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Alex Telles rimpianto dell'Inter: il terzino goleador specialista dei rigori

17:25 CEST 04/08/22
Alex Telles Inter Serie A
Negli ultimi anni Alex Telles si è riscoperto goleador: specialista dei tiri dal dischetto, all'Inter non seppe dare il massimo delle sue qualità.

Caxias do Sul è una città brasiliana dello stato del Rio Grande do Sul, fondata nel 1890 da immigrati italiani originari del Veneto e da altri con altre discendenze straniere: è qui che il 15 dicembre 1992 nasce la storia di Alex Telles, il cui rapporto con l'Italia era scritto tra le pieghe di un destino che per ora lo ha portato in Inghilterra, dopo aver assaporato la nostra Serie A non al massimo del suo splendore, mostrato in circostanze diverse.

Nei pressi di Caxias do Sul è sita una cittadina dal nome emblematico, Nova Milano, quasi un indizio di quello che sarebbe stato il futuro di Telles: cresciuto nelle giovanili dello Juventude (una delle squadre della città) con cui esordisce in prima squadra il 21 gennaio 2011, fin da subito fa intravedere qualità importanti, soprattutto balistiche, grazie ad un mancino potente, preciso e potenzialmente letale su calci piazzati e palle inattive. Non proprio il classico funambolo brasileiro ma, piuttosto, un terzino/esterno di belle speranze che nel dicembre 2012 comincia a sognare in grande grazie al trasferimento al Gremio.

Il viaggio non è lunghissimo (Porto Alegre è situata qualche chilometro più a sud di Caxias do Sul), ma il carico di buoni propositi è ampio: oltre ai beni di prima necessità, in valigia Telles mette anche il desiderio di sfondare per conquistarsi il lasciapassare per il calcio europeo, obiettivo celato ma non troppo. Ed in effetti, sotto la guida di Renato Gaucho, Telles si rivela uno dei terzini più forti del Brasileirao, nonostante la giovanissima età e ancora tante sbavature (soprattutto tattiche) da limare.

La gara che fa 'saltare il banco' è quella del 14 luglio 2013 tra Gremio e Botafogo, sfida in 'famiglia' tra due vecchie glorie milaniste come Dida e Seedorf: è proprio l'olandese a siglare la rete del momentaneo 1-1 degli ospiti (che perderanno per 2-1) con una perla delle sue, prodezza però abbagliata dalle giocate in serie di Telles che si porta a spasso qualsivoglia avversario si palesi dalle sue parti. Seedorf, che in quegli anni studia già da allenatore, non può che prendere nota.

Di lì a qualche mese, infatti, l'olandese diventerà il nuovo allenatore del Milan, con il nome di Telles presente sul taccuino: una suggestione che dura pochissimo in quanto, sei giorni più tardi (il 22 gennaio 2014), il brasiliano sceglie la Turchia e il Galatasaray per avviare l'avventura europea agli ordini di Roberto Mancini. Nonostante una partenza a singhiozzo, il club di Istanbul chiude la stagione alla grande: secondo posto in campionato e vittoria della coppa nazionale, primo trofeo in carriera per Telles.

La storia d'amore col Galatasaray vive pessimi momenti quando Mancini lascia la panchina a Cesare Prandelli, che quel terzino così talentuoso non sembra proprio vederlo: al suo posto gli preferisce Hakan Balta, che di mestiere in realtà farebbe il difensore centrale, e dunque sulla fascia sinistra è un adattato; i risultati non danno però ragione all'ex ct azzurro, esonerato a novembre dopo la sconfitta in Champions di Bruxelles con l'Anderlecht che esclude i giallorossi anche dall'Europa League.

Prandelli viene sostituito da Hamza Hamzaoğlu e per Telles si aprono finalmente le strade della titolarità fissa: il nuovo tecnico passa ad un 4-2-3-1 super offensivo che esalta al massimo le qualità dell'ex Gremio, cambiando volto alla squadra e alla stagione che si conclude con il doppio trionfo in campionato e in coppa, davvero insperato nell'autunno precedente.

Una chiusura eccezionale per Telles, poiché di epilogo effettivamente si tratta: il 31 agosto 2015, sul gong del mercato estivo, viene acquistato in prestito oneroso (1,3 milioni) con diritto di riscatto fissato a 8,5 milioni dall'Inter, richiesto da Roberto Mancini che nel frattempo ha dato inizio alla sua seconda esperienza milanese dopo il quadriennio, vincente, durato dal 2004 al 2008. I nerazzurri si assicurano il pacchetto completato da Felipe Melo, altro fedelissimo del 'Mancio' la cui traiettoria si incrocerà - in minima parte - con quella del connazionale.

L'esordio di Telles avviene in un match tutt'altro che banale a quelle latitudini: il 13 settembre si gioca la stracittadina col Milan, decisa da un golazo di Guarin al 58'; dieci minuti più tardi, il brasiliano prende il posto dell'ottimo Juan Jesus posizionandosi sull'out mancino e contribuendo al mantenimento dell'1-0 con una strenua difesa che ricaccia tutti gli attacchi rossoneri. Il prossimo passo è un posto da titolare che Mancini gli affida una settimana più tardi a Verona col Chievo e, soprattutto, nel turno successivo al cospetto del Verona: Telles pennella un angolo perfetto per la testa dell'amico Felipe Melo che firma uno dei tanti 1-0 nerazzurri di quella stagione.

Questo può essere considerato l'apice milanese di Telles, toccato troppo presto: dopo la vetta c'è sempre la discesa, nel suo caso in picchiata e con i freni non funzionanti, coincisa con quella dell'Inter che, dopo aver guidato a lungo la classifica, infila una serie di risultati negativi a partire dall'inverno. I meneghini vedono così sfumare l'obiettivo del ritorno in Champions (all'epoca solo le prime due si qualificavano direttamente, la terza al playoff) con il quarto posto finale e il progressivo accantonamento di Telles, ormai ai margini dell'undici titolare e accompagnato da un luogo comune fastidioso per ogni difensore verdeoro, ossia quello relativo alle ataviche pecche in fase difensiva.

Da marzo a maggio il classe 1992 gioca soltanto tre partite, collezionando diverse panchine che rappresentano più di un semplice indizio sul suo futuro: l'Inter non se la sentirà di esercitare il diritto di riscatto commettendo, col senno di poi, un errore da matita blu. Telles fa così ritorno al Galatasaray ma, come prevedibile, in Turchia rimane pochissimo: il 12 luglio 2016 è il Porto a superare la concorrenza mettendo sul piatto 6,5 milioni, due in meno rispetto a quelli che i turchi pretendevano dall'Inter per il riscatto.

In Portogallo Telles si proietta in una nuova dimensione, quella di terzino goleador e padrone assoluto dei calci piazzati: angoli, punizioni e rigori sono di sua competenza e, a beneficiarne, sono i numeri realizzativi che lo rendono uno dei difensori prolifici d'Europa. Un'esplosione in piena regola che sembra addirittura aprirgli le porte della Nazionale, grazie alle origini italiane dei bisnonni: uno scenario che alletta decisamente Telles, interpellato sul tema da 'La Gazzetta dello Sport' nell'ottobre 2016.

"Potrei giocare con il Brasile, ma i miei bisnonni sono italiani e io mi sento italiano. Devo solo pensare a giocare bene col Porto e, se ci riuscirò, forse potrebbe accadere qualcosa. Mi sto ambientando bene, il club trasmette una filosofia vincente ed è facile capire perché da qui siano passati tanti grandi giocatori".

C'è spazio anche per la sfortunata esperienza interista, finita senza una seconda occasione a disposizione.

"C'è stato un blackout mentale. In Serie A, se un compagno perde la concentrazione, ne soffre tutta la squadra che fa fatica a fare anche le cose più semplici. Alla Pinetina ci allenavamo bene, ma le partite sono un'altra cosa. Abbiamo perso concentrazione e ritmo. Credo che non fossimo pronti a mantenere alta la concentrazione per tutta la stagione".

Il sogno azzurro si sgonfia nel marzo 2019 con la prima convocazione da parte del ct brasiliano Tite che lo fa esordire nell'amichevole contro il Panama, regalandogli in seguito altri tre gettoni nelle qualificazioni sudamericane a Qatar 2022 contro Bolivia, Perù e Venezuela. Un giusto premio per l'exploit avuto al Porto nella stagione 2019/20, la migliore per distacco della sua carriera: ben 13 (quasi tutti dagli undici metri) i goal messi a segno, conditi anche da 12 assist.

Al Porto i rigori sono un'esclusiva di Telles che in quattro anni arriva a calciarne ben 20, trasformandone 16 (l'80%): tra le vittime figurano anche la Roma, punita nel ritorno degli ottavi di Champions League 2018/19, e il Braga, contro cui il brasiliano rischia seriamente di farsi male il 30 marzo 2019. L'esecuzione spiazza il portiere avversario ma, il posto dell'esultanza, è preso dalle urla di dolore che tengono col fiato sospeso i tifosi biancazzurri, rassicurati dal recupero del loro gioiello che riuscirà a portare a termine la stagione senza intoppi.

I quattro anni lusitani di Telles si concludono con altrettanti trofei: due campionati, una coppa di Portogallo e una Supercoppa nazionale, palmares che ad ottobre 2020, dopo il lockdown pandemico, gli permette di volare in Premier League al Manchester United. I 'Red Devils' sborsano 15 milioni di euro e gli fanno firmare un contratto quadriennale, ma il feeling tra le parti non scatta praticamente mai: la prima stagione è vissuta per lo più in panchina, fatta eccezione per il palcoscenico dell'Europa League (persa in finale contro il Villarreal) che lo vede spesso protagonista.

Il 'Sottomarino giallo' è la squadra a cui lo scorso 29 settembre ha segnato la sua prima rete in maglia Manchester United, una delle ultime uscite da tecnico di Ole Gunnar Solskjaer, esonerato dopo il pesante 4-1 subìto a Watford: il suo successore, Ralf Rangnick, aveva aver rimesso Telles al centro del villaggio o, quantomeno, nel suo habitat sulla fascia sinistra. Il 4 agosto è comunque arrivato il passaggio al Siviglia, in cui conta di riprendere da quanto fatto al Porto.