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L’avventura di Saponara al Milan: un sogno realizzato al momento sbagliato

08:11 CET 21/12/22
Riccardo Saponara Milan
Dai paragoni con Kaká, ad una lunga serie di panchine e contrattempi fisici: il Milan aveva puntato su di lui, ma l’avventura in rossonero sarà breve.

Il tempismo è una dote fondamentale nel mondo del calcio. L’agire nel momento giusto è un qualcosa che fa la differenza tanto dentro, quanto fuori dal campo. Può aiutare a vincere una partita e, se si allarga il discorso ad ambiti ben più ampi, anche a cambiare il volto di un’intera carriera. Magari apponendo una semplice firma.

Riccardo Saponara il contratto più importante della sua vita l’ha sottoscritto quando era poco più che ventenne. Lui, che è sempre stato tifoso del Milan al punto di seguire i rossoneri anche in trasferta, e che ha avuto in Kakà il suo grande idolo, nel 2013 ha prima coronato il sogno di vestire la maglia della squadra del suo cuore e poi di condividere il campo con il campione al quale si è sempre ispirato.

Un salto in avanti enorme per un ragazzo che fino a quel momento la Serie A l’aveva vissuta solo da spettatore (e tifoso), ma anche naturale per chi in quel frangente era considerato uno dei più grandi talenti dell’intero panorama calcistico italiano.

E’ cresciuto nell’Empoli, una società che generalmente non sbaglia un colpo quando si stratta di giovani, ed ha trovato in Maurizio Sarri, un tecnico allora ancora sconosciuto alle grandi platee, un allenatore capace di esaltare le sue doti e le sue qualità (certamente fuori dal comune) all’ennesima potenza.

Quando il Milan si fionda con decisione su di lui, anticipando una foltissima concorrenza, Saponara sta disputando un campionato strepitoso, che poi sarà scandito da tredici goal e quindici assist, che non saranno sufficienti a far ottenere ai toscani una promozione solo sfiorata, ma che lo catapulteranno alle attenzioni delle cronache nazionali.

“Ci sono state tante figure che hanno contribuito in maniera decisiva alla mia crescita professionale - ha scritto Saponara in ‘Lettera a me stesso’, un format proposto dalla Fiorentina - La prima è quella di Maurizio Sarri: l’incontro con lui è stato un segno del destino, che mi ha permesso di sbocciare definitivamente, dopo qualche anno di incertezze in Serie B”.

Il club rossonero sborsa quasi quattro milioni di euro nel gennaio del 2013 pur di far suo il 50% del cartellino di quel promettente centrocampista dalla tecnica sopraffina, e lo lascia all’Empoli in prestito fino al termine della stagione convinto di aver piazzato un grande colpo in ottica futura.

L’intenzione è quella di mettere a disposizione di Massimiliano Allegri un ragazzo forte, duttile e sul quale lavorare con convinzione, ma quando Saponara approda a Milanello il popolo rossonero sogna in realtà qualcosa di diverso.

Da settimane circolano le voci di un possibile ritorno di Ricardo Kaká, un fuoriclasse che si è guadagnato un posto nella storia del club meneghino a colpi di magie e che è reduce da quattro annate vissute in chiaroscuro al Real Madrid. A fare la differenza tra Ricardo e Riccardo non è ovviamente solo una ‘C’, ma Adriano Galliani, nello spiegare a tutti che lo stipendio del brasiliano è fuori portata per un Milan entrato in una seconda fase dell’epopea Berlusconi (la storia poi dirà quella crepuscolare), non si fa problemi nel lanciarsi in un paragone ardito.

“Noi siamo già coperti a livello di numeri 10, lo siamo da gennaio quando abbiamo deciso di andare a prendere un giocatore giovane ma di talento come Saponara. Kaká ormai ha uno stipendio tale da essere irraggiungibile per qualsiasi squadra di Serie A. Abbiamo preso uno che si chiama Riccardo pure lui e, sarò pazzo, ma quando lo vedo accelerare non so perché ma mi viene in mente l’altro Ricky”.

Kaká poi farà in realtà ritorno al Milan nel corso delle ultimissime ore di mercato (“Certi amori non finiscono… fanno giri immensi e poi ritornano…”) e nel farlo regalerà una gioia immensa alla piazza, oltre che a se stesso, ma inevitabilmente toglierà a Saponara uno spazio (o buona parte di esso) che sembrava tutto suo: l’idolo si è trasformato in una sorta di muro.

Riccardo Saponara Milan

L’ex gioiello dell’Empoli, quello che con Sarri aveva fatto intravedere cose straordinarie, a Milano si riscopre ad orbitare in galassie molto lontane da quelle dell’undici titolare e, complice anche qualche infortunio che poi condizionerà tutta la sua avventura in rossonero, farà il suo esordio ufficiale solo ad ottobre quasi finito, in occasione di una partita valida per il nono turno di campionato persa a Parma: due saranno i minuti che giocherà in quella sfida.

Per vederlo per la prima volta titolare bisognerà invece attendere l’ultima partita del 2013, un derby perso 1-0 contro l’Inter che agli occhi di molti già rappresenta il capolinea della sua fugace avventura in rossonero.

Sì perché oltre alle panchine, nello stesso periodo si sono accumulate voci che lo vorrebbero pedina di scambio nell’imminente sessione di calciomercato che sta per aprirsi ed il suo nome, in particolare, viene accostato con sempre maggiore forza a quello del Parma nell’ambito di un’operazione che dovrebbe portare all’ombra del Duomo Biabiany.

A contribuire a cambiare le sorti di un destino già scritto è anche l’esonero di Massimiliano Allegri annunciato il 12 gennaio 2014 dopo una sconfitta con il Sassuolo. Il Milan decide di affidare la panchina a Clarence Seedorf e per Saponara si aprono inaspettatamente nuovi scenari.

L’ex fuoriclasse olandese, alla sua prima esperienza da allenatore, è intenzionato a puntare su un 4-2-3-1 e questo vuole inevitabilmente dire che all’orizzonte spuntano un paio di posti in più dietro la punta.

“Prima c’era un solo posto da trequartista a disposizione, ora ce ne sono tre. Spero quindi di poter trovare più spazio per avere la possibilità di dimostrare di che pasta sono fatto. Il mio sogno è quello di poter dare il mio contributo e spero di poter segnare presto il mio primo goal in rossonero. Sono molto contento di essere rimasto e la possibilità di avere vicino gente come Kaká e Seedorf deve essere vista come una grande occasione per poter crescere sotto ogni punto di vista”.

Lo spazio a disposizione effettivamente aumenta, ma nemmeno di troppo. A Saponara viene riservato un quarto d’ora in casa della Sampdoria, poco più di mezz’ora contro la Juventus e, dopo oltre un mese di partite vissute da semplice spettatore, meno di dieci minuti contro il Livorno a fine aprile. Stop.

Duecentoquindici minuti di gioco distribuiti in sette partite di campionato: l’annata di Saponara, tra scelte tecniche e qualche contrattempo fisico di troppo, si riassume in numeri da comparsa.

Normale quindi che, a stagione finita, le voci di un imminente addio tornino a moltiplicarsi. Il suo nome viene accostato a quello di diversi club, soprattutto a quello dell’Empoli che farebbe carte false pur di riprenderselo ma, quando ormai non si parla d’altro che di possibili nuove destinazioni, a sovvertire tutto è un’altra volta un avvicendamento in panchina.

Il Milan decide di iniziare un nuovo ciclo e, chiusa senza troppi rimpianti la parentesi Seedorf, di affidare la squadra ad un altro grande ex: Filippo Inzaghi.

Il nuovo allenatore rossonero individua subito in Saponara uno dei talenti dai quali ripartire. Kaká intanto ha fatto i bagagli per chiudere anche la sua seconda avventura in rossonero (che si è rivelata nemmeno paragonabile alla prima) e sulla trequarti si è dunque liberata una casella da riempire.

Trasferimento bloccato, Inzaghi accontentato e la sensazione di molti è quella che per Saponara, dopo un anno di apprendistato vissuto tra infortuni e nutrita concorrenza, l’esperienza meneghina sia arrivata al suo vero inizio.

“L’anno scorso è stato utile per ambientarmi e quando mi è stato detto che il mister avrebbe voluto darmi una seconda possibilità, io non ci ho pensato un attimo ed ho deciso di restare. Inzaghi ha entusiasmo e voglia di affermarsi come allenatore, può aiutarci a tornare grandi”.

Quando Saponara segna in amichevole contro il Renate, la prima partita in assoluto del nuovo Milan di Inzaghi, la rete del 2-0, tutto assume i contorni di uno straordinario presagio, ma la storia racconterà qualcosa di profondamente diverso.

Il talento rossonero a metà settembre riporta, nel corso di un allenamento, un infortunio al ginocchio sinistro che richiede un intervento chirurgico.

“Gli esami strumentali e la visita specialistica del professor Herbert Schonhuber hanno evidenziato uno stiramento al legamento collaterale laterale e la presenza di un flap al menisco laterale”.

Il problema non è di quelli insormontabili, ma intanto il suo esordio in campionato non avviene prima del 2 novembre 2014: novanta minuti in una sconfitta in casa contro il Palermo. I suoi ultimi da giocatore del Milan.

Riccardo Saponara Milan

Saponara non scenderà infatti mai più in campo con la maglia rossonera addosso ed il 16 gennaio 2015, dopo appena otto presenze in tutto (otto come il suo numero di maglia), verrà annunciato il suo ritorno all’Empoli.

“L’Empoli Fc comunica di aver acquisito a titolo temporaneo dall’Ac Milan con diritto di riscatto le prestazioni del giocatore Riccardo Saponara. Il calciatore torna così ad Empoli, dopo che aveva lasciato la società azzurra al termine della stagione 2012-13”.

Tornato nel suo ‘porto sicuro’, Saponara riprende ad incantare. Nelle successive diciassette partite di campionato, sotto la guida del suo mentore Maurizio Sarri, segna ben sette reti e soprattutto dimostra a tutti che a Milano non si è vista nemmeno una goccia del suo straordinario talento.

Il Milan ha rappresentato per Saponara il coronamento di un sogno, ma anche il primo passaggio a vuoto di una carriera che sarebbe potuta essere probabilmente molto diversa. In campo, oltre all’incredibile sensibilità nel trattare il pallone, ha portato anche quella che lo spinge a vedere le cose in modo diverso rispetto a tanti colleghi.

“L'impatto fu duro: avevo poco più di 20 anni, venivo dalla B e da una piazza tranquilla come Empoli - ha spiegato anni dopo a ‘Tuttosport’ - Dopo tanta panchina e tribuna alla fine scoppiai, decisi di rimettermi in gioco. Devo sentirmi protagonista nella mia squadra, nel progetto di un club. Non credo si debba legare la carriera solo ai trofei. Siamo anche essere umani, ci sono altre componenti che contano".

Empoli, Fiorentina, Sampdoria, Genoa, Lecce, ancora Fiorentina, Spezia e di nuovo Fiorentina: sono queste le tappe di un lungo percorso scandito da cadute e da continue rinascite.

Saponara oggi gioca ancora in Serie A, si è ritagliato un posto importante nella Fiorentina, dopo aver rischiato anche in riva all’Arno di veder scappare via una grande occasione tra infortuni, equivoci tattici e passaggi a vuoto.

Ha trovato in Vincenzo Italiano una sorta di secondo Sarri, un allenatore capace di rilanciarlo e dargli fiducia e, ironia della sorte, ha individuato nel Milan la sua ‘vittima preferita’: con quattro reti è la squadra contro la quale ha segnato di più in Serie A.

Maturità, infortuni, concorrenza, carattere… semplicemente in rossonero non è andata come doveva andare. A Milano ci avevano visto giusto, ma spesso è una semplice questione di tempismo: “c’è un tempo per ogni cosa” e lui è approdato nella squadra del suo cuore nel momento sbagliato.