Andrea Cossu, da ultrà del Cagliari a protagonista in Serie A e in Nazionale

Andrea Cossu Cagliari Cesena Serie A 03182012
Getty Images
Tifava Cagliari in Curva Nord ed era iscritto al gruppo ultras degli Sconvolts: Andrea Cossu diventerà una bandiera rossoblù e andrà in Nazionale.

Da grande tifoso che seguiva la sua squadra in Curva, è diventato un calciatore professionista e, dopo esser stato costretto ad emigrare per emergere, si è affermato in Serie A proprio con i colori del cuore, con i quali è riuscito anche a debuttare con la Nazionale azzurra.

La storia di Andrea Cossu è quella di un ragazzo innamorato del Cagliari e del calcio, vivendolo sempre con grande passione. Negli anni è riuscito a migliorarsi fino a raggiungere i livelli più alti sotto la gestione di Massimiliano Allegri e Roberto Donadoni, con cui si è anche laureato re degli assistman della Serie A nella stagione 2010/11.

DALLA SARDEGNA AL VENETO

Andrea Cossu nasce a Cagliari il 3 maggio 1980. Cresce nel quartiere cittadino Fonsarda, che inizia a prender forma nel secondo dopoguerra: inizialmente con la costruzione delle case popolari, attorno alla Piazza che poi prenderà il nome di Piazza Giovanni XXIII, quindi di una serie di scuole e della Chiesa di San Paolo nel 1956. Negli anni Sessanta e Settanta sorgono i grandi palazzi, infine in epoca recente, nel 2005, è costruito il T-Hotel, l'albergo di lusso che ospita le squadre ospiti quando vengono a giocare in Sardegna.

Fin da bambino la palla è la sua compagna preferita di giochi, e papà Ignazio e mamma Rita alimentano la sua passione per il calcio. Sul finire degli anni Ottanta lo iscrivono nella Scuola Calcio Johannes, fra le più importanti del capoluogo sardo, facente capo all'omonima Polisportiva.

L'erba dei grandi stadi italiani è lontana: i campi nei quali Andrea fa emergere il suo talento sono due terreni polverosi in terra battuta (oggi in erba sintetica): quello di Via Is Mirrionis, l'impianto del quartiere popolare dove la Johannes disputa le gare casalinghe, e dove lui gioca, si allena con i compagni ed è protagonista di memorabili partite giovanili, che lo vedono mattatore con assist e goal, e quello di Via Castiglione, l'impianto della Sigma, altra storica società cagliaritana, nel quale affina la tecnica individuale e si sottopone a lunghe sedute con la palla.

Mentre il Cossu calciatore inizia a farsi un nome con la maglia giallorossa sulle spalle, si delinea la sua fede calcistica a tinte rossoblù. Il 5 febbraio 1989, a soli 8 anni, per la prima volta suo zio lo porta allo Stadio: non si gioca al Sant'Elia, perché ci sono i lavori per i Mondiali di Italia '90, ma allo storico Stadio Amsicora, quello dello Scudetto. Andrea e lo zio stanno dietro la porta, e negli occhi del piccolo Cossu resta scolpita un'immagine: il colpo di testa da posizione defilata di Mauro Valentini, che vale il successo per 2-1 sul Giarre.

È il Cagliari di Ranieri, che milita in Serie C1 e lotta per risalire dopo essere precipitato in basso. Per Cossu scocca la scintilla, la folgorazione che lo porterà ad una lunga storia d'amore con i colori rossoblù, la quale durerà anche oltre il suo ritiro dai campi. Con suo padre e suo nonno andrà a vedere il Cagliari in tribuna anche quando la squadra torna a giocare allo Stadio Sant'Elia, ma inizia ad essere attratto da quanto accade nella Curva Nord, dove un gruppo di giovani da alcuni anni (la nascita avviene nel 1987) hanno fondato il gruppo ultras degli Sconvolts.

Il giovane Cossu inizia a scavalcare in più di un'occasione, finendo per seguire le partite in Curva Nord. Diventa così parte integrante di quei tifosi che incitano dal primo all'ultimo minuto la squadra rossoblù con slogan e striscioni. All'inizio si limita ad osservare in silenzio, lui timido e taciturno per carattere, poi però di quella Curva diventa parte integrante. 

Il calciatore-tifoso è un piccoletto (un metro e 70 centimetri per 66 chilogrammi) che predilige il piede destro ma ci sa fare anche con il sinistro. Nelle giornate di grazia è imprendibile per gli avversari, ispira i compagni con i suoi passaggi e va a finalizzare di suo l'azione. Quando completa la sua formazione calcistica nella Johannes si capisce che ha una marcia in più dei suoi coetanei, ma il suo Cagliari, la squadra del cuore, non si fa avanti. 

Andrea Cossu Cagliari Brescia Serie A 04102011

Per potersi affermare Andrea capisce di dover fare la gavetta. La sua carriera da calciatore professionista parte così nel 1996, a 16 anni, dall'Olbia, che disputa il campionato di Serie C2. Cossu gioca 5 gare, quanto basta perché il suo talento sia notato da una società importante come il Verona. L'Hellas non è più la squadra che negli anni Ottanta lottava per vincere lo Scudetto con le big, ma è pur sempre un club prestigioso e il piccolo fantasista sardo accetta, nonostante fra gli ultras gialloblù e quelli rossoblù i rapporti siano tutt'altro che idilliaci.

È il 1997, e per il prodotto della Johannes inizia un percorso da emigrante del calcio. Andrea si divide fra la Primavera del Verona, in cui si conferma e diventa uno degli elementi più interessanti, pur perdendo la confidenza con il goal, e metà anno in prestito in Serie C1 al Lumezzane, con cui colleziona altre presenze nella categoria. Nel calcio italiano di metà anni Novanta c'è poco spazio per i trequartisti, così anche Cossu deve adattarsi: fa l'ala nel 4-4-2 o l'attaccante esterno quando si gioca con il 4-3-3.

Nella seconda stagione in continente fa l'opposto del primo anno: inizia in prestito al Lumezzane, quindi torna con la Primavera gialloblù a gennaio 1999. Il presidente Giambattista Pastorello ha grande considerazione di lui, ma né Cagni, né Prandelli, i tecnici che si alternano in quel periodo alla guida della Prima squadra in Serie B, gli concedono la possibilità di esordire. Intanto mantiene saldo il suo legame con l'isola perché, quando gli impegni in campo glielo consentono, Andrea non perde occasione di seguire il Cagliari in trasferta nella penisola con gli Sconvolts.

La società bresciana, chissà, forse perché gioca con una maglia rossoblù che ricorda i colori della squadra del cuore, diventa il suo trampolino di lancio quando il Verona lo cede in prestito per altre due stagioni, dal 1999 al 2001. Con il suo carattere schivo e taciturno, lentamente riesce a ritagliarsi più spazio. Colleziona 9 presenze e un goal il primo anno, che diventano 22 e 4 reti nella seconda stagione.

Il suo primo goal in assoluto fra i professionisti lo sigla il 30 aprile del 2000 al Mapei Stadium di Reggio Emilia contro la Reggiana. Ad allenarlo tecnici come Bepi Pillon e Giancarlo D'Astoli. Nell'estate 2001 il Verona, che intanto è tornato in Serie A, lo richiama alla base. Cossu è aggregato alla Prima squadra, ma anche con Malesani per lui non c'è spazio. A gennaio la nuova tappa della sua carriera da giovane calciatore itinerante lo vede tornare in Sardegna, ma per indossare la maglia della Torres, la squadra di Sassari nemica giurata degli Sconvolts.

Un 'peccato' che la Curva gli perdonerà, anche perché si trova nelle condizioni di non poter dire di no: 12 presenze e un goal in Serie C1, prima di far ritorno nuovamente agli scaligeri nell'estate 2002.

FRA VERONA E CAGLIARI

Stavolta Malesani, con i gialloblù retrocessi in Serie B, si decide a puntare sul fantasista cagliaritano. Cossu diventa un titolare del Verona nel 3-5-2 del tecnico scaligero, e agisce da trequartista dietro le due punte Adailton e Michele Cossato o Max Vieri. Disputa 30 gare con un buon rendimento, gioca per la prima volta da avversario contro il suo Cagliari e ci si aspetta che il 2003/04 sia l'anno della consacrazione. Anche perché, dopo l'esonero di Salvioni, in panchina approda Maddè, il tecnico che aveva avuto nella Primavera.

La stagione del Verona è tuttavia molto negativa, e si chiude con un opaco 19° posto in un campionato che vede al via addirittura 24 squadre. Cossu totalizza 28 presenze e un goal, ma schierato spesso da esterno di fascia fornisce prestazioni poco convincenti. La vera svolta nella carriera del trequartista arriva l'anno seguente, quando a guidare il Verona approda Massimo Ficcadenti.

Nel 4-3-2-1 del tecnico di Fermo, Cossu è uno dei due trequartisti dietro l'unica punta. Ha libertà di svariare, di suggerire e di andare alla conclusione personale. Ed esplode: 33 presenze e 6 goal in campionato, più 3 in Coppa Italia, che gli valgono le attenzioni della squadra del cuore: Massimo Cellino, dopo la promozione in Serie A dei rossoblù, gli dà la possibilità di indossare quella maglia che da grande tifoso aveva sempre sognato.

Il 2005/06 è così il primo anno di Andrea con il Cagliari. Debutta nel massimo campionato il 28 agosto 2005 al Franchi nella sconfitta per 2-1 dei rossoblù con il Siena. La stagione dei sardi è tuttavia molto tormentata, con il susseguirsi di 4 allenatori: Tesser, Arrigoni, Ballardini e Sonetti, e soltanto con quest'ultimo la squadra riesce a trovare quella continuità di risultati necessaria per conquistare la salvezza. 

Andrea Cossu - Cagliari

Per Cossu, che indossa la maglia numero 27, poco spazio (22 presenze) e uno scarso minutaggio, preludio ad un nuovo ritorno al Verona che in quel momento suona per lui come una sorta di bocciatura. Il fantasista fa di nuovo le valigie e torna in gialloblù nel 2006/07. In teoria potrebbe essere il modo per rilanciarsi, invece l'anno e mezzo fra Serie B e Serie C1 somiglia per Cossu più ad un incubo dal quale fatica a riprendersi.

La squadra non è competitiva e soffre soprattutto in attacco. Dopo uno spareggio perso contro lo Spezia, arriva la dolorosa retrocessione in Serie C1. I tifosi prendono Cossu come capro espiatorio di una situazione negativa, e il fantasista per un periodo finisce addirittura fuori rosa. La sua carriera sembra aver imboccato una spirale negativa e il Verona è ultimo in classifica in Serie C1. Invece a inizio gennaio 2008 accade un qualcosa di imprevedibile.

Succede infatti che il presidente Cellino e Davide Ballardini si ricordino di lui e decidano di dargli di nuovo fiducia. Il 13 gennaio Cossu disputa contro la Pro Sesto l'ultima gara della sua lunga militanza in gialloblù, che si chiude con 9 goal in 127 presenze complessive, e rescisso il contratto, firma con il Cagliari, che nel frattempo naviga all'ultimo posto della Serie A in una situazione di classifica allarmante. E sceglie la maglia numero 7 che diventerà per lui come una seconda pelle.

È uno dei tre innesti del mercato di riparazione assieme al portiere Marco Storari e al brasiliano Jeda: saranno decisivi. Con una cavalcata pazzesca, infatti, il Cagliari di Ballardini scalerà la classifica, fino a chiudere la stagione con un 14° posto che ha del miracoloso. Cossu per un paio di settimane lavora duro ad Asseminello, poi, a inizio febbraio, fa il suo secondo esordio in rossoblù a Torino contro la Juventus. Gioca da vertice alto del rombo di centrocampo nel 4-3-1-2 disegnato dall'allievo di Arrigo Sacchi, e magicamente incanta.

Sembra di rivedere il ragazzino che folleggiava nello sterrato di Is Mirrionis, ma ora le piroette, i lanci e i numeri d'alta scuola li esegue sull'erba dei grandi stadi italiani. Dai suoi piedi partono prevalentemente i suggerimenti per i goal di Acquafresca e Matri.

"Una domenica giocavo con il Verona ultimo in classifica in Serie C1 in casa della Pro Sesto, - dichiarerà - due settimane dopo ero il trequartista del Cagliari a Torino contro la Juventus".

Stranezze della vita e di una carriera che per Cossu spicca il volo tardi, quando il fantasista sta per compiere 28 anni. Il 28 maggio 2008 segna anche il suo primo goal in Serie A: assist di Foggia, controllo per saltare un difensore, palla sul destro e tiro forte e preciso ad incrociare sul palo più lontano. Seguono quattro stagioni belle e ricche di soddisfazioni per il trequartista, che sotto la guida di tecnici come Massimiliano Allegri e Roberto Donadoni raggiunge l'apice della sua carriera da calciatore.

Andrea Cossu Cagliari

RE DEGLI ASSIST CON DONADONI

Per 3 stagioni di fila va in doppia cifra di assist in campionato, e i 12 messi insieme nel 2010/11 gli valgono il titolo di re degli assistman della Serie A in coabitazione con Zlatan Ibrahimovic. 

La stagione trascorsa sotto la gestione dell'ex Ct. della Nazionale è la migliore in assoluto nella carriera di Cossu, che a 30-31 anni oltre a fornire passaggi vincenti per i suoi compagni realizza anche 4 goal, suo massimo in carriera limitatamente alla Serie A.

Nel suo 2010 magico lo cercano anche squadre importanti. Si dice che persino il Barcellona di Guardiola abbia pensato a lui. Ma anche di fronte alla possibilità di giocare con Messi, Xavi e Iniesta, la sua risposta ai giornalisti è sempre stata la stessa:

"No, resto a Cagliari. Per me sarebbe davvero difficile andar via".

Anche se passaggi, cross e punizioni sono la sua specialità, il 'folletto' sardo si toglie comunque la soddisfazione di segnare a tutte le big: dalla Juventus, cui fa goal a Torino il 15 gennaio 2012 con un sinistro al volo da fuori area che vale il pareggio per 1-1, all'Inter, passando per il Milan (conclusione precisa a giro dopo aver messo a sedere Nesta). 

Dopo ogni rete va a festeggiare da loro, gli Sconvolts, cui è rimasto sempre legato. A volte, sotto la maglia ufficiale, porta maglie personalizzate donategli dai tifosi, come la classica 'Diffidati sempre presenti', fra gli slogan cantati dai tifosi, che esibisce dopo uno dei suoi goal. Gli ultras lo considerano a tutti gli effetti un loro rappresentante in campo.

"Andrea Cossu uno di noi!", gli cantano dalla Curva Nord.

Andrea Cossu Tatuaggio Sconvolts

Non mancano le critiche per la sua vicinanza con il mondo del tifo estremo, soprattutto quando gli Sconvolts si rendono protagonisti negativi di alcuni episodi di cronaca e il calciatore frequenta la loro sede. Ma l'essere tifoso è un suo modo di essere spontaneo, tanto da tatuarsi sul polpaccio lo stemma del gruppo.

Con Daniele Conti e Alessandro Agostini diventa una delle bandiere della squadra. In campo dal 2012 alcuni infortuni ne limitano l'impiego in campo e per Andrea inizia un lento declino, forse accentuato, chissà, dal fatto di dover giocare spesso lontano da casa per i problemi strutturali del vecchio Sant'Elia. Accade così che nell'estate 2015, dopo la retrocessione in Serie B della squadra, passata nel frattempo nelle mani di Tommaso Giulini, il Cagliari non gli rinnovi il contratto. Il patron gli promette tuttavia che un giorno tornerà.

Cossu resta 5 mesi senza giocare, poi, a sorpresa, a metà dicembre, si concretizza per lui un ritorno all'Olbia, nel frattempo scivolato in Serie D, dove tutto era iniziato. Ancora una volta gli amici di una vita non si dimenticano di lui e gli organizzano un saluto speciale sotto la sua casa in Via Pacinotti: tanti fumogeni rossoblù, canti e cori, con cui manifestano il loro amore puro per il calciatore che è stato un loro simbolo e sta nuovamente per lasciare la città.

PRIMO CAGLIARITANO IN NAZIONALE

Ma la fama di Andrea Cossu supera i confini della Sardegna e strega persino Marcello Lippi: per premiare il suo rendimento elevato nella stagione 2009/10 (a fine anno totalizzerà ben 14 assist) il tecnico viareggino si convince a portare nella Nazionale azzurra il calciatore che in quel momento è il simbolo della Sardegna del pallone.

È il 28 febbraio 2010 quando gli arriva la prima convocazione. A comunicare al fantasista la notizia subito dopo la gara con il Chievo è il suo allenatore Massimiliano Allegri. La reazione è quella di chi sta vivendo un sogno.

"Non è possibile. Ma io? Proprio io? Mi sembra tutto così strano, - commenta il numero 7 rossoblù - è qualcosa di incredibile e per questo indescrivibile".

Invece è tutto vero, e il 3 marzo 2010, a 29 anni, Cossu diventa il primo cagliaritano a indossare la maglia della Nazionale italiana. Condivide il suo esordio in azzurro con Leonardo Bonucci e gioca bene allo Stadio Louis II di Montecarlo, restando in campo per tutti i 90 minuti nell'amichevole contro il Camerun di preparazione ai Mondiali in Sudafrica. In tribuna sono presenti papà Ignazio, mamma Rita e nonna Maria Ausilia.

Anche i tifosi sostengono il fantasista con un significativo striscione:

"Cassa-no, Cossu sì".

Andrea Cossu Italy

La partita termina 0-0 ma il fantasista riesce a mettersi in evidenza con le sue classiche giocate. A fine gara Lippi è soddisfatto e non lo nasconde. 

"Non li ho chiamati per fargli un regalino, - sottolinea - ma per giocarsi un posto per il Sudafrica. Ho voluto Cossu perché, cercando una controfigura di Camoranesi, ho pensato a lui, è un giocatore che parte largo e poi si accentra e a noi serve uno con queste caratteristiche".

La grande stima riposta dal Ct. sul giocatore sardo è confermata al momento delle convocazioni per il Sudafrica: Cossu è fra i 30 preconvocati per i Mondiali 2010. All'ultimo il suo nome non rientra però fra i 23 convocati definitivi. Succede però che le condizioni fisiche di Camoranesi destino preoccupazione. Allora Lippi, dato che la FIFA lo consente, nel ritiro premondiale si porta appresso anche Cossu, nel caso in cui lo juventino non riesca a recuperare. 

Andrea gioca anche un tempo nell'amichevole del 6 giugno a Ginevra contro la Svizzera (1-1), assapora il sogno di vivere un'estate magica ma poi, quando le condizioni di Camoranesi migliorano, fa ritorno nella sua Sardegna. I risultati negativi della Nazionale, che da campione del Mondo in carica uscirà malamente al Primo turno, diranno che forse il fantasista sardo sarebbe potuto servire.

IL FINALE DI CARRIERA AMARCORD

Con l'Olbia, in Serie D, Cossu torna protagonista: nella seconda parte della stagione diventa il leader e l'anima della squadra che vince il campionato e conquista il ritorno in Lega Pro. Gioca da playmaker bassso, indossa la maglia dei Bianchi e la fascia da capitano della squadra per un'altra stagione, ma poi il presidente Giulini si ricorda della promessa che gli aveva fatto:

"Chiuderà la carriera con la maglia della sua vita, - annuncia in conferenza stampa il patron dopo un amichevole del maggio 2017 giocata proprio contro l'Olbia - deciderà lui se sarà il prossimo anno o tra due".

Nel mese di luglio a 37 anni si concretizza così il suo secondo ritorno in rossoblù. Il 27 agosto fa il suo terzo esordio con i rossoblù subentrando nel finale di partita a Farias nel match perso a San Siro contro il Milan (2-1). Colleziona complessivamente 13 presenze, 11 in campionato e 2 in Coppa Italia, e sforna un assist da calcio d'angolo ad Udine per il goal del 2-1 di Ceppitelli, che numeri alla mano si rivelerà decisivo per la salvezza dei rossoblù.

È il suo modo silenzioso per dire grazia al club che gli ha permesso di coronare il suo sogno da tifoso. Nell'estate 2018, dopo 12 goal e 58 assist in 270 presenze in rossoblù, Cossu può dare così con serenità il secondo e definitivo addio a quei colori rossoblù che per lui hanno rappresentato una fede. 

Cossu Cagliari

Prima però c'è spazio per l'ultima toccante passerella: Andrea, con sulle spalle la sua classica maglia numero 7 e sul braccio la fascia da capitano, parte titolare e gioca i primi 7 minuti dell'amichevole organizzata alla Sardegna Arena contro l'Atletico Madrid di Diego Pablo Simeone. 

Poi il giro di campo con la moglie Carlotta e le sue due figlie, Rebecca e Clotilde. Gli occhi azzurri diventano improvvisamente lucidi quando arriva la standind ovation di tutto lo stadio e i suoi amici degli Sconvolts intonano per l'ultima volta il coro: "Cossu uno di noi".

In Curva Nord anche uno striscione: "Grazie di cuore Andrea, fratello Sconvolts… Ultras in campo!".

Il Cagliari decide di ritirare la maglia numero 7 assieme dopo aver fatto lo stesso con quella numero 5 di Daniele Conti. I due, chiuse le rispettive carriere da calciatore, troveranno posto in società con ruoli dirigenziali e nello staff tecnico.

Chiudi