il Bologna invece quando spinge è pericoloso: al 37' Bulgarelli, servito da Haller, effettua un cross tagliato in area sul quale Nielsen non ci arriva di un soffio. 

Un minuto dopo l'unico vero pericolo creato dall'Inter nella prima frazione: su cross di Suarez, Tagnin appoggia per Milani, che calcia dai 20 metri mettendo però fuori. A inizio ripresa, Facchetti scuote i suoi e, vinto, un rimpallo, arma il suo proverbiale sinistro dai trenta metri. È il primo vero tiro in porta dell'Inter, che non sorprende tuttavia Negri, bravo ad alzare la parabola mettendo in corner.

Milani è l'unico ad essere in partita dei giocatori offensivi dell'Inter, ma pecca di precisione, dall'altra parte invece, solo un doppio miracolo di Sarti nega il goal ai rossoblù al 59': prima para un gran destro di Fogli, portatosi in attacco, quindi dice di no a Nielsen, chiudendo lo specchio al danese con un riflesso felino. Un minuto dopo il centravanti del Bologna spreca ancora sotto misura.

L'ultima occasione per i milanesi si registra al 62': Corso serve Suarez, che in mischia riesce ad aprire per Milani. Il centravanti è solo, si ingobbisce e calcia a lato. Negri intanto protesta con Lo Bello per la posizione dell'attaccante, per lui in fuorigioco. 

L'Inter non ne ha più sul piano fisico e progressivamente scompare dal campo, mentre il Bologna assume il controllo del centrocampo, con Fogli e Bulgarelli a fare la parte dei leoni. Al 72' i rossoblù recriminano con Lo Bello per un contatto dubbio in area di rigore fra Perani e Facchetti, ma il fischietto siciliano lascia proseguire.

Poco male, perché i felsinei al 75' sbloccano il match. Picchi fa fallo su Haller e Lo Bello assegna una punizione dai 20 metri. Bulgarelli tocca per Fogli, che calcia basso e angolato. La palla è deviata da Facchetti e si insacca alle spalle di Sarti: 1-0 Bologna.

"Punizione da venti metri. - scriverà l'indomani il grande Gianni Brera su 'Il Giorno', raccontando l'azione - Barriera, Bulgarelli tocca a Fogli: destro basso deciso: dice che Facchetti ci mette la punta a peggiorare le cose: vedo Sarti tuffarsi in ritardo (essendo coperto): goal".

L'Inter è ferita nell'orgoglio ma non riesce a reagire, sembra il Real del Prater. La squadra di Herrera si sbilancia, con l'unico risultato di prestare ulteriormente il fianco alle offensive rossoblù: lo scatenato Fogli, l'uomo della partita, all'83' lancia in verticale per Nielsen, che a tu per tu con Sarti lo supera con un sinistro forte e preciso. È il goal del 2-0, firmato dal bomber della squadra e capocannoniere del campionato (21 goal più quello dello spareggio), che chiude di fatto i giochi.

"[...] Fogli si ripete e questa volta Nielsen non sbaglia: il suo sinistro è secco e preciso: Sarti fuori causa", è la fotografia del momento secondo la penna di Brera.

La reazione nerazzurra è tutta in un tiro sbagliato da parte di Suarez. Al fischio finale di Lo Bello esplode la festa rossoblù, campione d'Italia 23 anni dopo l'ultima volta e al termine di un'incredibile stagione. L'artefice dell'impresa, Fulvio Bernardini, è portato in trionfo dai suoi giocatori. Sono le 19.15 del 7 giugno 1964, come registra puntuale la voce.

La provinciale Bologna per una volta aveva steso la metropoli del potere economico, mediatico e calcistico. 

"Lo Bello fischiò la fine e mi assalì una strana sensazione. - racconterà Giacomo Bulgarelli - Eravamo campioni d' Italia, ma stentavo a crederlo". 

Il giorno seguente Brera, nelle sue temute pagelle, il noto giornalista darà 9 a Janich e Fogli del Bologna, mentre Picchi prenderà l'unica sufficienza nell'Inter e Jair e Mazzola si vedranno assegnare un impietoso 4.

IL TABELLINO

Roma, domenica 7 giugno 1964, Stadio Olimpico, ore 17.00

BOLOGNA-INTER 2-0

MARCATORI: 75' aut. Facchetti, 83' H. Nielsen

BOLOGNA: Negri, Furlanis, Pavinato, Tumburus, Janich, Fogli, Perani, Bulgarelli, H. Nielsen, Haller, Capra. All. Bernardini

INTER: G. Sarti, Burgnich, Facchetti, Tagnin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola I, Milani, Suarez, Corso. All. H. Herrera

Arbitro: Concetto Lo Bello di Siracusa