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Arturo Lupoli, il gioiello che alla Fiorentina si è trasformato in meteora

07:51 CET 31/12/21
GFX Arturo Lupoli
Approdato giovanissimo all’Arsenal, Lupoli era considerato un grande talento, ma non ha mantenuto le attese: oggi è all'Imperia, in Serie D.

Quarantacinque minuti, una sola frazione di gioco. Quarantacinque minuti che non sono bastati a cambiare il volto di una storia che ha ben presto preso una piega inaspettata. Così inaspettata da modificare l’intero corso di quella che sembrava poter essere una delle carriere più promettenti dell’intero panorama calcistico europeo.

Per raccontarla bisogna tornare all’estate del 2007. Quella che si presenta ai blocchi di partenza della nuova stagione è una Fiorentina con grandi ambizioni. La rosa che viene messa a disposizione di Cesare Prandelli è completa in ogni reparto e può soprattutto contare su un attacco molto forte.

Luca Toni è andato via per spiccare, con un anno di ritardo rispetto ai suoi piani originari, il grande salto verso una big (il Bayern Monaco), ma il tecnico gigliato può comunque contare sulla genialità di Adrian Mutu, uno dei più forti giocatori dell’intera storia del club, sull’esperienza di Christian Vieri, e sulla voglia di emergere di talenti importanti come Giampaolo Pazzini, Daniel Osvaldo e Arturo Lupoli.

Un mix insomma interessante e a destare più di tutti la curiosità del popolo di fede viola è proprio Lupoli, il più giovane del reparto, con i suoi venti anni.

Di lui si raccontano cose strepitose e a differenza di molti dei suoi compagni di squadra, ha visto da vicinissimo il calcio giocato ai livelli più alti. Quello nel quale a confrontarsi sono i migliori giocatori del pianeta.

A soli diciassette anni, quando era insieme a Giuseppe Rossi il gioiello più splendente della ricca collezione del settore giovanile del Parma, si guadagna la chiamata di uno dei club più grandi e importanti al mondo: l’Arsenal.

Accettare vorrebbe dire allontanarsi da casa e da un calcio che già conosce, ma anche avere la possibilità di fare un salto enorme e di crescere al fianco di autentici fuoriclasse come Vieira, Pires, Ljungberg, Bergkamp, Van Persie ed Henry. Volare a Londra vorrebbe in poche parole dire far parte di un gruppo che dall’altra parte della Manica hanno definito degli ‘Invincibili’.

Un’occasione del genere val bene una scommessa e a Lupoli le poche parole di inglese che conosce bastano e avanzano per farsi capire dalla famiglia che lo ospita, per crearsi nuove amicizie e per integrarsi in tempi rapidissimi.

Per lui si prospetta un percorso di crescita nel settore giovanile, ma Arsene Wenger, uno che ha sempre avuto un occhio particolare che l’ha aiutato a scovare e lanciare tanti talenti, lo inserisce subito nel gruppo della prima squadra. Lupoli si riscopre a fare la spola tra 'i ragazzi', dove segna valanghe di goal al fianco di un altro talento di ottime prospettive ma dal carattere particolare, Nicklas Bendtner, ed il gruppo dei 'grandi'.

Presto arriva l’esordio in Coppa di Lega, poi i primi goal nella stessa competizione, la prima gara in FA Cup, il debutto in Premier League e ci sarà anche lui nello spogliatoio dell’Arsenal, che il 17 maggio 2006 perderà a Saint-Denis la finale di Champions contro il Barcellona. Essere lì gli fa capire cosa prova un giocatore che sta per scendere in campo per la partita ‘della vita’.

Quando ormai è chiaro a tutti che ha bisogno di più spazio per mettere in mostra le proprie doti, si trasferisce al Derby County, in Championship, dove si impone come un titolare inamovibile fino a febbraio, quando cioè viene ufficializzato il suo ritorno in Italia al termine della stagione.

Lupoli, che intanto ha già esordito anche in Nazionale Under 21, si riscopre tra i ‘free agent’ più appetiti d’Europa. E’ giovane, forte, ha dimostrato di saperci fare ed ha sulle sue tracce una nutrita schiera di ammiratori.

Diverse società si sfidano a suon di rilanci e, quando il Napoli è ormai certo di aver piazzato il colpo, a spuntarla è a sorpresa la Fiorentina.

L’allora direttore generale del club partenopeo, Pierpaolo Marino, che era riuscito a bruciare tutti sul tempo assicurandosi un accordo già nei mesi precedenti, non nasconde la sua delusione per l’operazione sfumata quando si attendeva solo la fumata bianca.

“Il fatto che abbia firmato con la Fiorentina non mi toglie il sonno - spiegherà a Il Firenze - Faccio i complimenti a Pantaleo Corvino per l'operazione, io avevo un accordo verbale con Pasqualin, procuratore del giocatore. Quest'ultimo mi ha detto che il calciatore ha scelto Firenze. Al ragazzo auguro un giorno di incrociare il Napoli e vederlo sfrecciare, com'è capitato a Floro Flores ed Abate. E in quel caso ci risparmi le dichiarazioni strappalacrime per evitare i fischi del San Paolo”.

Ben diversa è ovviamente invece l’aria che si respira sulle sponde dell’Arno ed è un Corvino raggiante quello che annuncia a tutti l’imminente arrivo di uno dei più grandi talenti italiani.

“Ci tenevamo a chiudere questo affare, noi pensiamo sempre al presente, ma anche al futuro. Lupoli può fare sia la prima che la seconda punta, ha un grande senso del goal e a Firenze potrà crescere tra i tanti campioni che abbiamo in squadra”.

E’ il 26 febbraio 2007 quando la Fiorentina emette il comunicato ufficiale tanto atteso da tutta la piazza gigliata.

“La Fiorentina comunica l'acquisizione a titolo definitivo delle prestazioni sportive dell'attaccante Arturo Lupoli (classe 1987) con contratto quinquennale".

L’entusiasmo per la grande operazione conclusa è enorme e anche Cesare Prandelli, colui che meglio di tutti a Firenze conosce il giovane attaccante, spende parole importanti per il ragazzo che intanto sta contribuendo riportare il Derby in Premier League.

“Posso solo dire che lo conosco dai tempi di Parma. Lui era con gli Allievi, ma io lo facevo già allenare con la prima squadra. Se fossi un tifoso sarei molto contento nel vedere che questa società pensa così tanto al futuro”.

E’ per questo motivo che nel corso del ritiro estivo, molte delle attenzioni dei tifosi sono riservate a quel ragazzo che sembra avere i colpi giusti per incantare e per diventare l’attaccante tanto del presente, quanto del futuro. Anche quello più lontano.

Gli ingredienti per una grande storia ci sono tutti, ma Lupoli non viene convocato per la prima partita di campionato e nemmeno per la seconda e la terza. Di fatto fino a dicembre non vede mai il campo. Gioca un paio di partite con la Primavera, prima di ottenere l’occasione tanto desiderata.

E’ l’11 dicembre 2007 quando la Fiorentina sfida l’Ascoli in un match valido per l’andata degli ottavi di finale di Coppa Italia. Prandelli si affida ad un ampissimo turnover con l’intenzione di conservare le energie in vista della successiva sfida di campionato a Genova contro la Sampdoria. Lupoli parte dalla panchina, ma ad inizio secondo tempo, quando i viola sono avanti grazie ad una rete di Kroldrup, viene gettato nella mischia al posto di Pazzini.

L’ex gioiello dell’Arsenal si impegna e con un paio di guizzi ravviva anche non poco la manovra offensiva gigliata, ma non basta. Il ragazzo che solo pochi mesi prima aveva apposto la firma su un contratto quinquennale, non indosserà mai più la maglia della Fiorentina.

Sono i quarantacinque minuti che avrebbero potuto cambiare tutto, ma che non hanno cambiato nulla. Il nuovo ‘Golden Boy’ del calcio italiano, a Firenze non riuscirà a ritagliarsi nemmeno un ruolo da comparsa e di lì a poco, sarà Prandelli ad anticipare la sua imminente partenza.

“I giovani da noi possono crescere, ma se trovano altre opportunità possono anche farlo altrove. La cosa importante è non perderli”.

Lupoli inizierà un lungo girovagare in prestito che lo porterà prima in Serie B al Treviso, poi di nuovo in Championship al Norwich City e allo Sheffield United. Il tutto fino al giugno del 2009 quando la Fiorentina comunicherà la sua cessione.

“La Fiorentina comunica di aver ceduto in compartecipazione l'attaccante Arturo Lupoli all'Ascoli e di aver acquisito in compartecipazione il centrocampista Francesco Di Tacchio dai marchigiani”.

Lupoli troverà nell’Ascoli una società pronta a credere in lui e a riscattarlo, ma anche in bianconero i goal saranno pochi. Il salto di qualità, quello sul quale tutti avrebbero scommesso ad occhi chiusi, non arriverà mai e la carriera dell’attaccante verrà scandita da tante tappe, tutte in periferia, lì dove le luci dei riflettori fanno più fatica ad arrivare: Grosseto, Varese, Honved, Frosinone, Pisa, Catania, Sudtirol, Fermana, Virtus Verona, Montegiorgio, Borgo San Donnino e infine l'Imperia, squadra alla quale si è unito a fine 2021.

"Stregò Wenger all'Arsenal e ora punta a farlo con il pubblico del Ciccione": così il club ligure lo ha presentato attraverso il proprio sito ufficiale.

Altri tempi rispetto a una quindicina d'anni fa. La Fiorentina avrebbe dovuto rappresentare il classico trampolino di lancio, il punto dal quale la strada si sarebbe fatta definitivamente in discesa, ma si è rivelata solo un grande rimpianto.

“Alla Fiorentina con Prandelli ho fatto uno spezzone in un campionato - ha raccontato anni dopo Lupoli a La Gazzetta dello Sport - È stato il peggior anno della mia carriera. E pensare che avevo chiuso con il Napoli: mi aspettavano De Laurentiis e Marino per firmare, ma i procuratori mi hanno indotto a scegliere Firenze facendomi fare brutta figura con il Napoli a cui avevo dato la mia parola. Sono stato premiato dal punto di vista economico, ma affossato da quello tecnico. L’anno dopo nessuno mi voleva: ero finito nel dimenticatoio".

Di solito si parte dalla periferia del calcio per arrivare a calcare i palcoscenici più importanti, Lupoli ha fatto il percorso inverso.

Ancora oggi sono in molti a chiedersi cosa non abbia funzionato e perché quel ‘progetto’ di campione sia diventato sinonimo di ‘meteora’.